Articoli con tag 'web-2.0'

Campagna anti-rettifica? Not in my name

Più ci ripenso e più mi sfugge come l’approvazione del DDL 1415A in materia di intercettazioni, approvato alla Camera dei Deputati lo scorso 11 giugno e in attesa di approdare in Senato, possa essere interpretata come un bavaglio alla libertà di informazione, “un’inammissibile limitazione della libertà di manifestazione del pensiero in Rete” o addirittura come “una delle pagine più buie della storia moderna” del nostro Paese, a meno di non incappare nelle secche dell’ideologia e della retorica politichese a senso unico. Fin qui non ci sarebbe nulla di nuovo, se non fosse che il malcontento verso un particolare emendamento (subito battezzato “ammazza internet”) recentemente inserito nel provvedimento in questione ha generato un vero e proprio movimento di protesta sostanzialmente trasversale agli orientamenti politici della Rete italiana, tradottosi in dialogo con le istituzioni grazie all’operato di alcuni volenterosi e di un pugno di parlamentari (l’Onorevole Antonio Palmieri e il Senatore Lucio Malan) del Popolo della Libertà. Risvolto che se non altro è la conferma di un’apertura al dialogo della coalizione di centrodestra al governo, dimostrando che una discreta sensibilità alle necessità del Web, al di là delle ragioni che le sostengono, può ampiamente prescindere dagli schieramenti. Continua a leggere ‘Campagna anti-rettifica? Not in my name’

Ditelo al Direttore

Molti fautori dell’impunibilità di qualsiasi diffamazione del prossimo a mezzo rete, e segnatamente tramite blog personali o collettivi, coltivano la convinzione di aver trovato una formidabile pezza d’appoggio alla propria causa in un contributo di Elvira Berlingieri al tentativo di delegittimazione dell’inclusione dei «siti informatici» tra i mezzi su cui ricade l’obbligo di rettifica entro 48 ore introdotto dal recente disegno di legge sulle intercettazioni.

Chi è responsabile dei contenuti?

Risposta: chi li scrive, ovvero l’autore del post in cui i contenuti diffamatori sono inseriti. Una conclusione al di là di ogni umana possibilità di immaginazione, ma non è impossibile arrivarci neanche per i più volenterosi.

Come lo si contatta?

Mediante posta elettronica certificata. La stragrande maggioranza dei siti amatoriali personali riporta una apposita casella o pagina in cui campeggia l’indirizzo email del titoIare, cui orientare lo sguardo con fiducia per compiere un atto dalla complessità tecnica sfibrante, ma praticabile. I  provider dei servizi di hosting offrono la certificazione e-mail da tempo e a prezzi più che concorrenziali. L’obiezione dell’autrice della brillante disamina in tecno-giuridichese è che il messaggio potrebbe inopinatamente finire nella cartella del filtro antispam del destinatario o essere inviato da un buontempone (sic). E soprattutto:

Che senso ha rettificare su un mezzo che consente la modifica e l’emendamento dei testi?

Quello di trovare una facilitazione tecnica nello svolgimento delle proprie azioni, giacché sarebbe un peccato non approfittare della pratica funzione di editing dei testi accessibile da ogni piattaforma di blogging a condizione di essersi autenticati. Molto meno incoraggiante la situazione di chi dovesse apportare una rettifica modificando del testo inciso su lastre in cemento armato. Forse ancora più frustrante il tentativo di correggere un pezzo del proprio blog senza aver effettuato il log-in. [ Technorati Tags: , , , , , ]

Paparazzi, ovvero, dal mashup al data scraping

Scraping
is
such an
unkind word…
Mentre non mancano nuove analisi piuttosto superficiali del fenomeno, e nonostante la segnalazione sia già stata oggetto della rubrica Avvistamenti (nella colonna qui a fianco in home page), vale la pena di ricordare che in apertura di Wired spiccava fino a poche ore fa un brillante articolo sulle nuove frontiere del mashup, che configurerebbero un fenomeno per il quale è stata coniata la nuova espressione di data-scraping: fino a che punto è moralmente ammissibile e giuridicamente lecito appropriarsi dei contenuti di un’applicazione web 2.0 per creare servizi alternativi, magari servendosi di strumenti liberamente disponibili online che facilitano il rimescolamento e la diversa combinazione dei flussi di dati originari? Nel descrivere diversi casi di nuove aziende statunitensi citate in giudizio per avere assunto un atteggiamento eccessivamente disinvolto nell’accesso, la manipolazione e la riedizione dei contenuti di servizi di nanopublishing e altre web-app di successo, la famosa testata sembra assumere una posizione piuttosto assolutoria. Lo fa appellandosi alla tendenza attuale alla condivisione implicita nel paradigma del social web ma anche ai precedenti forniti da giganti quali Google e Yahoo, che propendono verso un atteggiamento permissivo nei confronti dei loro epigoni, grazie anche all’aumento del traffico in ingresso reso in definitiva possibile dal fenomeno.

The Internet these days is supposed to be all about sharing. Thanks to a common commitment to open access and cooperation, the data mashups that have defined the Web2.0 phenomenon have exploded.

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Nelle migliori famiglie


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Corriere.it: quando si dice il tempismo

Con un accesso di sana presunzione e una buona dose di immaginazione, da stamattina potrebbe essermi improvvisamente più chiaro il motivo per cui giorni fa, durante l’utima videochat moderata in diretta presso Corriere.it da Beppe Severgnini e Marco Pratellesi, era stato totalmente ignorato anche nella finestra testuale dell’"evento" un mio commento legittimo e pienamente attinente alla discussione. A margine di una riflessione sulla necessità di una moderazione sacrosanta dei commenti esterni eventualmente indirizzabili agli articoli di un quotidiano on line e dunque sulla responsabilità penale e civile della direzione e della proprietà dello stesso nei confronti degli interventi più scomposti, con quel commento intendevo sollevare un dubbio. E cioè che in tempi di blog e giornalismo collaborativo, diffuso e non professionale, insomma di wepduepuntozero, una testata storica ed economicamente forte come Corriere.it non disponesse dei mezzi umani e delle varie risorse necessarie non solo per aprire i contenuti offerti nella versione elettronica ai commenti dei lettori, ma anche per sottoporre questi ultimi ad una moderazione puntuale e continua. Da intendere ovviamente come complementare e non sostitutiva di un feedback permanente con il pubblico. Qualcosa che da tempo riguarda realtà editoriali ben più minuscole e improvvisate nell’ambito della blogosfera e dei suoi dintorni, spesso portate avanti a prezzo di fatiche qualitativamente sconosciute al giornalismo professionale di tipo tradizionale. Scherzi a parte, guarda caso qualcosa stava bollendo in pentola.
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Listone

40 Unusual websites you should bookmark.
[ via Makeuseof.com ]

SlowMeez


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“Useremo i siti dove si mettono le fotografie”

Nell’header del nuovo mirabolante sito di supporto alla candidatura dell’ineffabile Uòlter nazionale alle prossime elezioni primarie per il Partito democratico, blog tutto tempestato di diamanti di convergenza, web tv e social networking, campeggia accanto all’infelice titolo un’immagine del titolare sagacemente rovesciata. Per gli scettici dallo spirito di osservazione ormai irrimediabilmente ottenebrato dai fumi del semantic web e del Partito democratico, fa fede il neo sublabiale (sublaziale?). [ Technorati Tags: , , , , ]

E io meme frego

Come intuibile e per usare un sontuoso eufemismo, non vado matto per i cosiddetti meme, perverso strumento di marketing unicamente funzionale (come tutti gli strumenti di marketing) alla promozione e al miglioramento di aspetti esclusivamente quantitativi, normalmente a scapito della qualità dei contenuti. Nel caso specifico, riguardando le reciproche posizioni in classifica dei blogger coinvolti nella sordida operazione (auto)promozionale che si vorrebbe nobilitare come branca della squallida pratica nota con l’acronimo di S.E.O. E’ dunque soltanto per educazione che raccolgo, ricambiando volentieri il link, l’invito di Spiff a indicare le mie applicazioni Web 2.0 preferite (che è sempre un parolone), rilanciando il meccanismo infernale. Ecco le mie preferenze. Continua a leggere ‘E io meme frego’

Il senso del Nulla per la rete

Premessa. Uno dei motivi che mi hanno spinto ad aprire questo spazio è rappresentato dal mio interesse per tutte le espressioni culturali in senso lato, che non penso debbano limitarsi alle fonti ufficiali, predigerite e filtrate attraverso le maglie di un’informazione o di una cultura altrettanto ufficiale o, come si dice oggi, mainstream, in quanto tali inevitabilmente almeno in parte asservite ad interessi politici, ideologici ed economici, ma debbano essere il più possibile autentiche, spontanee, di prima mano senza essere per questo poco meditate. La storia recente del web e la sua evoluzione semantica verso il Web 2.0 traboccano di esempi di voci provenienti "dal basso" che hanno arricchito il dibattito sui temi più svariati, portando contributi originali e testimonianze spesso scomode con cui chi si esprime dall’interno di un apparato consolidato, sia esso di carattere politico, mediatico o culturale, ha dovuto fare i conti. E’ uno degli effetti del matrimonio tra l’era digitale, l’evoluzione delle tecnologie informatiche di massa da un lato, e il pensiero debole novecentesco, la crisi delle grandi ideologie, il miscuglio delle razze e delle culture e naturalmente la globalizzazione che caratterizzano il grande calderone della realtà odierna dall’altro. La cosiddetta blogosfera, con la filosofia di comunicazione trasversale e multi- e iper-connessa che ne anima le espressioni più varie, ne sono uno delle manifestazioni più interessanti. Fino a qui tutto bene. Ciò che discuto sta nella qualità delle affermazioni esistenziali che la stessa blogosfera porta sempre di più alla soglia della coscienza, o più spesso dell’incoscienza. Continua a leggere ‘Il senso del Nulla per la rete’

Twittering the hell out of us

Arrivo sull’ultima ossessione retaiòla piuttosto tardi, in realtà dopo lungo fidanzamento, ma ne sto già subendo gli effetti in termini di seria dipendenza. Twitter [= cinguettìo; to twit = (GB) stuzzicare, (USA) cinguettare, dall’originale to tweet] è un servizio per la nuova frontiera della comunicazione globale mobile, rapida e soprattutto istantanea, grazie all’integrazione con alcuni client gratuiti di instant messaging (come Google Talk) e alla loro capacità di notifica immediata. Dopo le regolari resistenze iniziali ("- che mi frega di sapere cosa sta facendo in questo preciso momento l’amico XY, il conoscente YZ o lo sconosciuto ZW?"), provoca nel nuovo utente rapida assuefazione aprendo scenari sociali, linguistici e psicologici imprevedibili e spesso irreversibili. Ma soprattutto dimostra, come ogni altra applicazione del Web 2.0 rigorosamente superflua che si rispetti, che non tutti gli effetti della comunicazione sono immaginabili a priori, arricchendosi di sfumature e significati sempre nuovi e a volte intriganti mano a mano che se ne fa esperienza. Twitter è indescrivibile: bisogna provarlo. Tra le sue caratteristiche solo apparentemente scomode o vincolanti, il limite massimo dei 140 caratteri per messaggio (è prevista anche un’interfaccia SMS), che obbliga l’utente ad un concentrato di espressività. Tra gli aspetti almeno inizialmente più sottovalutabili, la capacità di creare aggregazione sociale attraverso il meccanismo della reciprocità tra friends e followers, che porta ad ampliare la rete dei contatti abilitati alla lettura dei singoli post ad un numero sempre crescente di cinguettatori, in modo virale e con ritmi esponenziali. Grazie all’incomparabile DElyMyth per la dedica del suo canto al 100° follower !! [ Technorati Tags: , , , , ]

Pane, web e fantasia


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L’appeal di Google Apps

Via Wired, segnalo (in inglese) questa interessante disamina di pro e contro delle Google Apps Premium, per le aziende, rispetto alla suite Office di Microsoft.

… a swift kick to the teeth delivered squarely in the direction of Microsoft.