Articoli con tag 'usa'

Tu vvuo’ fa’ il Napolitano

Christian Rocca getta luce sulla lettura distorta data dalla solita stampa nostrana del discorso di O’ Presidente alla Casa Bianca. [ Technorati Tags: , ]

Impiccarsi per amore. Di qualcuno che non esiste

Megan aveva 13 anni, era innamorata e si è impiccata con una cintura in uno stanzino di casa. Josh di anni ne aveva 16, l’aveva conosciuta tramite il sito di MySpace e dopo un mese di tenerezze se ne uscì un giorno con un messaggio di odio ("Il mondo senza di te sarebbe un posto migliore"). Ma dietro la sua identità si nascondeva la madre di un’ex compagna di scuola di Megan, inviperita perché la migliore amica di sua figlia aveva cambiato istituto. Megan conosceva Josh solo grazie alla rete, in realtà le due famiglie risiedevano a quattro abitazioni l’una dall’altra. Ma Lori Drew, all’epoca dei fatti quarantasettenne, non è stata ritenuta dal dipartimento di giustizia della contea di St. Charles, presso St. Louis, responsabile di aver commesso alcun reato, sebbene in seguito ai fatti il consiglio comunale locale abbia approvato una misura che riconosce la molestia via internet punibile con una ammenda fino a 500 dollari e novanta giorni di carcere.
[ New York Times online ] [ Technorati Tags: , , , , ]

(Almeno) 2996 motivi per non dimenticare

Più che occuparsi degli affari che fervevano all’interno delle Torri Gemelle del World Trade Center, il lavavetri Roko Camaj lavorava sulla loro pelle rimanendo spesso sospeso nel vuoto, essendo tra i responsabili della pulizia delle immense superfici riflettenti degli edifici finiti polverizzati dall’attentato newyorkese dell’11 settembre di sei anni fa. Un lavoro sicuramente conquistato e mantenuto con fatica per un immigrato arrivato nella Grande Mela dalla lontana e povera Albania e destinato a legare la propria sorte a quella degli altri newyorkesi rimasti trucidati tra il fuoco e le macerie. Nei giorni dello scontro politico innescato dalla presenza dei suoi "colleghi" attivi agli incroci delle città italiane, aquista forse un senso più grande il ricordo di un uomo che ha accettato le regole dell’integrazione onestamente nel rispetto della legge, partendo dal basso per arrivare fino a 107 piani dal suolo. [ L’uomo che sfidava i giganti ] [Project 2996 ] [ Technorati Tags: , , , , , , , , ]

Snorts illustrated

Ma allora ditelo. [ clicca per ingrandire ]


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Altro che Telecom Italia

Si era allenata riuscendo ad inviare 8.000 SMS al mese ai propri amici, per una media di un messaggio spedito ogni secondo e mezzo. Così la tredicenne Morgan Pozgar si è aggiudicata la vittoria nel campionato americano di velocità nell’invio di messaggi SMS, che si è svolto a New York con un totale di 250 sfidanti. Dopo aver sconfitto un ingegnere ventitreenne della Pennsylvania nell’incontro valevole per il titolo della East Coast, Morgan ha superato anche la defender del titolo occidentale, tradita da un errore di scrittura costatole il premio finale di 15.000 dollari. Commesso digitando il testo della canzone Supercalifragilistichespiralidoso, cantata da Julie Andrews nei panni della bambinaia Mary Poppins nell’omonimo film del 1964.
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Faccia a faccia con la blogosfera /2

Per la serie Capturing Creativity - Incontra i nuovi imprenditori, ciclo di webchat organizzate dall’Ambasciata USA per il dialogo in tempo reale con alcune giovani figure-chiave del panorama imprenditoriale italiano legato alla Rete in epoca di Web 2.0, è prevista per le 16 di oggi la diretta video moderata da Marco Palombi (fondatore di Splinder.com) con Gianluca Dettori, fondatore di Buongiorno Vitaminic, media company italiana che opera in 22 paesi nella duplice veste di fornitore di contenuti e servizi per gli operatori di telefonia mobile e di distributore al consumo. [ Clicca per chattare ] [ Archivio degli incontri precedenti ]
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Faccia a faccia con la blogosfera

E’ online la prima puntata di Face2Face, promettente ciclo di incontri in materia di formazione, ambiente, web e impresa trasmessi in diretta streaming video con webchat. Gli incontri sono organizzati in collaborazione con l’Ambasciata statunitense e resi disponibili per la visione presso il sito dell’iniziativa anche dopo la conclusione del webcast. La prima puntata, dal titolo "Capturing Creativity, incontra i nuovi imprenditori" è un’interessante intervista a Marco Palombi, fondatore e CEO di Splinder, prima piattaforma per il blogging italiano web-based, ed è moderata da Michele Appendino, pioniere del venture capital in Italia e attivo nella sua declinazione con il quanto mai attuale settore delle energie rinnovabili. La prossima puntata, prevista per domani alle ore 16, vedrà gli stessi personaggi a ruoli invertiti e offrirà verosimilmente una cornice altrettanto stimolante e informale per il dialogo con gli utenti e soggetti della blogosfera. [ La trascrizione integrale del primo dibattito ]
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Un allarme mangime (anche) per cani e gatti italiani?

Più di 60 milioni di confezioni di cibo per cani e gatti prodotte dalla ditta canadese Menu Foods di Streetsville, Ontario, e commercializzato con diversi marchi famosi anche in Italia, sono state messe in relazione con il decesso di alcuni animali domestici a causa di disturbi renali. Secondo l’azienda, nessun problema sarebbe stato riscontrato nei campioni di mangime sottoposti ai test eseguiti, sebbene i decessi coincidano con l’inizio dell’impiego da parte di Menu Foods del glutine proveniente da una nuova azienda fornitrice della fonte proteica usata come addensante tra gli ingredienti del cibo per cani e gatti. Secondo l’articolo del New York Times, tra le marche con cui le confezioni richiamate vengono commercializzate sarebbero incluse anche le famose Iams e Nestlé, oltre a vari altri brand segnalati nelle pagine del sito della ditta canadese.
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Update (21 marzo): nel frattempo, a Chicago, la Menu Foods viene portata in tribunale dalla proprietaria di un gatto abbattuto per problemi renali dopo che aveva perso metà del suo peso in quattro giorni avendo consumato una busta di alimenti difettosi. Tra le marche sospette, in tutto una quarantina per gatti e ben 51 per cani, anche le note Eukanuba, PetCare e Science Diet. Mentre la Food and Drug Administration parla di 14 animali uccisi finora (di cui alcuni durante la fase di test in azienda), Il Centro di Medicina veterinaria della Federal Drugs Administration degli Stati Uniti parla di cinque ulteriori decessi e ne prevede altri.

Hillary’s bid

[ Thanks, M. !! ]

Like a Soul Machine

Perdita corporea

Secondo l’ineffabile Corriere, sostituire nella propria dieta un regolare consumo di acqua a quello di bibite gassate smodatamente ricche di zuccheri equivale a sostenere che "bere acqua fa dimagrire" e che "più se ne beve e meglio è per la linea". A parte la scarsa utilità di una silhouette invidiabile in condizione di insufficienza renale da sovraccarico idrico, l’autore dell’articolo avrà pensato che la sconcertante notizia fosse troppo ghiotta per negarle un titolo altisonante. Poco importa che la ricerca californiana riferita specifichi che, prima di iniziare “la dieta idrica”, le donne obese o sovrappeso bevessero in media "due lattine di soft drink al giorno (inclusi succhi di frutti e bibite dolci gassate, per un totale di 200 calorie)". Oppure che "Quelle che hanno sostituito tutte le bibite con l’acqua hanno perso, mediamente, tre chili l’anno in più rispetto alle altre donne a dieta che hanno continuato a bere i tradizionali drink gassati". Più di tutto conta dare risalto all’aspetto più marginale perché meno scientificamente argomentato della ricerca, ma allo stesso tempo più "clamoroso" (nonostante nessuno lo vada urlando ai quattro venti): l’acqua aiuterebbe "a purificare l’organismo e a bruciare grassi". Tutti di corsa a farsi un bicchiere.

L’uomo che sfidava i giganti

Era arrivato nella Grande Mela dall’Albania per cercare fortuna, e a suo modo l’aveva trovata grazie a un impiego sicuro nella ABM, una grande impresa attiva nel settore della manutenzione edilizia. Quando non era addetto al controllo remoto dei sistemi automatizzati per la pulizia delle enormi vetrate degli edifici del World Trade Center, che tanta parte avevano nel fascino indiscusso del grande complesso architettonico, Roko Camaj passava le sue giornate di lavoro sospeso in un abisso di 400 metri di altezza dal suolo. Un’imbragatura lo assicurava al 107° piano dei grattacieli, a soli tre piani dalla vetta, laddove le superfici erano troppo estese e troppo in alto perché i bracci meccanici potessero arrivarci. Ma a sua moglie, Roko aveva mentito. Per anni le aveva lasciato credere che il suo lavoro non presentasse rischi svolgendosi soltanto all’interno dei giganti di vetro e acciaio, e a nulla erano valse le sue rassicurazioni quando lei, furiosa, aveva scoperto la verità dai giornali.

"Non aveva paura di niente", dice il fratello Kole, mentre il figlio Vincent ricorda come Roko amasse il proprio lavoro considerandolo una fuga. Diceva sempre: "Siamo io e il cielo sopra di me. Nessuno mi disturba e non disturbo nessuno". Pochi giorni prima dell’11 settembre 2001, Roko era tornato a Manhasset, NY, da una vacanza in Montenegro, regalo di compleanno della figlia. I cinque fratelli Camaj, che vivevano sparsi per il mondo, si erano ritrovati per fare il viaggio insieme e avevano trascorso ore felici. L’ultimo viaggio di Roko Camaj, 60 anni. Forse l’unico modo per uccidere certi uomini è il ricorso alla catastrofe più vile, quella del terrorismo. Ma, di certo, il coraggio sconfinato mostrato da questo Davide contro i Golia della vita quotidiana, come dalle migliaia di altri eroi morti quella mattina al suo fianco, non è stato sconfitto dallo schianto del secondo aereo, quando Roko si trovava al 105° piano della Torre Sud.

Neutralizzare la neutralità, per rendere il Web meno libero

In questo caso non è in gioco il buono stato di salute del mercato, che è uno dei presupposti per lo sviluppo di una società che rifiuti di rimanere imbrigliata dai laccioli di uno statalismo di maniera troppo incline ai generici richiami moralistici ad un "conflitto di interessi" giuridicamente fumoso, dovuto più a ragioni di propaganda elettoralistica che ad autentico scrupolo etico. Quella che in questi giorni si prospetta per la realtà statunitense, e di riflesso per il modo intero, è una vera e propria minaccia ad una parte fondamentale della libertà come da tempo siamo abituati a viverla, ossia al Web così come lo abbiamo inteso fino ad oggi, ovvero come un territorio immenso e tutto sommato ancora vergine in cui ogni soggetto può (ancora per quanto tempo?) godere potenzialmente della stessa visibilità a prescindere dalle proprie dimensioni e dalle proprie intenzioni o propensioni: il sito di una potente mutinazionale come l’ultimo diario on line arrivato nella blogosfera. Fino ad oggi, chiunque poteva ancora farsi notare a prescindere dai mezzi economici e, sostanzialmente, dal bagaglio di conoscenze informatiche che deteneva, all’interno di un circuito in grado di alimentare innovazione, opportunità di partecipazione democratica e crescita economica. Ma è già stato approvato alla Camera dei Rappresentanti, e dopo la pausa estiva aspetta la discussione nel Senato a stelle e strisce in questi giorni, un provvedimento tristemente storico che mira a riconoscere alle grandi compagnie di telecomunicazioni via cavo e telefoniche, quali AT&T, Verizon e Comcast, il diritto al trattamento differenziato dei dati che transitano sulle proprie infrastrutture tecnologiche, con la possibilità di introdurre criteri di preferenza sui relativi contenuti. In altre parole, i grandi fornitori di accesso ai servizi web che possiedono in America le reti fisiche su cui appunto viaggiano le più svariate espressione della rete globale potrebbero mettere in atto un approccio che tecnicamente è sempre stato possibile anche se mai, finora, concretamente applicato: la diversificazione della velocità con cui i contenuti web vengono instradati e trasmessi, a seconda della loro origine o proprietà. E quindi l’introduzione di un "pedaggio", fatto di tariffe differenziate sulla base degli equilibri di mercato, che permetta ai titolari di testi, immagini, filmati, software, servizi e prodotti vari di aggirare l’ostacolo e non vedersi drasticamente ridotte le possibilità di raggiungere l’utente finale con un sensibile ritardo rispetto, poniamo, ad un’azienda concorrente (si pensi al danno che potrebbe derivare ai grandi motori di ricerca).
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