Articoli con tag 'tv'

La speranza indiana

Pare che dall’Oceano Indiano arrivino buone notizie per una benefica svolta nel palinsesto televisivo italiano. [ Technorati Tags: , ]

Qualcuno lo dica a sua sorella

Al di là di qualche fugace siparietto e rispetto ai precedenti degli ultimi anni, il nuovo (talk-) show di Adriano Celentano ha perso anche l’ultima caratteristica che li rendeva vagamente degni di essere seguiti: la musica dal vivo. Con la sua voce dal vivo.
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L’Italia che non capisco

L’Italia che non capisco è quella del giornalismo da sciantose che fa della presunta informazione una provocazione monotona a senso unico che sconfina nell’avanspettacolo da soubrette decadente e nostalgica dei riflettori. E’ quella che durante l’ultima puntata di "Annozero" non trova nulla di strano nel fatto che il padre di Carlo Giuliani sia presentato come l’intellettuale della situazione contrapposto a un Mario Placanica imbelle e devastato nel fisico nonché nella mente, e che cotanto genitore ricordi gli eventi culminati con la morte del figlio durante i giorni del G8 di Genova del 2001 riuscendo ad indignarsi per il mancato intervento dei vicini reparti della Polizia e dei Carabinieri presenti in piazza Gaetano Alimonda anziché per il fatto che il proprio pargolo vi stesse eroicamente assediando l’equipaggio di una camionetta dell’Arma a colpi di estintore, spranghe di ferro e travi di legno.

O quella che poco dopo, con il resto del paese fresco di gramaglie per il quarto anniversario della strage di Nassiryia, ascolta divertita lo stesso personaggio quasi elevandolo a maestro di pensiero mentre critica l’operato delle forze dell’ordine nel capoluogo ligure durante quell’estate, correlandone le gesta certo in parte censurabili — ma che ne è della retorica dell’indipendenza della magistratura? — ad una professionalità brillantemente definita da "esportatori di democrazia" tra le risate degli as-tonti, offendendo almeno due volte le nostre istituzioni e chi le rappresenta, cioè in definitiva tutti noi. Prima di parlare di "editti bulgari" ed epurazioni occorrerebbe sciacquarsi la bocca, nella manifesta impossibilità di pulire una coscienza.

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James Session

Seguendo su Canale Cinque lo spettacolo del Trofeo Birra Moretti (con una grande Inter) in diretta dal San Paolo di Napoli, ieri sera riusciva impossibile fare a meno di notare, durante il duetto con Jorge Ben in una versione alquanto raffazzonata del classico carioca Mas que nada, l’inquietante stadio di avanzamento della metamorfosi subita da Lucio Dalla dallo stato di cantante a quello di cabarettista, a voler essere di manica larga. "Una grande jam session", aveva annunciato poco prima la conduttrice Barbara D’Urso. Nel precedente intervallo, lo stesso Dalla si era esibito nell’ennesima versione di Caruso. In playback.
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Il senso dell’irreality

(…) Ma il pubblico non è d’acciaio, e dunque non ne può più, abbandonando Wild West, Reality Circus, L’Isola dei famosi, Unan1mous, La pupa e il secchione al loro destino più o meno sfavorevole, e comunque inferiore alle aspettative. Il Codacons, l’associazione consumatori, chiede che l’Authority per la comunicazione stabilisca un tetto di programmi-realtà in palinsesto, e il settimanale Chi pubblica i costi di produzione: Reality Circus, 930 mila euro a settimana tutto compreso; Wild West, 5,5 milioni di euro; L’Isola dei famosi, meno di 6 milioni di euro ma quasi 10 quando si aggiungono i costi Rai. (…)

–> LaStampaWeb

Un mito chiamato Star Trek

Per scriverla ha assistito a 700 episodi andati in onda tra il 1966 e il 2005 per un totale di 624 ore senza interruzioni pubblicitarie, ma alla fine è riuscita a conquistare il sospirato titolo di dottore di ricerca presso l’università di Melbourne, oltre ad un congruo riconoscimento in denaro. Si intitola "Lo spazio trasmesso: cultura televisiva, mito e Star Trek" la tesi di Djoymi Baker sulla fortunata saga tv - e serie derivate - in cui l’autrice, 34 anni, ha esaminato l’olimpo dei personaggi capeggiati da William Shatner dall’alto di una vasta conoscenza della mitologia antica, da Omero in avanti. "Ero interessata a capire dove i miti si presentano nelle loro forme meno ovvie, e non esistevano molti studi sui primi anni di televisione e sulle sue relazioni con il mito", ha dichiarato. Tra i temi affrontati, il mutato legame tra le avventure dell’Enterprise e le esplorazioni nel mondo reale. Mentre le prime serie erano state infatti ispirate dai discorsi visionari di J.F.Kennedy che auspicavano l’avvento delle missioni spaziali, trent’anni più tardi i ruoli si sono invertiti, con gli astronauti della National Aeronautics and Space Administration ospiti speciali delle serie derivate per promuovere le proprie gesta, scarsamente finanziate. Djoymi Baker sta attualmente preparando la pubblicazione del suo lavoro e un saggio introduttivo per una mostra dedicata alla storica serie televisiva dal Victorian College of the Arts e prevista per il prossimo ottobre. [ Theage.com.au ]