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Ticosa, ultimo atto/ 2 - il video

Presentatrice della serata-evento con tanto di lustrini e frasi di circostanza, personaggi e autorità cittadine e regionali, laiche e clericali. Folla assiepata delle grandi occasioni per assistere all’evento, giochi di luce variopinti e occhio di bue sulla tenaglia montata sulla gru, che evoca scenari primitivi quando affonda i denti nella materia muta solo per chi non la sa ascoltare. Morente ma parlante, perché segnata dal tempo e dalle tracce degli uomini. Tutto è al posto giusto, tutti pronti per godersi lo spettacolo.

Sì, ridete. Ma mentre i probiviri schiamazzavano, gracchiavano e deliberavano, la vecchia torre, così a lungo incrollabile, si sentiva tremare nelle sue fondamenta. Ecco d’un tratto che dalle finestre, dalle porte, per le feritoie, dai barbacani, dagli abbaini, dalle grondaie, dappertutto, i demolitori escono da lei come vermi da un cadavere. Essa trasuda di muratori. Questi pidocchi la pungono. Questi parassiti la divorano. La povera torre comincia a cadere pietra dopo pietra; le sue sculture si sbriciolano sul selciato; sporca le case con i suoi frammenti; il suo fianco si sventra; il profilo si sbreccia; e l’inutile borghese, che le passa accanto senza troppo sapere di ciò che le si fa, si stupisce di vederla caricata di corde, di pulegge e di scale, più di quanto non lo sia mai stata durante un assalto di inglesi o di borgognoni.
[ Victor Hugo, Guerra ai demolitori!, 1825]

Ticosa, ultimo atto. Gatti permettendo

Durante la Seconda guerra mondiale, l’operaia comasca Ines Figini subì gli orrori della deportazione nei campi di concentramento del Terzo Reich proprio in seguito ad uno sciopero nella vecchia fabbrica. Oggi, giornata della Memoria dedicata alle vittime della Shoah, sarà presente alla cerimonia di inaugurazione dei lavori di demolizione integrale degli edifici dello storico insediamento industriale Ticosa, descritti da molti come "una vergogna" per la città di Como. Dal 1982, anno della chiusura, il degrado cui i capannoni sono andati incontro è stato di fatto proporzionale all’uso come discarica pubblica e ricovero per senzatetto e clandestini, con l’aggravante dell’inquinamento da materiali nocivi come l’amianto, utilizzato largamente nell’edilizia industriale all’epoca della costruzione.

Ma una campagna di bonifica e risanamento ambientale e tecnologico, seguita da accorta ridestinazione funzionale, sarebbe stata insufficiente ad attivare la grancassa dei media e della politica. I capannoni insistono su un’area di importanza considerata strategica per il futuro sviluppo cittadino, e come tali resi oggetto puntuale di un vasto intervento progettuale con cui "restituirla" alla città. Seguendo uno schema logico curioso, secondo cui il nuovo apparterrebbe alla città e alla sua gente più del suo tessuto storico. Il progetto previsto per l’area vede così trascurate per l’ennesima volta le ragioni della conservazione e di un riuso compatibile dell’esistente, cui si nega qualunque dignità di documento materiale di una fase storica e sociale importante della vita di Como e dei suoi abitanti, ma più in generale della storia del capitalismo e del lavoro italiani. Come sempre, la via della demolizione è ritenuta la più facile, con buona pace di ragioni ecologistico-animalistiche funzionali alla gestione politica e alla resa mediatica della "celebrazione".

Prima di procedere con le vere e proprie operazioni di bonifica e quindi con la chiusura di tutta l’area di cantiere, l’assessorato alla Sanità e l’Asl con il responsabile del servizio veterinario hanno attivato un piano di trasferimento della colonia di 23 gatti che, a seguito dell’abbandono dell’edificio, si era insediata nell’area. I 23 gatti saranno catturati con gustose trappole gastronomiche, quindi trasferiti da personale Asl nel compendio comunale di via Stazzi dove dovranno essere tenuti in un locale per 10 giorni per poterli acclimatare evitando così di farli tornare al luogo di origine.

La Tintoria Comense SA, più nota come Ti.Co.Sa o Ticosa, nacque nell’estate del 1871 con 90 operai per "dare l’avvio ad una industria tintòria di servizio per l’industria serica comasca e milanese". Così vide la luce l’idea imprenditoriale che porterà alla costituzione di quella che diventerà una delle più grandi ed importanti tintostamperie italiane e la maggiore delle realtà produttive comasche. Ironia della sorte, l’"evento" sarà accompagnato dalla proiezione su di un enorme maxischermo collocato sul corpo a “c” (il cuore antico del manufatto da abbattere) e visibile da via Grandi, di alcune testimonianze inedite ed esclusive sulla storia della fabbrica tessile. I lavori di demolizione erano in realtà iniziati nello scorso novembre, con lo smantellamentto delle parti pericolanti e degli impianti delle ali secondarie e più recenti dell’opificio. La cerimonia sarà trasmessa in diretta streaming a partire dalle 16:45 sul sito del Comune di Como. [ La storia della Ti.Co.Sa. ]