Articoli con tag 'storia'

Quella mattina a Dallas

Per più di quarant’anni dal giorno dell’assassinio di John Fitzgerald Kennedy durante una visita a Dallas il 22 novembre del 1963, la teoria del single bullet aveva ossessionato gli storici e i giornalisti convinti che un unico proiettile avesse colpito alle spalle sia il Presidente degli Stati Uniti che l’allora governatore del Texas John Connally, seduto davanti a lui nella limousine presidenziale. E che, quindi, i colpi provenissero dalla stessa arma, come ipotizzato dalla Commissione Warren. Ma un nuovo filmato amatoriale girato quel giorno 90 secondi prima degli spari fornisce adesso una conferma grazie ad una osservazione apparentemente banale. Il video è recentemente diventato di pubblico dominio dopo che John Jefferies, fotografo dilettante presente alla sfilata del corteo del Presidente, è stato convinto a donarlo al Sixth Floor Museum di Dallas dal genero, al quale ne aveva parlato in maniera del tutto casuale. Negli ultimi fotogrammi si vede chiaramente la prova mancante per liquidare la principale obiezione mossa in tutti questi anni dai critici della single-bullet theory, secondo la quale il mancato allineamento tra la posizione del foro di ingresso del proiettile sulla schiena di JFK, documentata dalle foto scattate in sede di autopsia, e di quelli riscontrati sulla camicia e la giacca indossate al momento dell’attentato permettesse di escludere la SBT. Malgrado il persistere di forti dubbi sulla teoria, sembra quindi crollare in modo drammaticamente semplice, come solo la realtà sa essere, anche l’ipotesi di una possibile manipolazione complottistica delle foto scattate in obitorio: sedendo nell’ultima delle tre file di posti dell’auto e stando appoggiato allo schienale, Kennedy si era leggermente insaccato negli abiti sollevandoli di quel poco necessario a provocare il disallineamento tra le posizioni dei fori. [ il video ]

L’impiccato speciale

Questo è un blog contrario alla pena di morte, sempre e nei confronti di chiunque. Detto questo, con Saddam un altro dittatore se n’ è andato. Mussolini e Ceausescu sono solo due tra i nomi di illustri colleghi di patibolo che corrono alla mente, triste contraltare a quanti invece riusciti ad esalare l’ultimo respiro nel proprio letto, magari per vecchiaia e malgrado la disapprovazione più o meno malcelata di oppositori non sempre onestamente dichiarati. Ma l’ira dei popoli è implacabile e ci sono processi storici che semplicemente non possono essere arrestati e tantomeno giudicati, soprattutto se dall’esterno e dalla posizione confortevole di chi ha la fortuna di potersi dire coinvolto tutt’al più sul piano emotivo. Il che non è poco ma neanche sufficiente per giudicare, ammesso che per farlo lo sia invece un coinvolgimento più profondo e personale nel tritacarne della storia.

Così anche per le guerre. Perché, si dà il caso, essere interventisti alla vigilia di un conflitto non significa avere necessariamente meno a cuore le sorti dell’umanità o in odio la violenza. A meno di non sprofondare goffamente nelle solite secche delle generalizzazioni di sentimenti e semplificazioni di schieramenti cui il dibattito sulla rete (e non solo) abitua sempre di più e sempre più prevedibilmente, diventando non solo noioso ma anche ben più disumano delle intenzioni più meritevoli. A meno di non ignorare il dolore iscritto dai fatti della storia nelle coscienze delle nazioni, che ha come presupposti la conoscenza non selettiva degli stessi fatti e la loro ricaduta culturale per quelle nazioni. Come non ha quindi senso chiedersi se le guerre, compresa quella irachena, siano giuste perché risultante tragicamente semplice di processi che scavalcano la dimensione umana come il dolore che le ha provocate, non lo è, purtroppo, neanche interrogarsi sull’accettabilità dell’esecuzione della sentenza che toglie la vita a chi ha avuto migliaia di morti su una coscienza solo eventuale. Continua a leggere ‘L’impiccato speciale’