Articoli con tag 'spoilsystem'

Ha da fare

"Voglio parlare
sempre
a nome
di tutti"
Tirato per la giacchetta dallo stato maggiore di Forza Italia per tradurre in azioni concrete gli alti ideali che ad ogni pubblica dichiarazione non perde occasione di sfoderare come cardini ineludibili del proprio operato, Il Presidente della Repubblica Napolitano si è chiamato fuori dalla disputa politica sorta tra maggioranza e opposizione riguardo alla destituzione del consigliere di amministrazione Rai Angelo Maria Petroni. Avvicendamento che, guarda caso, viene a creare una maggioranza di fatto a favore dei partiti di governo all’interno dell’assemblea alla guida di viale Mazzini, in nome della più sfacciata delle performance di spoil-system attuate fuori tempo massimo. In questo caso, ha spiegato Napolitano nel corso dell’incontro al Quirinale con il Consiglio nazionale dell’Unione italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, la "salvaguardia dei principi e dei valori costituzionali" consiste nel "far finta di non aver sentito" niente. [ Technorati Tags: , , , , ,
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[ Update: Fabiani in Rai, ovvero l’eterno ritorno ]

Joker pigliatutto

Alla chetichella come i ladri, come sono abituati a fare, si sono presi anche i vertici dei servizi segreti. In spregio ai più basilari precetti democratici della logica della concertazione predicata male, che so, in materia di infrastrutture e opere pubbliche, e praticata peggio, da un capo all’altro dell’azione di malgoverno. Ne riparliamo alla prossima cricca di reporter pronti al piagnisteo di fronte agli amati carnefici: nel frattempo, i risparmi drenati agli italiani consentiranno di costituire un buon capitale di competenze. Quando i ministri non trovano di meglio che fare la guest star in prima serata con toni saccenti che trovano terreno facile di fronte a saltimbanchi inginocchiati prestati al giornalismo, il gioco dell’asso (sarebbe meglio dire joker) pigliatutto è ormai collaudato e il cerchio si chiude. Tra buffoni ci si intende.

Maria Luisa comincia presto, finisce presto

Forse non è nemmeno del tutto colpa sua, visto che anni fa non esitò a cedere la linea in diretta a una surreale quanto memorabile "sala regìa" in Vaticano per un Bruno Vespa sbigottito ma forse non troppo stupito. Ma quando si ha a che fare con l’informazione pubblica le parole vanno soppesate con cura, e certe cose dovrebbero saperle persino al Tg1 di questa Rai sempre più ignorante e rossa, ma già incapace di arrossire.

La chiamano "la cura Riotta", nella speranza che davvero basti un direttore con la messa in piega e un look and feel da fratello minore infelice del Veltroni più kennediano che si possa immaginare, per ammantare di credibilità una testata abbondantemente svenduta in fretta e furia alla logica dello spoilsystem. Come del resto le massime istituzioni civili e politiche di questo paese già tempestivamente saccheggiate dalla piovra del "progressismo" di stato, l’indomani di una vittoria elettorale grottesca quanto i suoi protagonisti. Senza più ritegno. Tanto meno quando l’amazzone della notizia, giovedì sera, è salita in cattedra (a proposito: era meglio che rimanesse seduta) e ci ha presi, per così dire, per mano nel suo delirio giustizial-postfemminista degno della peggior imitazione di Sofia Loren ne La ciociara. Continua a leggere ‘Maria Luisa comincia presto, finisce presto’

E per dessert, Mousse di CNR con Cognettibìs

Il rapporto tra classe dirigente e intellettuali, si sa, è sempre cruciale per la vita di un paese. E ancora di più lo è, per il suo sviluppo, la politica culturale dei governi in carica per l’avanzamento dei settori della ricerca e della scienza. E così, dopo aver sparato a zero sulla gestione del governo di centro-destra in materia di riforma universitaria e dopo essersi esibita nella più sfacciata pratica lottizzativa in relazione ai casi Cognetti e Rai, per tacere della goffa occupazione antidemocratica delle maggiori cariche politico-istituzionali dello stato, la sinistra maggioranza offre un nuovo spettacolo di svendita delle più prestigiose istituzioni scientifiche e culturali del paese alla logica dello spoil-system. Che se può essere ammessa, sia pure a malincuore, in altri settori pubblici meno sensibili, ammesso che ce ne siano per l’interesse nazionale, allo stesso tempo e in qualche misura come presupposto e necessario (?) effetto collaterale dell’alternanza, diventa semplicemente umiliante, innanzitutto per chi se ne fa carico, quando appunto coinvolge nel furore epurativo le donne e gli uomini attivi nelle società ed enti pubblici di settori quali università, ricerca, scienza, sanità, per non parlare di beni culturali e istruzione. Perché sono questi gli spazi culturali la cui salvaguardia rappresenta il terreno su cui si gioca l’autentico avanzamento di una nazione civile, tra difesa del patrimonio ereditato dal passato, cioè della propria identità, e legittima apertura alle istanze riformiste e di sviluppo più ricche di senso. Dopo le squallide performance offerte da Sinistralia nelle malefatte romane (ma nazionali) legate agli avvicendamenti di poltrone al Regina Elena e in viale Mazzini, è quindi la volta nientepopodimenoché del glorioso CNR.

Ma questa volta al danno si aggiunge la beffa dell’ipocrisia, perché così il Ministro dell’Università, il ds Fabio Mussi, certificava l’altro ieri nel corso della web-intervista con i lettori a cura di Repubblica.it:

"Bisogna rilanciare gli enti di ricerca e fare presto. Il governo chiederà ai responsabili (quelli in carica e quelli nuovi che verranno, alcuni presto) di condividere una missione, non una tessera di partito o un voto nell’urna. Lo spoil system politico nel campo della scienza e della ricerca è figlio della miseria culturale".

Infatti, tramite il disegno apparentemente immacolato orientato alla solerte pratica dello "spacchettamento" dei singoli istituti accorpati al CNR, il ministro intende far passare per "restituzione dell’autonomia scientifica" quella che è in realtà una molto meno nobile esigenza, malamente camuffata con il miraggio di aumentare il numero delle posizioni di ricerca, di redistribuire le ambite funzioni dirigenziali a disposizione negli enti tra le innumerevoli fazioni di una coalizione contraddittoriamente solo nominale, sempre pronta ad avventarsi sull’osso succulento del potere come una muta di famelici cani randagi. Altro che soddisfare istanze di autonomia e sviluppo di un settore in perenne crisi di risorse umane e finanziarie. Per chiarire meglio la situazione nella sua gravità, riporto quasi per intero un relativo articolo chiarificatore da ilGiornale.it, da cui emerge significativamente anche la posizione degli stessi scienziati del Centro mortificati dall’ennesima prospettiva di spartizione della torta.

Ma proprio sul Consiglio nazionale delle Ricerche (Cnr) il ministro Mussi e i suoi alleati dell’Unione hanno incontrato difficoltà inattese, sia per la netta opposizione del centrodestra che per le solite divisioni interne alla coalizione.

Occupazione. L’obiettivo principale è la sostituzione dell’attuale presidente Andrea Pistella. Il primo tentativo è fallito con la bocciatura dell’emendamento al decreto sullo spacchettamento dei ministeri (presentato dal ministro Chiti) volto ad azzerare i vertici di tutti gli enti di ricerca. Anche il secondo assalto potrebbe non andare a buon fine. Alla fine di luglio il Consiglio dei ministri ha proposto Pistella come commissario per l’Autorità Energia. Per ratificare la designazione è necessaria la maggioranza qualificata dei due terzi nelle commissioni Attività produttive di Camera e Senato. Un consenso bipartisan è altamente improbabile considerato che il centrodestra non appare intenzionato a fare buon viso a cattivo gioco.

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Liberamente

Ringrazio Liberoblog per aver ripreso un mio articolo. Quanto alla Turco penso resti poco da dire (o forse no). Riprenderei invece da quella discussione lo sdegno per il concetto stesso di "quote rosa", che considero forma di discriminazione della donna storicamente tra le peggiori e sicuramente la più efficace per chi vorrebbe vederla ridotta a poco più che un ammasso cellulare informe di natura animale o vegetale destinato a precoce estinzione. Il maschilismo italico è un dato culturale e come tale va affrontato, anziché ricorrere a squallidi mezzi di marketing elettoralistico. Continua a leggere ‘Liberamente’