Articoli con tag 'scienza'

Ciao Eluana, non c’è più fretta

Può una persona in grado di respirare autonomamente e con un battito cardiaco compatibile con le condizioni di chi è rimasto in posizione orizzontale per anni essere definita morta? No. Questo perché la scienza medica non ammette stati intermedi tra la vita e la morte. Se lo facesse, essa si collocherebbe al difuori della sfera della razionalità più stretta che le è propria, per aderire a quella della fiducia in un livello di trascendenza rispetto alla materialità e fisicità dell’individuo e del corpo umano che lo sostanzia. Ossia finirebbe per esprimere e legittimare una visione extracorporea dunque fideistica, spiritualistica e irrazionale dell’uomo, proprio quella ritenuta inaccettabile da chi, ponendosi in realtà in una prospettiva scientistica e non scientifica, considera un paziente in stato di coma irreversibile ma ancora non deceduto e quindi in vita, come “un ammasso di cellule” che ha smesso di vivere molti anni prima e dunque indifferente a tutto. Non a caso la psicanalisi, a differenza di altri approcci più fenomenologici ed empiricamente legati alle interazioni con la base neurofisiologica aventi la mente come medesimo obiettivo, esplorando aree della coscienza situate al di là della dimensione strettamente biologica, è per definizione una non-scienza. Ecco perché Eluana Englaro è rimasta vittima di un omicidio. Ecco perché chi ha permesso che morisse di stenti fisici, fermandosi ad uno stadio meno avanzato di quello spaventoso cui sarebbe giunta se il protocollo di interruzione della sua alimentazione e idratazione fosse ulteriormente proseguito, dovrà assumersi tutte le responsabilità morali e penali del caso. Il tutto spiega l’indecente idiozia di chiunque sia riuscito a ostentare indifferenza o a gioire, o ancora a esultare per la fine di una ragazza, scadendo a livelli subumani a prescindere dai propri (eventuali) valori etici e politici, accampando la difesa della scelta etica individuale sul proprio destino di vivente come valore universale. E trascurando il lievissimo dettaglio rappresentato dall’anarchia insita nella propria volontà di impedire che lo Stato di diritto ponga ragionevoli vincoli di legge, per lasciare tutto alla variabilità delle decisioni personali. Certo le situazioni cliniche di pazienti in coma o in stato vegetativo irreversibile sono, comunque, sempre tragicamente diverse e mai assimilabili alla freddezza di un rigido dispositivo giuridico, ma nessuno Stato civile potrà mai rinunciare al proprio compito di porre alcuni vincoli in materia, vietando l’eutanasia, a tutela della vita anche a prescindere dalle implicazioni religiose. Ora che Eluana non c’è più perché chi ne desiderava la morte ha finalmente soddisfatto il proprio intento, purtroppo, non c’è più fretta. Il dibattito sulla legge relativa al fine-vita e/o al testamento biologico si ripropone nella sua complessità; sta alla coscienza dei cittadini invocare tempi comunque brevi e un giusto trattamento per gli altri 3.000 italiani che soffrono le stesse condizioni in cui Eluana è morta.
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Avatar una ceppa

Esperienze extracorporee? Basta molto meno, ed è tutt’altro che divertente. [ Technorati Tags: , , , , , , , , ]

Origini dell’universo

Abbiamo pagato all’India 11 milioni di dollari per il lancio di un satellite incaricato di raccogliere informazioni sulle origini dell’universo. [ Technorati Tags: , , ]

Com’è piccolo il mondo

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La Terra vista da 4.000 4 miliardi di miglia, fotografata dalla sonda Voyager 1 il 6 giugno 1990.

Il no del Papa alla schiavitù di una libertà senza etica

E’ stato decisamente una soddisfazione ritrovare nel discorso tenuto oggi dal Papa al Convegno ecclesiale nazionale di Verona la riflessione sul rifiuto dell’atteggiamento scientista tipico di un materialismo scientifico di chiara matrice marxista, su cui avevo avuto occasione di soffermarmi prendendo spunto dall’attualità. Rifiuto che non esclude il rispetto dell’autonomia del pensiero scientifico, ma lo arricchisce di una prospettiva ricca di senso, che pone il bene dell’uomo al centro della ricerca e lo antepone alle speculazioni più sordide.

L’Italia di oggi si presenta a noi come un terreno profondamente bisognoso e al contempo molto favorevole per una tale testimonianza. Profondamente bisognoso, perché partecipa di quella cultura che predomina in Occidente e che vorrebbe porsi come universale e autosufficiente, generando un nuovo costume di vita. Ne deriva una nuova ondata di illuminismo e di laicismo, per la quale sarebbe razionalmente valido soltanto ciò che è sperimentabile e calcolabile, mentre sul piano della prassi la libertà individuale viene eretta a valore fondamentale al quale tutti gli altri dovrebbero sottostare. (…)
È inoltre sentita con crescente chiarezza l’insufficienza di una razionalità chiusa in se stessa e di un’etica troppo individualista: in concreto, si avverte la gravità del rischio di staccarsi dalle radici cristiane della nostra civiltà. (…)
Su queste basi diventa anche di nuovo possibile allargare gli spazi della nostra razionalità, riaprirla alle grandi questioni del vero e del bene, coniugare tra loro la teologia, la filosofia e le scienze, nel pieno rispetto dei loro metodi propri e della loro reciproca autonomia, ma anche nella consapevolezza dell’intrinseca unità che le tiene insieme.

L’intervento è stato caratterizzato anche da un tono decisamente conciliante che ha sviluppato in chiave cristiana il tema della libertà sottraendolo alle esasperazioni individualistiche presenti nel filone politico scaturito dalla tradizione di pensiero filosofico liberale e libertaria centrata sugli ideali razionalisti e illuministi. In entrambe le declinazioni estreme, risulta cioè chiaro che la libertà, svuotata di contenuti morali, diventa la peggior forma di schiavitù.

Un’educazione vera ha bisogno di risvegliare il coraggio delle decisioni definitive, che oggi vengono considerate un vincolo che mortifica la nostra libertà, ma in realtà sono indispensabili per crescere e raggiungere qualcosa di grande nella vita, in particolare per far maturare l’amore in tutta la sua bellezza: quindi per dare consistenza e significato alla stessa libertà.

Da Lombroso a Lumbroso, la pillola va giù

Ovvero: dal positivismo ottocentesco al più gretto neopositivismo scientista, sempre all’insegna della semplificazione insita in ogni limitato schema mentale che assegni facili conseguenze anche alle premesse più complesse, purché a prevalere sia un rigore scientifico solo presunto, perché ridotto alla sua superficie deterministica. Perché mentre di positivo non c’è proprio niente, di positivistica in questo caso non c’è soltanto l’assonanza tra i cognomi, ma anche la fede ingenua nei meccanismi di una scienza svilita a culto asettico di una rinnovata Dea Ragione di ascendenza illuministica, con tutto lo strascico di oscurantismo che l’ha caratterizzata in altra epoca analogamente accecata da un luce spesso rivelatasi ingannevole, miope e soprattutto crudele. Oscurantismo che produce il sonno della ragione vera, mortificata a puro nesso di causalità svuotato della riflessione sui significati più profondi delle questioni di volta in volta affrontate. Come quella dell’aborto, che secondo i soloni della ricerca usa-e-getta andrebbe ridotto a questione neanche medica, quanto meramente chimico-farmacologica. Come un mal di testa, ammesso e non concesso che anche un’emicrania possa e debba essere affrontata in termini volgarmente riduzionistici, senza attenzione alla complessità esistenziale del paziente, che guardacaso è un uomo. O una donna, fatti di qualcosa in più che un tubo digerente (almeno nella maggior parte dei casi).  "Gli operatori Fiapac, la la federazione internazionale degli operatori di aborto e contraccezione, contestano al parlamentare Udc Gianluca Volontè l’affermazione secondo cui la disponibilità della soluzione chimica abbia aumentato il numero di aborti: «Non è vero, in tutti i Paesi occidentali la tendenza dei tassi di interruzione di gravidanza è in lieve riduzione o stabile»". Come si capisce, che hanno presente il punto. Che cioè ad essere in discussione non è affatto il numero degli aborti, non trattandosi di contabilità aziendale bensì di essere umani, quanto l’approccio mentale e, appunto, esistenziale da mantenere nei confronti di un’esperienza tragicamente complessa quale sempre è, e soprattutto deve continuare ad essere, l’interruzione volontaria di gravidanza. Non è necessario che ci arrivino tutti: è sufficiente che ci rifletta almeno chi è coinvolto in prima persona, ma almeno facendolo fino in fondo. E una pillola non è certo il modo migliore, to say the least. Dice Lumbroso: «L’approvazione ufficiale da parte delle autorità italiane semplificherebbe le complicate modalità di distribuzione». Ma guarda un po’. Perché non saltare a pie’ pari tutte quei noiosi cavilli burocratici, mandando al diavolo i risvolti etici? Nell’Italia facilona tutta stato e mozzarella, tutto è concesso.