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L’impiccato speciale

Questo è un blog contrario alla pena di morte, sempre e nei confronti di chiunque. Detto questo, con Saddam un altro dittatore se n’ è andato. Mussolini e Ceausescu sono solo due tra i nomi di illustri colleghi di patibolo che corrono alla mente, triste contraltare a quanti invece riusciti ad esalare l’ultimo respiro nel proprio letto, magari per vecchiaia e malgrado la disapprovazione più o meno malcelata di oppositori non sempre onestamente dichiarati. Ma l’ira dei popoli è implacabile e ci sono processi storici che semplicemente non possono essere arrestati e tantomeno giudicati, soprattutto se dall’esterno e dalla posizione confortevole di chi ha la fortuna di potersi dire coinvolto tutt’al più sul piano emotivo. Il che non è poco ma neanche sufficiente per giudicare, ammesso che per farlo lo sia invece un coinvolgimento più profondo e personale nel tritacarne della storia.

Così anche per le guerre. Perché, si dà il caso, essere interventisti alla vigilia di un conflitto non significa avere necessariamente meno a cuore le sorti dell’umanità o in odio la violenza. A meno di non sprofondare goffamente nelle solite secche delle generalizzazioni di sentimenti e semplificazioni di schieramenti cui il dibattito sulla rete (e non solo) abitua sempre di più e sempre più prevedibilmente, diventando non solo noioso ma anche ben più disumano delle intenzioni più meritevoli. A meno di non ignorare il dolore iscritto dai fatti della storia nelle coscienze delle nazioni, che ha come presupposti la conoscenza non selettiva degli stessi fatti e la loro ricaduta culturale per quelle nazioni. Come non ha quindi senso chiedersi se le guerre, compresa quella irachena, siano giuste perché risultante tragicamente semplice di processi che scavalcano la dimensione umana come il dolore che le ha provocate, non lo è, purtroppo, neanche interrogarsi sull’accettabilità dell’esecuzione della sentenza che toglie la vita a chi ha avuto migliaia di morti su una coscienza solo eventuale. Continua a leggere ‘L’impiccato speciale’

I dolcetti di Saddam

Durante un’udienza del processo a Saddam Hussein attualmente in corso a Baghdad, un predicatore musulmano ha recentemente testimoniato ricordando l’attacco chimico aereo sferrato ai danni della popolazione curda irachena del proprio villaggio, nell’ambito della campagnia di "pulizia etnica" che portò tra il 1987 e l’88 allo sterminio di oltre 100.000 curdi, nota come "operazione Anfal". I gas erano annunciati da un intenso odore di mele marce, e alla fine dell’attacco aereo i soccorritori contarono i cadaveri di molti bambini con i tipici dolcetti della tradizione locale, simili a lecca-lecca, ancora in mano. Erano stati fatti distribuire loro dallo stesso Saddam per festeggiare la ricorrenza dell’Eid, che celebra la fine del Ramadan.

Distruzione di massa, anyone?

Guarda un po’ chi si rivede. Cominciano a fare capolino le famose armi di distruzione di massa irachene, che qualcuno anche a casa nostra voleva far passare, alternativamente, per una abbaglio o una scusa architettati dagli Stati Uniti per mettere in cattiva luce quel buontempone di Saddam e in discussione la sua inguaribile filantropia. Reuters parla di 500 munizioni chimiche al sarin, ormai decadute ma tuttora potenzialmente letali, recentemente scoperte in Iraq, cui si aggiunge la scoperta di un nuovo giacimento di armi di natura non specificata comunque classificate dal Pentagono come Weapons of Mass Destruction.