Articoli con tag 'romano_prodi'

Un cocktail d’amore per te

Intervistato per commentare il tragico decesso di una paziente avvenuto durante un intervento chirurgico di routine presso l’ospedale di Castellaneta, Taranto, il premier Romano Prodi non ha trovato niente di meglio da fare che manifestare, al di là del generico auspicio che le responsabilità del caso vengano scrupolosamente chiarite, la certezza che "occorre invece concentrarsi sui tanti casi di buona sanità che abbiamo in Italia". Ed era anche un po’ scocciato. Il ministro della Sanità Livia Turco si è invece esibita in un sorriso smagliante, c’è da pensare a causa dell’espressione naturale.
Per la cronaca, la donna morta sotto i ferri soffriva di una banale fibrillazione atriale, disturbo cardiaco non particolarmente grave e piuttosto diffuso tra i pazienti ultrasettantenni. Per assisterla durante l’operazione di ripristino del ritmo cardiaco fisiologico, nell’unità coronarica recentemente inaugurata si era pensato bene di somministrarle, oltre alle sostanze necessarie per la sedazione chirurgica e probabilmente a causa di un errore di installazione dell’impianto di distribuzione dei gas medicali, un flusso di potente anestetico al posto dell’ossigeno usato normalmente per la ventilazione artificiale.
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The day after Prodi: Prodi

Dopo una nottata di bagordi e sacrosanti festeggiamenti dovuti alla mai precoce caduta inevitabile di un governo costruito a spese degli Italiani, è doveroso passare ad alcune già scontate riflessioni ed accorati interrogativi sul senso dell’azione di governo farsesca appena spirata. Un fatto assodato ma mai abbastanza ripetibile è ovviamente che la coalizione delle forze politiche nominalmente raccolte sotto l’insegna dell’Ulivo ha rappresentato una tragica forzatura fin dall’inizio. E’ troppo facile proporsi come maggioranza nascondendo peraltro goffamente, ovvero negando platealmente, divisioni interne che sono apparse da sempre incolmabili su quell’intero repertorio di iniziative realizzabili solo in un regime di tipo sovietico che è stato spacciato per programma politico da Prodi e compagni di sventura. Ma è soprattutto disonesto, nei confronti del paese che si aspira a governare, che ciò si sia tradotto in uno stratagemma volto a presidiare tutte le le posizioni di potere istituzionale e civile catalizzando la raccolta dei voti dell’elettorato che non si riconosce(va) nella Casa delle Libertà. Ma anche l’elettorato di sinistra ha, naturalmente, le sue colpe nel disastro in cui la carretta dell’Ulivo ha sprofondato l’Italia in pochi giorni, 280 — un istante in termini di democrazia parlamentare dell’alternanza — di avventurismo politico.

Perché è troppo facile e ipocrita accusare Prodi di "non aver mantenuto le promesse del programma" e aver tradito le aspettative dell’elettorato comunista o paracomunista, ovvero di centrosinistra. Perché erano promesse destinate a cadere nel vuoto, che racchiudevano in sé un destino patetico e servivano soltanto come giustificazione per inseguire un’identità politica inesistente all’insegna della menzogna, innanzitutto davanti a se stessi. D’altra parte, a poco servono l’ilarità e la tenerezza suscitate dagli elettori di entità da Ds e Margherita in giù, ma anche dei più finti radicali, nel tentativo di legittimare scelte che arrivano a stridere anche pesantemente con certe dichiarazioni di principio. La situazione è talmente semplice da non richiedere troppi giri di parole. Mentre l’immagine dell’Italia si risolve anche e soprattutto sullo scenario internazionale in un ennesimo zimbello di cialtroneria politica, culturale e istituzionale che non ha pari nella storia mondiale se non nei più scalcinati regimi dittatoriali del terzo mondo, da ieri sera l’Italia attuale si dibatte in una melma di infantile e verboso rassicurazionismo che sembra cercare nei passaggi costituzionali previsti durante le crisi di governo la ragione d’essere e la cifra di una stagione politica tra le più tristi della Repubblica: quella dell’instabilità del cambiamento perenne ma mai risolutivo. Sinceramente trovo che non ci sia da invidiare Napolitano: penso che il suo sia uno tra i compiti più gravosi dai tempi di D’Azeglio. Elezioni subito si impongono, per evitare di risuscitare un cadavere che già emana esalazioni mefitiche.

[ Update: va be’, è l’Unione. Cambia poco. Anzi, molto: non resta necessario molto fegato per chiamarla così? ]

Mi faccia il piacere

Secondo quelli di "Striscia", l’accanimento con cui il telegiornale di Emilio Fede indugia spesso su immagini che mostrano il premier in alcune delle sue espressioni più suggestive sarebbe non solo intenzionale, ma anche un esempio di linciaggio iconico. Perpetrato ai danni di un uomo politico implicitamente ritenuto dalla testata di Ricci, a questo punto, al di sopra o al di là delle speculazioni estetiche più spietate, quindi da censurare. Un approccio audace di cui Ricci e compagnia sanno di doversi assumere la piena responsabilità.

Extra omnes

Un’Italia a 90 Gradoli

[youtube width=”300″ height=”248″]gNI-iXAysJo[/youtube] Rievocata durante la puntata di ieri di “Porta a Porta”, l’esilarante vicenda della presunta rivelazione sul covo delle Brigate Rosse ricevuta durante una seduta spiritica [ sic ] da Romano Prodi all’epoca del rapimento Moro è qui ripresa dal Senatore Paolo Guzzanti in un’intervista ad una televisione locale risalente allo scorso marzo. 

Come mostrato ieri sera durante la performance del Senatore Massimo Brutti nel salotto di Vespa, il meccanismo alla base della dialettica politica di impostazione “progressista” è chiaro quanto infantile: screditare l’avversario cercando di irriderlo con risolini o presunte battute di spirito a mezza voce, oppure, in mancanza di argomenti, gridare nella speranza di sovrastarlo.

Ma la seduta spiritica è davvero troppo.

Il silenzio assordante sul fronte libanese

I sogni svaniscono all’alba. E’ quindi ora di dare la sveglia a Romano Prodi. I suoi sogni sul Libano come villaggio turistico dove il mondo s’ incontra all’happy our nasconde una realtà opposta. La sveglia squilla forte (…). [-> Joyce]

SUV vuo’ fa’ il venezuelano

Qualcuno dica al duo Prodi-TPS che non siamo a Caracas. Dati i prezzi irrisori del carburante (3$ per un pieno di benzina), in Venezuela c’è la corsa al SUV. C’è una vaga contraddizione in termini tra l’ampia disponibilità sul mercato locale e il richiamo ai "valori socialisti" degli appelli di Chavez ai connazionali. Ma si sa, quando si galleggia sul petrolio e la sommossa è dietro l’angolo non si può andare troppo per il sottile. Però nel nostro piccolo ci si incazza anche noi.

Armiamoci e restate

Andare via dall’Afghanistan - restare in Afghanistan; chi credeva che in Afghanistan non ci fosse la guerra si sbagliava - rispetteremo i patti; non aumenteremo le truppe - via dal carnaio dell’Afghanistan; se solo vedeste di persona le violenze yankee - in Afghanistan è guerra civile; dive no alla logica pev-ve-vsa della guevva senza se e senza ma - non abbandoneremo i nostri militari. E poi imposizioni taumaturgiche sui feretri che neanche un chiropratico, girotondi policromi con la kefiah e la Nutella, marce della pace con il kamikaze compiacente, passeggiate tra le macerie con gli statisti, bicchierate con gli imam tra un’udienza e l’altra. E ancora, pacche sulle spalle agli assassini degli affetti più cari, tanto i figli so’ pezz’e core, possono andare via un tanto al chilo purché organici alla causa palestinese, pardon, pacifista. E sensibilissime vignette e controvignette, in un tripudio variopinto di semplicistica e demagogica inconsapevolezza, tanto più grave quanto più eventualmente dissimulata, indifferente ai contesti storici ed epocali se non riassunti per pittogrammi, perché quello che conta è affermare con ostentata ingenuità l’identità esercito-morte, difesa-guerrafondaio. Salvo osannare qualunque affermazione di militarismo alternativo e non ufficiale, magari rappresentata in parlamento con il mitra sotto lo scranno, che non disdegna di farsi saltare in pizzeria o nascondersi negli asili nido. Salvo legittimare le stragi con la fisiologia di un rutto quando assumono la giusta connotazione antioccidentale e sono sufficientemente ignorate da una stampa svenduta e spaccona, che però si atteggia a garante dell’obiettività. Salvo strizzare l’occhio al terrorismo quanto più è europeo o antiatlantico. Antiumano. Disumano. Quante parole, che guazzabuglio è questa sinistra politica di governo col carrozzone che le fa codazzo. E pensare che basterebbe assistere ad un seminario in materia di difesa e politica estera con i rappresentanti di tutte le sue forze politiche per rendersi conto, se ce ne fosse ancora bisogno, dell’inconsistenza di questa cosiddetta coalizione. "La parola agli onorevoli Di Pietro e Caruso". Weekend OpenTrackback @ The Right Nation