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Avatar una ceppa

Esperienze extracorporee? Basta molto meno, ed è tutt’altro che divertente. [ Technorati Tags: , , , , , , , , ]

Da Lombroso a Lumbroso, la pillola va giù

Ovvero: dal positivismo ottocentesco al più gretto neopositivismo scientista, sempre all’insegna della semplificazione insita in ogni limitato schema mentale che assegni facili conseguenze anche alle premesse più complesse, purché a prevalere sia un rigore scientifico solo presunto, perché ridotto alla sua superficie deterministica. Perché mentre di positivo non c’è proprio niente, di positivistica in questo caso non c’è soltanto l’assonanza tra i cognomi, ma anche la fede ingenua nei meccanismi di una scienza svilita a culto asettico di una rinnovata Dea Ragione di ascendenza illuministica, con tutto lo strascico di oscurantismo che l’ha caratterizzata in altra epoca analogamente accecata da un luce spesso rivelatasi ingannevole, miope e soprattutto crudele. Oscurantismo che produce il sonno della ragione vera, mortificata a puro nesso di causalità svuotato della riflessione sui significati più profondi delle questioni di volta in volta affrontate. Come quella dell’aborto, che secondo i soloni della ricerca usa-e-getta andrebbe ridotto a questione neanche medica, quanto meramente chimico-farmacologica. Come un mal di testa, ammesso e non concesso che anche un’emicrania possa e debba essere affrontata in termini volgarmente riduzionistici, senza attenzione alla complessità esistenziale del paziente, che guardacaso è un uomo. O una donna, fatti di qualcosa in più che un tubo digerente (almeno nella maggior parte dei casi).  "Gli operatori Fiapac, la la federazione internazionale degli operatori di aborto e contraccezione, contestano al parlamentare Udc Gianluca Volontè l’affermazione secondo cui la disponibilità della soluzione chimica abbia aumentato il numero di aborti: «Non è vero, in tutti i Paesi occidentali la tendenza dei tassi di interruzione di gravidanza è in lieve riduzione o stabile»". Come si capisce, che hanno presente il punto. Che cioè ad essere in discussione non è affatto il numero degli aborti, non trattandosi di contabilità aziendale bensì di essere umani, quanto l’approccio mentale e, appunto, esistenziale da mantenere nei confronti di un’esperienza tragicamente complessa quale sempre è, e soprattutto deve continuare ad essere, l’interruzione volontaria di gravidanza. Non è necessario che ci arrivino tutti: è sufficiente che ci rifletta almeno chi è coinvolto in prima persona, ma almeno facendolo fino in fondo. E una pillola non è certo il modo migliore, to say the least. Dice Lumbroso: «L’approvazione ufficiale da parte delle autorità italiane semplificherebbe le complicate modalità di distribuzione». Ma guarda un po’. Perché non saltare a pie’ pari tutte quei noiosi cavilli burocratici, mandando al diavolo i risvolti etici? Nell’Italia facilona tutta stato e mozzarella, tutto è concesso.

E per dessert, Mousse di CNR con Cognettibìs

Il rapporto tra classe dirigente e intellettuali, si sa, è sempre cruciale per la vita di un paese. E ancora di più lo è, per il suo sviluppo, la politica culturale dei governi in carica per l’avanzamento dei settori della ricerca e della scienza. E così, dopo aver sparato a zero sulla gestione del governo di centro-destra in materia di riforma universitaria e dopo essersi esibita nella più sfacciata pratica lottizzativa in relazione ai casi Cognetti e Rai, per tacere della goffa occupazione antidemocratica delle maggiori cariche politico-istituzionali dello stato, la sinistra maggioranza offre un nuovo spettacolo di svendita delle più prestigiose istituzioni scientifiche e culturali del paese alla logica dello spoil-system. Che se può essere ammessa, sia pure a malincuore, in altri settori pubblici meno sensibili, ammesso che ce ne siano per l’interesse nazionale, allo stesso tempo e in qualche misura come presupposto e necessario (?) effetto collaterale dell’alternanza, diventa semplicemente umiliante, innanzitutto per chi se ne fa carico, quando appunto coinvolge nel furore epurativo le donne e gli uomini attivi nelle società ed enti pubblici di settori quali università, ricerca, scienza, sanità, per non parlare di beni culturali e istruzione. Perché sono questi gli spazi culturali la cui salvaguardia rappresenta il terreno su cui si gioca l’autentico avanzamento di una nazione civile, tra difesa del patrimonio ereditato dal passato, cioè della propria identità, e legittima apertura alle istanze riformiste e di sviluppo più ricche di senso. Dopo le squallide performance offerte da Sinistralia nelle malefatte romane (ma nazionali) legate agli avvicendamenti di poltrone al Regina Elena e in viale Mazzini, è quindi la volta nientepopodimenoché del glorioso CNR.

Ma questa volta al danno si aggiunge la beffa dell’ipocrisia, perché così il Ministro dell’Università, il ds Fabio Mussi, certificava l’altro ieri nel corso della web-intervista con i lettori a cura di Repubblica.it:

"Bisogna rilanciare gli enti di ricerca e fare presto. Il governo chiederà ai responsabili (quelli in carica e quelli nuovi che verranno, alcuni presto) di condividere una missione, non una tessera di partito o un voto nell’urna. Lo spoil system politico nel campo della scienza e della ricerca è figlio della miseria culturale".

Infatti, tramite il disegno apparentemente immacolato orientato alla solerte pratica dello "spacchettamento" dei singoli istituti accorpati al CNR, il ministro intende far passare per "restituzione dell’autonomia scientifica" quella che è in realtà una molto meno nobile esigenza, malamente camuffata con il miraggio di aumentare il numero delle posizioni di ricerca, di redistribuire le ambite funzioni dirigenziali a disposizione negli enti tra le innumerevoli fazioni di una coalizione contraddittoriamente solo nominale, sempre pronta ad avventarsi sull’osso succulento del potere come una muta di famelici cani randagi. Altro che soddisfare istanze di autonomia e sviluppo di un settore in perenne crisi di risorse umane e finanziarie. Per chiarire meglio la situazione nella sua gravità, riporto quasi per intero un relativo articolo chiarificatore da ilGiornale.it, da cui emerge significativamente anche la posizione degli stessi scienziati del Centro mortificati dall’ennesima prospettiva di spartizione della torta.

Ma proprio sul Consiglio nazionale delle Ricerche (Cnr) il ministro Mussi e i suoi alleati dell’Unione hanno incontrato difficoltà inattese, sia per la netta opposizione del centrodestra che per le solite divisioni interne alla coalizione.

Occupazione. L’obiettivo principale è la sostituzione dell’attuale presidente Andrea Pistella. Il primo tentativo è fallito con la bocciatura dell’emendamento al decreto sullo spacchettamento dei ministeri (presentato dal ministro Chiti) volto ad azzerare i vertici di tutti gli enti di ricerca. Anche il secondo assalto potrebbe non andare a buon fine. Alla fine di luglio il Consiglio dei ministri ha proposto Pistella come commissario per l’Autorità Energia. Per ratificare la designazione è necessaria la maggioranza qualificata dei due terzi nelle commissioni Attività produttive di Camera e Senato. Un consenso bipartisan è altamente improbabile considerato che il centrodestra non appare intenzionato a fare buon viso a cattivo gioco.

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Un mito chiamato Star Trek

Per scriverla ha assistito a 700 episodi andati in onda tra il 1966 e il 2005 per un totale di 624 ore senza interruzioni pubblicitarie, ma alla fine è riuscita a conquistare il sospirato titolo di dottore di ricerca presso l’università di Melbourne, oltre ad un congruo riconoscimento in denaro. Si intitola "Lo spazio trasmesso: cultura televisiva, mito e Star Trek" la tesi di Djoymi Baker sulla fortunata saga tv - e serie derivate - in cui l’autrice, 34 anni, ha esaminato l’olimpo dei personaggi capeggiati da William Shatner dall’alto di una vasta conoscenza della mitologia antica, da Omero in avanti. "Ero interessata a capire dove i miti si presentano nelle loro forme meno ovvie, e non esistevano molti studi sui primi anni di televisione e sulle sue relazioni con il mito", ha dichiarato. Tra i temi affrontati, il mutato legame tra le avventure dell’Enterprise e le esplorazioni nel mondo reale. Mentre le prime serie erano state infatti ispirate dai discorsi visionari di J.F.Kennedy che auspicavano l’avvento delle missioni spaziali, trent’anni più tardi i ruoli si sono invertiti, con gli astronauti della National Aeronautics and Space Administration ospiti speciali delle serie derivate per promuovere le proprie gesta, scarsamente finanziate. Djoymi Baker sta attualmente preparando la pubblicazione del suo lavoro e un saggio introduttivo per una mostra dedicata alla storica serie televisiva dal Victorian College of the Arts e prevista per il prossimo ottobre. [ Theage.com.au ]

Il difficile ritorno del lupo grigio

Il richiamo della foresta, in Svezia e in Norvegia, può essere ancora sentito mentre riecheggia l’annuncio del ritorno del lupo grigio. Il lupo era stato portato all’estinzione durante il secolo scorso, e il suo ritorno a partire dagli anni ‘80 ha tutti gli elementi per una storia a lieto fine di conservazione della specie. Ma la presenza crescente del lupo in Scandinavia ha polarizzato le posizioni della popolazione locale e messo in forse, nel lungo periodo, il futuro del mammifero nella regione. Molte comunità rurali ne hanno fortemente ostacolato la conservazione, spiegando che i predatori selvatici uccidono i loro animali da allevamento e i cani da caccia. In Norvegia, dove massiccia è la popolazione rurale, l’opinione pubblica si è tendenzialmente schierata contro il lupo, e anche in Svezia il carnivoro sembra perdere sostenitori. Si sta assistendo all’uccisione illegale di un numero crescente di lupi grigi, dicono i ricercatori. Allo stesso tempo la popolazione è stata isolata e, come conseguenza, indebolita dalla riproduzione tra individui geneticamente affini. Continua a leggere ‘Il difficile ritorno del lupo grigio’

Integralismi? Mai Pew

Sempre sul "Corriere" leggo l’interpretazione di Magdi Allam ai risultati del sondaggio recentemente realizzato dal "Pew Global Attitudes Project": "Le comunità musulmane emergono in Europa come un iceberg in preda a una schizofrenia identitaria, in bilico tra l’aspirazione a realizzarsi come entità islamica distinta dalla popolazione autoctona e la preoccupazione a non essere assimilata all’estremismo islamico. Condividendo tuttavia le medesime posizioni radicali degli estremisti islamici e dei musulmani residenti nei paesi islamici (…)". In pratica, la "schizofrenia identitaria" rappresenta la causa principale dei problemi dei musulmani e "il principale fattore di discrepanza rispetto alla popolazione autoctona".

Il che significa anche che gli immigrati musulmani presenti nei principali paesi europei si sentono prima di tutto portatori di un’identità vissuta in termini di contrapposizione tendenzialmente netta rispetto alla nazionalità locale. Tutto ciò mi sembra dipinga un quadro molto triste che probabilmente è alla base di molte delle incomprensioni tra immigrati musulmani e resto della popolazione dei vari paesi europei, compreso il nostro. Ma basta capire come vive una qualunque comunità di immigrati di un qualunque ceppo etnico o fede religiosa per accorgersi che il concetto di identità è molto vago a prescindere dal modo in cui viene percepito, assimilato o trasmesso, e sicuramente privo delle rigidità che gli vengono attribuite da entrambe le parti, ammesso e non concesso che i paesi europei possano costituire un insieme omogeneo, ma soprattutto dall’Islam. Generalizzando l’analisi possiamo osservare che i cinesi di New York non parlano come quelli di Pechino. Gli iraniani di Madrid non hanno le stesse abitudini alimentari di quelli di Teheran. I marocchini di Milano non vestono come quelli di Rabat. I turchi di Dortmund non ridono delle stesse cose di cui ridono i connazionali di Ankara. Gli egiziani di Londra non abitano come quelli del Cairo. Ovvero, le identità risentono inevitabilmente delle influenze esercitate dai contesti locali: è un fenomeo storico inevitabile. Continua a leggere ‘Integralismi? Mai Pew’

Altro che Marta Flavi

La deforestazione e lo sfruttamento intensivo del territorio per piantagioni di palma da olio stanno erodendo rapidamente l’habitat naturale degli orang-utan dell’isola del Borneo, in Malaysia. E così, per favorire lo sviluppo della popolazione di primati, si è pensato di allestire un progetto che faciliti l’incontro virtuale tra gli esemplari locali e quelli del parco di Apenheul, nella cittadina olandese di Apeldoorn. L’agenzia matrimoniale via web prevede una conoscenza preliminare tramite schermo del computer e webcam con possibilità di scambio reciproco di cibo, a distanza, con la semplice pressione di un tasto. L’idea deriverebbe da un precedente esperimento in cui alle scimmie era consentito comunicare da due locali separati guardandosi tra loro in uno specchio. Nonostante le difficoltà del trasporto, secondo la portavoce del parco l’accoppiamento effettivo tra i "fidanzati" virtuali non può essere escluso del tutto come risultato dell’iniziativa, che comunque è volta innanzi tutto ad informare sul dramma di questa specie aumentando la consapevolezza nell’opinione pubblica. [ AP ]

Hello World

Un team italiano composto da quattro studenti del Politecnico di Torino si è aggiudicato il primo premio per la categoria "software design" dell’edizione 2006 del concorso Imagine Cup sponsorizzato da Microsoft, dedicata al tema della salute. La vittoria nella finale della competizione, che ha visto la partecipazione di altri 41 team di oltre 100 paesi riunitisi a Delhi, India, ha permesso al quartetto composto da Giorgio Sardo, Massimo Paternoster, Silvia Perrone e Andrea Sossich di ottenere un assegno di 25.000 dollari. Il progetto vincitore consiste nello sviluppo di soluzioni di programmazione mirate alla messa a punto di un sistema per la trasmissione di importanti informazioni sui sintomi e legate al contesto che sono solitamente trascurate nel rapporto paziente-medico nell’ambito della diagnosi e della cura di disturbi d’ansia e di perdita di memoria.
Il team Hello World

Ladri di merendine

Leggo che le facoltà scientifiche delle nostre università sono in crisi. Fisica, Chimica e Matematica in particolar modo fanno fatica a reclutare nuove leve per preparare la futura classe dirigente. Soluzione trovata: i magnifici rettori si lanciano in un ardito programma di marketing accademico che ha come provvedimenti di punta non solo il risarcimento di parte della retta annuale ma anche l’elargizione di prestigiosi benefit quali sostanziosi crediti per messaggini SMS, sconti sui biglietti del treno e altre simili amenità. Il Politecnico di Milano arriva allo strabiliante programma che vede fitti agevolati per gli studenti disposti a condividere un alloggio con un anziano. Misure dalle quali un aspirante universitario con le idee poco chiare sul proprio futuro (male: significa che non ha ricevuto un’educazione, cosa di cui non è ovviamente responsabile) dovrebbe trovare uno stimolo per studiare. I rettori abdicano così al proprio ruolo di amministratori della classe didattica d’élite del paese per trasformarsi in direttori vendite di una multinazionale della grande distribuzione organizzata. Come non avviene neanche in America, o forse avviene soltanto negli incubi dei pastori delle chiese avventiste del settimo giorno per racimolare nuovi "fedeli". Soltanto che mentre in America la cosa ha un senso dato il differente e sostanzialmente meritocratico contesto socio-economico e culturale, noi siamo in Italia e la cosa fa senso. Continua a leggere ‘Ladri di merendine’

Lo Stato della blogosfera

Il Pew Internet and American Life Project ha reso noti i risultati di un approfondito sondaggio condotto negli Stati Uniti a livello nazionale sulle abitudini dei blogger locali. Ne è emerso un quadro approfondito e aggiornato della blogosfera pur se limitatamente alla situazione d’oltreoceano, con nuovi scrittori meno dediti alla vocazione giornalistico-sociale delle origini della galassia blog a stelle e strisce e sempre più propensi al racconto di esperienze personali e di vita quotidiana, che il mezzo permetterebbe di descrivere non più tanto per informare, quanto per comunicare.

Un aspetto, questo, relativamente inedito in quel paese, e che probabilmente ne avvicina i blogger a quelli del nostro, in cui minore è il livello medio delle conoscenze tecnico-informatiche tra gli utenti del web soprattutto nella generazione più giovane (ma spesso anche tra gli over 30) e probabilmente, pur in una situazione complessiva di grande fluidità e innovazione continua, proporzionalmente più diffuso il modello del servizio più o meno gratuito di "blogging chiavi in mano" offerto dalle piattaforme nostrane e internazionali, con lo spazio concesso a potenziali autori non necessariamente esperti di codici e linguaggi di programmazione. Continua a leggere ‘Lo Stato della blogosfera’

Canne ai venti

Più che altro un promemoria. Non in quanto consumatore ma per un riferimento utile alla prima immancabile diatriba in materia, riporto un estratto dell’articolo "Un festival di canne" pubblicato su "Io donna" di oggi.

"Per la scienza il concetto di droga leggera non esiste, e non perché siamo bacchettoni", precisa Claudio Mencacci, direttore del dipartimento di Salute mentale al Fatebenefratelli di Milano. "Qualsiasi droga indebolisce i processi di plasticità cerebrale e di neurogenesi, cioè la rigenerazione dei neuroni, con effetti negativi sulle sostanze utilizzate dal cervello per trasmettere gli stimoli". Oltre a causare tumori più del fumo di sigaretta, la cannabis provoca deficit cognitivi danneggiando le aree pre-frontali del cervello. "Le connessioni della corteccia cerebrale maturano solo fra i 21 e i 24 anni" prosegue Mencacci. Se si comincia a fumare prima, la cannabis può minacciare il cervello immaturo in due modi: provocando la cosiddetta sindrome amotivazionale - perdita di concentrazione, abulia, alterazioni dell’attenzione e della memoria - oppure esporlo a disturbi psicotici. Ci sono dati incontrovertibili sulla relazione fra uso di cannabis e patologie psichiatriche". Però chi fuma da vent’anni e conduce un’esistenza normale, magari di successo, sostiene che è poco più che bere un bicchiere di vino… "Quelli sono i reduci di una guerra" dice l’esperto; "perché non diciamo ai giovani che esistono anche i feriti e i caduti? Meglio rimandare la prima canna ai 35-40 anni". Come, scusi? "A quell’età il cervello è completamente formato e i rischi sono minori, anche se concreti: attacchi di panico, abbassamento del tono dell’umore, disturbi del sonno".

Quasi quasi… Continua a leggere ‘Canne ai venti’

Wikipedibus calcantibus

Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia, scoraggia gli studenti dal fare affidamento a scopo di ricerca sulla famosa enciclopedia multilingue on line compilata su base volontaria. Intervenuto ad una conferenza dal titolo "The hyperlinked society", ha dichiarato di ricevere una decina di email di protesta al giorno da parte di studenti di college insoddisfatti per un brutto voto rimediato a causa di inesattezze riportate dal sito. Niente di sorprendente, in un’epoca ed un ambiente in cui la condivisione dell’informazione è istantanea, la conoscenza si confonde con la notizia e si perde sempre più di vista la capacità di rielaborarla a favore del miraggio dello scoop, così come di attingere a fonti di prima mano. Wikipedia è un sito web spesso insostituibile per una rapida consultazione, e come tale solo una delle tante fonti a disposizione di chi (ri)cerca informazioni seriamente. E il web è solo un mezzo di comunicazione e di informazione, ma da molti è sempre più considerato come la quintessenza del sapere in quanto trionfo delle possibilità di trasmetterlo, non solo in ambito scolastico e spesso in nome di un neo-socialismo di protesta contro il sapere tradizionalmente inteso, come se i costi di collegamento ad Internet fossero un pettegolezzo o almeno più a buon mercato di un salto in biblioteca o in libreria. Che tristezza.