Articoli con tag 'procura-di-milano'

Armiamoci e restate

Andare via dall’Afghanistan - restare in Afghanistan; chi credeva che in Afghanistan non ci fosse la guerra si sbagliava - rispetteremo i patti; non aumenteremo le truppe - via dal carnaio dell’Afghanistan; se solo vedeste di persona le violenze yankee - in Afghanistan è guerra civile; dive no alla logica pev-ve-vsa della guevva senza se e senza ma - non abbandoneremo i nostri militari. E poi imposizioni taumaturgiche sui feretri che neanche un chiropratico, girotondi policromi con la kefiah e la Nutella, marce della pace con il kamikaze compiacente, passeggiate tra le macerie con gli statisti, bicchierate con gli imam tra un’udienza e l’altra. E ancora, pacche sulle spalle agli assassini degli affetti più cari, tanto i figli so’ pezz’e core, possono andare via un tanto al chilo purché organici alla causa palestinese, pardon, pacifista. E sensibilissime vignette e controvignette, in un tripudio variopinto di semplicistica e demagogica inconsapevolezza, tanto più grave quanto più eventualmente dissimulata, indifferente ai contesti storici ed epocali se non riassunti per pittogrammi, perché quello che conta è affermare con ostentata ingenuità l’identità esercito-morte, difesa-guerrafondaio. Salvo osannare qualunque affermazione di militarismo alternativo e non ufficiale, magari rappresentata in parlamento con il mitra sotto lo scranno, che non disdegna di farsi saltare in pizzeria o nascondersi negli asili nido. Salvo legittimare le stragi con la fisiologia di un rutto quando assumono la giusta connotazione antioccidentale e sono sufficientemente ignorate da una stampa svenduta e spaccona, che però si atteggia a garante dell’obiettività. Salvo strizzare l’occhio al terrorismo quanto più è europeo o antiatlantico. Antiumano. Disumano. Quante parole, che guazzabuglio è questa sinistra politica di governo col carrozzone che le fa codazzo. E pensare che basterebbe assistere ad un seminario in materia di difesa e politica estera con i rappresentanti di tutte le sue forze politiche per rendersi conto, se ce ne fosse ancora bisogno, dell’inconsistenza di questa cosiddetta coalizione. "La parola agli onorevoli Di Pietro e Caruso". Weekend OpenTrackback @ The Right Nation

A passo di gambero

Figuriamoci se poteva finire diversamente. In Italia va sempre così, due passi avanti e tre indietro. Per una volta mi sorprendo d’accordo con Gerardo D’Ambrosio, ex numero due della Procura della Repubblica di Milano, sul senso di nausea sollevato dall’epilogo della vicenda legale che ha sconvolto il calcio italiano. Sembrava che con il primo grado del processo a Calciòpoli si potesse riuscisse a dare una spallata decisa, per quanto sostanzialmente accomodante, al malaffare dei soliti noti di un mondo ormai privo degli unici valori che dovrebbero animare lo sport. Sarà retorico ma è così, perché c’è anche gente che gioca pulito (o sostanzialmente pulito, il che ai vertici del calcio non fa differenza) ed è la maggioranza. E invece la sentenza di appello ha fortemente ridimensionato l’esito, con condanne semplicemente vergognose che lasciano le cose quasi invariate e non danno certo lo scossone che certi club più simili ad aziende meritavano.
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Farina del suo sacco

Renato Farina, giornalista e vicedirettore di Libero, sta subendo un vergognoso linciaggio mediatico. La sua collaborazione con il Sismi in relazione alla vicenda del sequestro Abu Omar, imam gravemente implicato nella gestione e nel controllo di una rete di reclutamento di aspiranti "kamikaze" - termine improprio, inaccettabile semplificazione giornalistica - in vili attentati terroristici ai danni di civili di tutto il mondo, sequestrato a Milano dalla Cia in collaborazione con esponenti dei servizi segreti italiani, è stata ritenuta penalmente perseguibile dalla Procura di Milano, che su di lui indaga per favoreggiamento in reato non meglio specificato nell’ambito di un’inchiesta che ha colpito i vertici del servizio segreto militare nazionale. Al di là dell’aspetto penale del coinvolgimento di Farina, si pone una questione di etica professionale.
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