Articoli con tag 'new_york_times_on_line'

Quell’istinto naturale che c’è in te

"An exquisite
corpse,
trampled over"
Nel video su Beppe Grillo embedded nella versione online dell’impietoso articolo dedicato dal New York Times allo sfacelo della situazione politica, economica e sociale dell’Italia di oggi che ha provocato la piccata reazione di O’ Presidente dal luogo del delitto, la Rai viene descritta come un network televisivo di proprietà del governo (*).

Il concetto di lottizzazione può evidentemente essere afferrato appieno solo con passaporto tricolore, ma, accostata all’“Ours is not a happy situation, but it is better than before” detto da Prodi, la definizione fa tremare le vene ai polsi.

Continua a leggere ‘Quell’istinto naturale che c’è in te’

The Times they are A-changing

Il New York Times ha annunciato che, dato anche lo scarso peso degli introiti annuali ricavati dagli abbonamenti (10 milioni di dollari) rispetto alla raccolta pubblicitaria, tra oggi e domani tutto il materiale pubblicato on line sarà liberamente accessibile del tutto gratuitamente da qualunque utente della rete. La lettura di alcuni editoriali e la consultazione degli archivi era possibile infatti, in precedenza, soltanto aderendo ad un’offerta a pagamento chiamata TimesSelect. [ CNet News ]
[ Technorati Tags: , , , ]

Lo stato dell’antiterrorismo oggi in Gran Bretagna secondo il NYT

In una cupa valutazione ad ampio spettro della minaccia fronteggiata dal suo stato, il responsabile della massima struttura antiterrorismo della Gran Bretagna Peter Clarke ha dichiarato che Al Qaeda è sopravvisuta ad un "prolungato assalto multinazionale" e che i suoi sostenitori hanno stabilito "una tendenza inesorabile verso la pianificazione di attacchi più ambiziosi e distruttivi". "L’unica conclusione sensata che se ne possa trarre è che subiremo un nuovo attacco", ha aggiunto Clarke martedì sera, specificando che circa 100 sospetti terroristi sono in attesa di processo in Gran Bretagna — in aggiunta a numerosi processi attualmente in corso — i cui casi confermerebbero un trend emerso fin dal 2004 che vede giovani musulmani britannici partire per il Pakistan per addestrarsi e ricevere istruzioni prima di tornare indietro e organizzare attacchi terroristici.

La conferenza di Clarke presso la sede del Policy Exchange, un gruppo privato di ricerca politica, è stata significativa sia per i contenuti che per il momento in cui è giunta, offrendo una rara veduta d’insieme dello sviluppo delle minacce terroristiche e delle contromisure segrete di intelligence maturati dall’11 settembre 2001 fino ad oggi. Si è inoltre svolta mentre sta per essere pronunciata la sentenza relativa ad un processo per terrorismo che ancora una volta focalizzerà l’attenzione nazionale sulle complessità insite nel dover fronteggiare ciò che Clarke ha definito "reti interne ad altre reti, connessioni interne ad altre connessioni e collegamenti tra individui che travalicano i confini locali, nazionali e internazionali". Usando un linguaggio insolitamente acceso, Clarke ha inoltre preso posizione contro individui non meglio identificati — presumibilmente ufficiali governativi — che lascerebbero trapelare "elementi di intelligence operativa altamente sensibili, spesso già classificati". Citando come esempio le azioni di polizia avvenute a Birmingham nello scorso febbraio, in occasione delle quali cronisti di Londra erano a conoscenza dei dettagli di un presunto piano per decapitare un militare britannico di religione musulmana quasi prima che i detenuti fossero arrivati nelle stazioni di polizia presso le quali li si stava conducendo per gli interrogatori".
Continua a leggere ‘Lo stato dell’antiterrorismo oggi in Gran Bretagna secondo il NYT’

Un allarme mangime (anche) per cani e gatti italiani?

Più di 60 milioni di confezioni di cibo per cani e gatti prodotte dalla ditta canadese Menu Foods di Streetsville, Ontario, e commercializzato con diversi marchi famosi anche in Italia, sono state messe in relazione con il decesso di alcuni animali domestici a causa di disturbi renali. Secondo l’azienda, nessun problema sarebbe stato riscontrato nei campioni di mangime sottoposti ai test eseguiti, sebbene i decessi coincidano con l’inizio dell’impiego da parte di Menu Foods del glutine proveniente da una nuova azienda fornitrice della fonte proteica usata come addensante tra gli ingredienti del cibo per cani e gatti. Secondo l’articolo del New York Times, tra le marche con cui le confezioni richiamate vengono commercializzate sarebbero incluse anche le famose Iams e Nestlé, oltre a vari altri brand segnalati nelle pagine del sito della ditta canadese.
[ Technorati Tags: , , , , , , , , ]

Update (21 marzo): nel frattempo, a Chicago, la Menu Foods viene portata in tribunale dalla proprietaria di un gatto abbattuto per problemi renali dopo che aveva perso metà del suo peso in quattro giorni avendo consumato una busta di alimenti difettosi. Tra le marche sospette, in tutto una quarantina per gatti e ben 51 per cani, anche le note Eukanuba, PetCare e Science Diet. Mentre la Food and Drug Administration parla di 14 animali uccisi finora (di cui alcuni durante la fase di test in azienda), Il Centro di Medicina veterinaria della Federal Drugs Administration degli Stati Uniti parla di cinque ulteriori decessi e ne prevede altri.

“Cara, c’è un gatto brevettato sul divano”

Solitamente, chi è più sensibile al fascino della natura nella sua espressione più immediata e autentica non fa mistero delle proprie resistenze di ordine morale di fronte alla semplice idea di un organismo geneticamente modificato. Stranamente, però, dimostra spesso molta freddezza in meno nei confronti dei risultati più strabilianti e futuribili delle scoperte scientifiche che alla produzione di quegli OGM hanno spianato la strada, ovvero quelle sulla mappatura genetica delle più svariate varietà vegetali e animali, fino alla decodifica dell’intero patrimonio genetico della stessa specie umana.

Certo il tema è complesso perché interseca questioni etiche, religiose e mediche di varia portata, non ultime quelle relative alla possibilità di ridurre la sofferenza umana in caso di esposizione a situazioni potenzialmente dannose o patogene. Per non parlare delle applicazioni delle biotecnologie in ambito chimico-farmaceutico, con l’opportunità di modificare con varie finalità terapeutiche le più diverse molecole esistenti in natura. Ma è probabilmente con l’introduzione delle biotecnologie nella sfera del quotidiano e del superfluo che le riserve etiche si fanno più pressanti.

E’ accettabile che si modifichino i geni di una specie animale come quella del gatto domestico solamente per risolvere il problema di una convivenza altrimenti alquanto invalidante agli amanti dei felini che sono però allergici alla proteina contenuta nel suo pelo? Ed è lecito considerare trascurabile il loro desiderio di allietare la propria esistenza con la compagnia della bestiola preferita senza ricorrere all’uso massiccio di antistaminici, prove allergiche e filtri per l’aria?
Continua a leggere ‘“Cara, c’è un gatto brevettato sul divano”’

Neutralizzare la neutralità, per rendere il Web meno libero

In questo caso non è in gioco il buono stato di salute del mercato, che è uno dei presupposti per lo sviluppo di una società che rifiuti di rimanere imbrigliata dai laccioli di uno statalismo di maniera troppo incline ai generici richiami moralistici ad un "conflitto di interessi" giuridicamente fumoso, dovuto più a ragioni di propaganda elettoralistica che ad autentico scrupolo etico. Quella che in questi giorni si prospetta per la realtà statunitense, e di riflesso per il modo intero, è una vera e propria minaccia ad una parte fondamentale della libertà come da tempo siamo abituati a viverla, ossia al Web così come lo abbiamo inteso fino ad oggi, ovvero come un territorio immenso e tutto sommato ancora vergine in cui ogni soggetto può (ancora per quanto tempo?) godere potenzialmente della stessa visibilità a prescindere dalle proprie dimensioni e dalle proprie intenzioni o propensioni: il sito di una potente mutinazionale come l’ultimo diario on line arrivato nella blogosfera. Fino ad oggi, chiunque poteva ancora farsi notare a prescindere dai mezzi economici e, sostanzialmente, dal bagaglio di conoscenze informatiche che deteneva, all’interno di un circuito in grado di alimentare innovazione, opportunità di partecipazione democratica e crescita economica. Ma è già stato approvato alla Camera dei Rappresentanti, e dopo la pausa estiva aspetta la discussione nel Senato a stelle e strisce in questi giorni, un provvedimento tristemente storico che mira a riconoscere alle grandi compagnie di telecomunicazioni via cavo e telefoniche, quali AT&T, Verizon e Comcast, il diritto al trattamento differenziato dei dati che transitano sulle proprie infrastrutture tecnologiche, con la possibilità di introdurre criteri di preferenza sui relativi contenuti. In altre parole, i grandi fornitori di accesso ai servizi web che possiedono in America le reti fisiche su cui appunto viaggiano le più svariate espressione della rete globale potrebbero mettere in atto un approccio che tecnicamente è sempre stato possibile anche se mai, finora, concretamente applicato: la diversificazione della velocità con cui i contenuti web vengono instradati e trasmessi, a seconda della loro origine o proprietà. E quindi l’introduzione di un "pedaggio", fatto di tariffe differenziate sulla base degli equilibri di mercato, che permetta ai titolari di testi, immagini, filmati, software, servizi e prodotti vari di aggirare l’ostacolo e non vedersi drasticamente ridotte le possibilità di raggiungere l’utente finale con un sensibile ritardo rispetto, poniamo, ad un’azienda concorrente (si pensi al danno che potrebbe derivare ai grandi motori di ricerca).
Continua a leggere ‘Neutralizzare la neutralità, per rendere il Web meno libero’

“L’utente non è raggiungibile perché potrebbe essere stato rapito o bombardato”

Secondo cifre pubblicate lo scorso anno dal Dipartimento di Stato, in Iraq esistono attualmente 7.1 milioni di utenti di cellulari, rispetto agli 1.4 milioni di due anni fa. Alcuni iracheni arrivano a spendere 800 dollari per un Humvee, il secondo nella scala dei modelli preferiti dai soprannomi (Apache, Allawi) legati ai mezzi militari USA o all’aspetto dei politici locali. I combattenti usano i cellulari per comunicare e far esplodere le bombe, gli Iracheni di tutte le sette per evitare il pericolo e informare costantemente i familiari della propria posizione. Tra gli adolescenti iracheni i cellulari, spesso protetti da custodie trasparenti come da noi si usava fino a qualche anno fa, sono desiderati non solo perché di moda ma anche in quanto unica forma di espressione, non avendo finora attratto in alcun modo manifestazioni di intolleranza religiosa in un paese in cui lo scorso maggio un istruttore di tennis e due gocatori sono stati colpiti a morte a Baghdad solo perché indossavano i calzoncini. I cellulari sono un must anche per gli ufficiali dell’esercito, che anziché scegliere i modelli dal fiorente mercato dell’usato si rivolgono ai ricchi cataloghi provenienti dagli Emirati Arabi Uniti e li utilizzano per ricevere soffiate relative ai traffici di armi o al posizionamento di ordigni. Gli operatori umanitari ricevono sui cellulari le immagini di chi è torturato o ucciso dopo un rapimento dalle squadre della morte, che usano quelli di testimoni o parenti delle vittime. I cellulari sono usati anche per alleviare lo stress e la frustrazione, con video in circolazione che prendono di mira i soldati americani, il presidente Talabani, i musulmani radicali o lo stesso Saddam. O anche la mancanza di energia elettrica o di gas. [ New York Times on line ]

A-O-hell, o della Customer Scare

Un esilarante articolo del NYT segnala la storia di Vincent Ferrari, blogger americano avventuratosi in una telefonata al call center del provider Internet AOL per chiedere la cancellazione del proprio account. E’ stato tenuto inchiodato alla cornetta per 21 minuti da un addetto fermamente convinto di poter "salvare" il cliente, recitando un copione da modesto addetto vendite totalmente disinteressato al senso delle sue parole e convinto di poter mantenere accesa una qualche forma di contratto con l’azienda. Fin qui, niente di nuovo.

La novità, se vogliamo, sta nell’aver registrato la telefonata per poi renderne disponibile il file audio tramite il proprio sito, attirando l’attenzione della blogosfera e della Nbc e obbligando il provider a lettere di scuse e alla ridefinizione formale delle clausole di disimpegno dai servizi offerti. John, l’addetto al call center che avrebbe percepito un bonus in caso di "salvataggio" del cliente guardandosi però dal soddisfarne le esigenze, è stato prontamente licenziato per aver ignorato la richiesta di cancellare l’account ripetutagli almeno 21 volte nel corso della telefonata. Altro caso di customer dissatisfaction è quello di Brian Finkelstein, altro blogger, che ha filmato il tecnico Comcast intervenuto al suo domicilio di Washington per la sostituzione di un modem e addormentatosi al telefono in attesa di risposta dalla propria ditta. Il video, intitolato "A Comcast Technician Sleeping on My Couch", è disponibile tramite You Tube a questo link. Per la cronaca, pare che il tecnico sia stato anch’egli licenziato.
Continua a leggere ‘A-O-hell, o della Customer Scare’