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A Natale puoi fare quello che non puoi fare mai

Passare la Notte di Natale con i parenti più stretti, come sempre, spacchettando regali reciproci che aumentano di anno in anno. Nel senso del numero: novantatré, una media di 10 a testa. Che schifo. Passare l’intera giornata con gli stessi parenti all’insegna della trasgressione e dei bagordi più perversi: a sfasciarsi di cibo, chiacchierare, giocare a tombola, guardare film Disney e annoiarsi quel sano tanto che basta. Rincasare nel cuore della notte senza quasi far caso al tizio che sgattàiola dentro il portone dietro l’auto fino all’altra scala, e che ne riemerge dopo tre minuti mentre si parcheggia. Salire le scale a piedi nella speranza di interferire positivamente con il ciclo digestivo, notando un pianerottolo illuminato a giorno, senza farci caso, tirando dritto. Trascinarsi lungo la rampa di scale parallela a quel che resta dell’uscio dell’appartamento sottostante quello in cui si spera di trascorrere almeno una mezz’ora di fase REM. Finire le scale realizzando poco a poco. Dapprima che non è sensato che stiano facendo lavori di ristrutturazione alle tre del mattino, poi che i calcinacci sbriciolati sul pianerottolo sono compatibili solo con battenti esterni divelti dagli stipiti. Dall’esterno, a forza, in un paio di minuti al massimo, e appoggiati uno sull’altro senza complimenti. Nei palazzi antichi possono essere fuscelli. Chiamare il 112 e aspettare tappati in casa come conigli. Continua a leggere ‘A Natale puoi fare quello che non puoi fare mai’

Ma proprio a tutti

Buon Natale a tutti. Compreso chi, in nome di un pretestuoso e distorto senso del multiculturalismo o di un laicismo che con una sensata e serena laicità non ha niente a che fare, è convinto di poter allegramente imporre la dittatura della retorica del politically correct e del materialismo sottovuoto e smemorato, dell’ateismo più provocatoriamente snob e del paganesimo più ipocrita, e per questo censurare di una cultura appunto i simboli, i riti e la spiritualità non solo religiosi, fondamenti guardacaso imprescindibili almeno dell’identità di un intero continente. Benché rifiutandoli li odii, e odiandoli odii se stesso e in realtà ognuna delle diversità che è convinto di difendere, o di volerlo fare. Anche se forse, semplicemente, tutto questo, non lo sa. Buon Natale. [ Technorati Tags: , ]

Abetuaries

Cara, vecchia abitudine di riportarli al vivaio. La triste fine degli alberi di Natale dismessi.

E’ qui la festa?

Una lista in ordine sparso di cosa dovrebbe essere obbligatorio perdersi del periodo natalizio, per legge. Le ore spese per l’acquisto di regali inutili e comunque sbagliati dell’ultimo momento. Le attese in coda nei negozi o ai grandi magazzini per pagare con atroci sbalzi di pressione nei due sensi, provocati alternativamente da temperature degne di una stalla industriale e inalazioni di anidride carbonica allo stato puro, da far venire voglia di passare il resto della vita a respirare in un sacchetto o immobilizzati in ripostiglio. La cerimonia dell’apertura dei pacchetti, sempre troppi e smodatamente promettenti, conclusa con i crampi alle guance per il sorriso di rigore, la carta straccia da spalare e il rimpianto di non aver passato la serata a leggere sulle scale in pianerottolo o guardando le decorazioni natalizie appese fuori dalle porte, magari con il gatto o altro animale di casa. Le feste a casa di amici o parenti confusionari convinti di essere irresistibili e moderni, in cui si finisce regolarmente per parlare degli eventi più tristi, degli straordinari viaggi degli astanti o dei corsi più svariati che gli immancabili iperattivi stanno frequentando con profitto da ormai 2-3 mesi (esibizione teorico-pratica facoltativa). I cenoni trascorsi mangiando troppo e lentamente, perché tanto bisogna arrivare a mezzanotte stando a tavola, senno’ che gusto c’è. Lo scambio di auguri in cortile con quei vicini temuti fin dagli anni Settanta, che si eviterebbero a costo di arrampicarsi su un pluviale e prendere la via dei tetti pur di cambiare percorso. Il discorso del Presidente della Repubblica, che indossa una nuova verginità politica confezionata per l’occasione. Le telefonate obbligatorie. I bastoncini di incenso accesi, che fanno concludere le Feste con due chiodi infissi sulle sopracciglia e la nostalgia delle bucce di mandarino lasciate essiccare dagli zii sulle feritoie della stufa, quando ci si riuniva per giocare a tombola in mezzo al baccano dei cugini, che non si sentiva perché era il periodo in cui si faceva di ogni anno trascorso un titolo di merito personale, e si poteva rimanere male alla scoperta che, a differenza dei mesi, non ricominciavano da capo una volta finiti.

O salti ’sta finestra. Ops

Non c’è che dire, fa sempre piacere accingersi a celebrare il Natale in un paese che ha le idee chiare in fatto di religiosità. Tema paradossalmente tra i più laici, ma non per questo legittimamente assumibile, sempre che si aspiri ad un briciolo di credibilità, come riserva personale di caccia alle farfalle del paravento ideologico, nella speranza di poterne eventualmente fare, a sinistra come a destra, qualcosa di più o meno confacente ai propri bisogni personali, vezzi intellettualistico-politici o mai imprescindibili urgenze editoriali, a seconda del piede con cui ci si è alzati la mattina. Perché di fronte alle reazioni scatenate dalla dichiarazione con cui il Vicariato di Roma negava il consenso alle esequie di Piergiorgio Welby, è spontaneo chiedersi come e perché ci si voglia ergere a maestri di pensiero in ambiti a cui nello stesso tempo si tenga a dichiararsi ben estranei, se non apertamente avversi nella propria visione del mondo. E sarebbe farsesco, se non avvenisse sulla scia di eventi dolorosi per chiunque, il fatto di riuscire a razzolare nel letame ideologico anche a spese di un defunto cui si deve solo il più rispettoso silenzio. Ma è così difficile capire che accettare di essere cattolici comporta il riconoscimento dell’autorità della relativa Chiesa, che un funerale è cattolico solo se celebrato dalla suddetta e che la fede è un fatto del tutto facoltativo, ben lungi dall’essere prescritto dal medico come farmaco salvavita? Decisamente un paragone avventato, ma probabile acqua fresca di fronte alla faccia tosta delle strumentalizzazioni più indifferenti ai valori della spiritualità della vita e della morte. Anche di chi se ne infischia o, peggio, li ritenga di esclusiva pertinenza di una visione non laica delle stesse. Il che la dice già molto lunga. Prendere o lasciare, l’uscita è (generalmente) in asse con l’altare: fa anche rima. Buon Natale. [ Weekend OpenTrackback @ The Right Nation ]