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BubuSette

E’ proseguita ieri sera con una nuova puntata di Tv Sette dagli usuali toni epici da virtuosi paladini del bene collettivo la campagna organica targata Rai di disinformazione e delegittimazione ai danni di Mario Scaramella, e indirettamente della Commissione Mitrokhin, con tanto di giudizi del tutto gratuiti in assenza di una eventuale condanna (ma lo stesso si potrebbe dire anche in presenza di questa). Alla faccia della tanto sbandierata obiettività giornalistica e della più elementare sensibilità garantista, che come si sa risente dell’affascinante fenomenologia della corrente alternata, squallida banderuola miseramente esposta al vento del potere. Qualcosa mi dice che con analoga tempestività troveremo la puntata sul sito di Raiclick. Resta da vedere se le procure italiane mostreranno verso la ben più scottante documentazione che Scaramella ha dichiarato di custodire fuori dall’Italia la stessa solerzia dimostrata nel setacciare e dare in pasto alla stampa la vita privata di un libero cittadino, alla ricerca di episodi che diventano inezie da oratorio se paragonati al curriculum medio del più candido manager di certe cooperative… [ Weekend OpenTrackback @ The Right Nation ]

Regimental

E’ stupefacente come in Italia si abbia la faccia tosta di manipolare la legge e i bisogni che essa riflette e rappresenta a proprio uso e consumo, oltre all’abitudine di attribuirne acriticamente e surrealmente il malcostume al prossimo. Sembra che il polverone sollevato dalla questione intercettazioni, le polemiche seguite all’uso distorto da parte della stampa di materiale anche illegalmente raccolto frugando nelle vite di liberi e privati cittadini, l’indignazione con cui si reagiva alla trascrizione dei messaggi di passione tra calciatore e velina di turno, e infine il decreto legge discusso e approvato in Parlamento solo pochi giorni fa per correggere la condotta di aziende e testate giornalistiche sempre più simili ad apparati dello stato, siano oggi argomenti "dimenticati".

Il nostro paese ha una memoria storica patologicamente corta, o meglio ricorda solo ciò che vuole ricordare, il che non equivale comunque a escluderne problemi funzionali. Perché da qualche giorno i quotidiani sono tornati a non farsi scrupolo di pubblicare intere conversazioni telefoniche di dubbia acquisizione e registrate non a semplici cittadini, il che sarebbe già grave, ma a un senatore della Repubblica investito da un delicato incarico istituzionale da parte di quello stesso Parlamento alla cui sovranità, da sinistra, non si esita a ricorrere per difendere in nome degli ideali democratici gli argomenti di volta in volta funzionali ai propri interessi di bottega. Sarebbe interessante sapere su quali basi si possa giustificare, nell’immaginario giuridico della classe politica e di quella giudiziaria che sempre più colpevolmente la rappresenta, il rapporto esistente tra il decreto ormai diventato legge dopo una sostanziale convergenza tra tutte le forze parlamentari e la disinvolta divulgazione e pubblicazione delle conversazioni private intercorse tra il Senatore Paolo Guzzanti e un consulente della Commissione Mitrokhin da lui presieduta in 4 anni di lavoro scomodo e ignorato dai mass-media e dall’opinione pubblica, ma non abbastanza da dover essere protetto da una scorta armata.

Un’attività nella quale Guzzanti sostiene di poter e voler dimostrare di aver sempre accolto con estrema cautela e senza strumentalizzazioni le informazioni fornite da quel Mario Scaramella che ora langue in un letto d’ospedale a Londra, senza la minima idea sulle proprie possibilità di sopravvivere ad un’avvelenamento subito per aver evidentemente colpito i punti nevralgici di una rete di potere e connivenze che dovevano rimanere nell’ombra. E venendo preso in considerazione, dall’Italia, solo per essere inquisito, per aver tramato contro i poteri forti. Tutto questo, sulla scia di una serie di omicidi efferati che certo elettorato si permette di sbeffeggiare volgarmente (ma guai a toccargli le vittime santificate) e che i suoi degni rappresentanti non esitano a liquidare come guerra tra spioni moralmente compromessi. Ovviamente, come sempre, in modo selettivo, ovvero isolando ideologicamente le vittime nobili da quelle ignobili, confermando l’odio di cui è capace dietro ipocrite professioni di pacifismo a corrente alternata. Se aggiungiamo tutto questo alla spaccatura oggi in atto tra il potere esecutivo e quello giudiziario da un lato e quello legislativo sostenuto dalla maggioranza della popolazione sana di mente dall’altro e all’atteggiamento dimostrato dalla sinistra e nel migliore dei casi formale maggioranza di governo innanzi alle dimensioni e al significato della manifestazione con cui ieri l’Italia di centrodestra ha messo alle corde una classe politica oggi più che mai delegittimata, il risultato è soltanto uno e tragicomico: regime.