Articoli con tag 'libano'

Intanto i gatti di Beirut

Dal giorno in cui, durante la crisi dell’estate 2006, decisi di pubblicare un appello a favore di BETA (Beirut for the Ethical Treatment of Animals), sono diventato un destinatario a dire il vero piuttosto distratto della newsletter regolarmente inviata dall’organizzazione libanese che si prende cura degli animali sofferenti anche a causa delle precarie condizioni politiche del paese mediorientale. Il tempo non è mai abbastanza, ma cerco sempre di dare una seconda chance al materiale normalmente destinato alla cartella spam della mia posta, e la maggioranza delle decine di newsletter cui sono ancora abbonato per l’esclusiva pigrizia di richiedere la cancellazione dalle rispettive liste di destinatari non fanno certo eccezione. Ma stavolta, complice la melensa atmosfera prenatalizia, voglio riportare per intero il contenuto dell’ultimo numero dell’"organo" di BETA. Spesso nelle newsletter, si sa, si lavora (anche) di fantasia, ma mi piace pensare che dietro un testo che sembra studiato apposta per far leva su una causa facile e sul buonismo di questi giorni, ci sia almeno una persona che veramente si prende cura degli angeli a quatto zampe. Vale per Beirut, dovrebbe valere anche per Grosseto o Marcallo con Casone.
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Quelli dell’”interposizione”

Sarà abbastanza per ricordarci che laggiù ci sono anche i nostri militari, tra l’altro con armamenti insufficienti grazie a scelte politiche miserabili, e che sarebbe finalmente il momento di mandarci uno straccio di inviato? Mentre ci si gingilla tra un rotocalco in maniche di camicia e l’altro, si intende.
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Missioni di Pacs

Sarà l’atmosfera solo vagamente natalizia, ma una volta conclusa in pompa magna la missione militare in Iraq con tanto di ipocrita esibizione di retorica antimilitarista e cerimonie di presunto omaggio alla bandiera che sfioravano il vilipendio per goffaggine e manifesta inadeguatezza alle più applaudite performance di imposizione taumaturgica delle mani, l’ansia reportistica della stampa nostrana sugli scenari di guerra che vedono coinvolte le nostre Forze Armate pare essere magicamente e misteriosamente evaporata. Che fine ha fatto l’eroico senso del dovere delle gloriose testate autoinnalzantisi ad archetipo dell’obiettività giornalistica? Che ne è del fiero sprezzo del pericolo degli eroici e privilegiati (che culo!) Garanti della Notizia tradizionalmente riluttanti alla copertura informativa delle tensioni sociali e dei problemi umanitari, ma solo se comportava un chilometraggio Scud, inferiore a una gittata mediorientale o terzomondista? Che siano subentrate nuove soglie di tariffazione turistica per l’etica mondana del più divistico reportariato-tutto-compreso e per il codice azionario dell’informazione di regime di cui è sempre più drammatica ma non necessariamente consapevole espressione? Mentre il rispetto delle istanze democratiche nel paese dei cedri viene calpestato dagli amici del governo che marciano, anzi campeggiano, su Beirut (estintori cercansi), l’Italia che rifiuta il pacifismo all’ingrosso buono solo a coprire le mutande delle nonne in sottana - ammesso che ne esistano ancora - aspetta di vedere uno straccio di servizio o leggere un avanzo di articolo su cosa cazzo ne sia delle truppe italiane in Libano. Per la cronaca, giusto nel caso qualcuno pensi che Iraq e Afghanistan avessero l’esclusiva e mentre ai nostri si chiede di sorvegliare pacificamente che avvenga il disarmo di Hezbollah (ma è all’ordine del giorno ONU l’uso, anche massiccio e a bruciapelo, del turpiloquio a scopo dissuasivo), a Tripoli - ebbene sì, quella libica non bastava - è in corso una manifestazione in sostegno del s’ignora fino a quando premier Siniora, e si staglia all’orizzonte un colpo di stato con violenta "deposizione" della classe dirigente sunnita restia a piegarsi a un nuovo corso di tragica e sanguinosa colonizzazione siriana, con annessa guerra civile. L’ho sempre pensato, che i libanesi fossero precoci.

Eri triste laggiù in CPT

Oltre all’uscita del parlamentare di Rifondazione Comunista Francesco Caruso dal Centro di Permanenza Temporanea di Crotone-Isola Capo Rizzuto in cui tanto per non perdere confidenza con le sbarre si trovava da ieri ("Intendiamo rimanere qui a oltranza") spalleggiato dalla sensibile educatrice e collega Heidi Giuliani, l’altra cattiva notizia della giornata è che a Beirut non c’è più neanche l’ombra del governo di Fouad Siniora e il paese è nel caos, cioè in balia dei sostenitori della milizia terroristica Hezbollah, che hanno letteralmente messo a ferro e fuoco la città. Con buona pace del capo del governo Prodi, che quest’estate, spinto da insopprimibili istanze "pacifiste", aveva battuto i piedi perché mandassimo laggiù le nostre forze militari "di interposizione" con il compito di sorvegliare sulle operazioni di disarmo del "partito di Dio" dopo la guerra con Israele. Insomma, sebbene in queste ore "qualcuno" abbia ancora il fegato di usare nei titoli il termine manifestazione, in Libano il governo moderato eletto democraticamente sta per soccombere a un colpo di stato e il palazzo dell’esecutivo sta letteralmente resistendo a un assedio. Chissà come lo spiegherà il mininistro degli Esteri D’Alema, che ad agosto non trovava niente di meglio da fare che girare sorridente tra le strade di Beirut tenendo sotto braccio un rappresentante del "partito di Dio", fulgido esempio del rispetto dei valori democratici. Magari come risultato dell’ennesima montatura di una commissione parlamentare di vigilanza italiana. [ Hezbocquah ]

Pacifismi

Oggi nessuno sottolinea il fatto che l’Italia ha mandato 2.500 soldati in Libano, una delle regioni più pericolose del mondo. Mentre l’Iraq è stato per tre anni nell’occhio del ciclone, oggi non ci sono bandiere arcobaleno ai balconi né marce per la pace, e i media guardano da tutt’altra parte. Eppure entrambe le missioni sono in Medio Oriente. Entrambe sono legittimate da risoluzioni dell’Onu successive a una guerra, la 1546 del 2003 per l’Iraq e la 1701 del 2006 per il Libano, che invitano esplicitamente tutti i paesi membri a inviare soldati. Entrambi vedono una partecipazione più o meno significativa della comunità internazionale, 30 paesi in Iraq e 6-8 in Libano. Entrambi prevedono per i nostri soldati la facoltà di rispondere al fuoco se attaccati, e il ministro Parisi ha affermato che la missione in Libano sarà “lunga, pericolosa e difficile”, mentre la pericolosità della missione in Iraq purtroppo si è vista nella morte di diversi soldati. La differenza discriminante sta nel fatto che la missione in Iraq fu voluta dal governo Berlusconi, quella in Libano dal Governo Prodi. E’ evidente allora la strumentalità e l’infondatezza del clamore orchestrato per tre anni dai movimenti pacifisti, teleguidati dai partiti dell’Unione, che oggi hanno messo l’elmetto e applaudito la partenza dei militari. [ leggi –> Ideazione.com ]

Il silenzio assordante sul fronte libanese

I sogni svaniscono all’alba. E’ quindi ora di dare la sveglia a Romano Prodi. I suoi sogni sul Libano come villaggio turistico dove il mondo s’ incontra all’happy our nasconde una realtà opposta. La sveglia squilla forte (…). [-> Joyce]

Vecchio scarpone, quanto tempo è passato

Ne è passato sicuramente troppo da quando l’attuale governo, ansioso di trovare a livello internazionale una legittimazione sempre più sfuggente in ambito interno, ha alzato entrambe le mani e tutto l’alzabile all’appello. Quello per diventare giulivi capiclasse dell’armata Brancaleone da inviare in territorio libanese prima che se ne chiarissero i presupposti, in quella che si prospetta forse come la più difficile missione militare del dopoguerra. Mentre cioè gli altri esecutivi europei ciurlavano nel manico, ossia facevano il pesce in barile, ovvero facevano gli italiani attendisti ma meno sprovveduti, il nostro ha posto seriamente le basi per scaraventare i quadri militari nazionali a quella che appare l’ormai inevitabile guida quantomeno morale ma quasi sicuramente anche operativa della delicata campagna in Medioriente. Salvo poi voltarsi per interrogarsi eroicamente, con lo stile inconfondibile consueto alla compagine "progressista" che ci rappresenta nel mondo, anziché fermarsi a riflettere sull’unico mistero davvero cruciale della questione libanese, ancora da risolvere prima che sia troppo tardi. Continua a leggere ‘Vecchio scarpone, quanto tempo è passato’

Ossequi alla Siniora

Leggere i giornali in questi giorni è uno spasso. C’è gente che pensa davvero che si possa governare un paese infilandosi fiori tra i capelli e facendo girotondi avvolti in bandiere arcobaleno attorno ad un falò (a proposito di Ferragosto). La realtà invece è fatta di tragedie, tensioni, morti, minuti contati. Non c’è spazio per le fantasiose custodie di occhiali vezzosamente ostentate e l’intercalare ossessivo, diciamo. La posizione delle sinistre italiane (non ce l’ho con Wanna Marchi e figlia) è un trionfo di equilibrismi e contraddizioni. Levantinismi, data la situazione. Loro sono contro la guerra, per la pace… Infatti avallano una "forza di interposizione" tra Israele e Libano che non sembra esattamente destinata a distribuire palloncini colorati al confine tra i due paesi. Lo ha detto l’ONU, d’altra parte. Quella vera, mica quella farlocca. Lo ripetono loro, che tengono a evitare qualunque spargimento di sangue: infatti manderebbero Polizia e Carabinieri a combattere il crimine tramite offerte di noccioline e scatole di cioccolatini agli incroci. "Mani in alto, nel nome della Nestlé!". Custodie vuote di biro con pallina di carta a mo’ di cerbottana per i più facinorosi. Perché "quando si ha un’arma si finisce per usarla", e "qui non siamo nel farwest" (rigorosamente minuscolo e tuttoattaccato, se no fa troppo occidentale e Cossutta s’incazza). Ma tanto la proprietà privata è un’opinione, salvo quando non è loro. Già che ci siamo, potremmo mandare i nostri in Medioriente disarmati: "scusi, signor Hezbollah, mi consegnerebbe il suo AK-47? Me lo ha detto il signor Diliberto, che è culo-e-camicia con il suo capo". Continua a leggere ‘Ossequi alla Siniora’

Dalla parte degli animali/2

Ricevo e pubblico la graditissima risposta di Joelle Kanaan, co-fondatrice di BETA (Beirut for the Ethical Treatment of Animals), a un mio messaggio di incoraggiamento del 2 agosto scorso. Joelle è animatrice dell’organizzazione e una dei due eroici volontari coraggiosamente mobilitatisi in aiuto degli amici animali rimasti intrappolati nello zoo della capitale libanese di cui ho scritto qui. E’ incredibile e indicativo che qualcuno si preoccupi di rispondere a un’e-mail sotto i missili.
Comunque queste sono le sue parole: Continua a leggere ‘Dalla parte degli animali/2′

e-Mel

Dalla parte degli animali, senza frontiere

La guerra attualmente in corso in Medio Oriente tra Hezbollah ed Israele, con i pesanti attacchi missilistici portati sul  territorio degli stati ebraico e libanese, pone come sempre in questi casi anche un problema umanitario che riguarda non solo le troppe vittime soprattutto civili coinvolte nelle carneficine in corso, ma anche la necessità di un sostegno alle popolazioni locali e dell’evacuazione dei cittadini di altre nazionalità, per lo più francesi, statunitensi, britannici e canadesi (gli Italiani sono stati tra i primi a partire), presenti soprattutto in Libano. Molti di questi hanno animali domestici al seguito, non ugualmente tutelati.

Mentre il governo francese avrebbe infatti provveduto a garantire anche il loro rientro, le legislazioni degli altri stati prevedono in tali casi protocolli di soccorso mirati alla salvaguardia esclusiva della persona che causano di fatto l’abbandono in loco degli eventuali animali domestici presenti al seguito, con altrettanti drammi personali che prevedibilmente si aggiungono alla tragedia della situazione generale di morte, distruzione e instabilità. I più deboli, cioè in questo caso gli animali, hanno ovviamente la peggio. Come avvenuto anche la scorsa estate l’indomani dell’uragano Katrina nei territori della Louisiana, non mancano in simili situazioni i casi di individui giustamente indifferenti ai divieti e disposti a condividere con il loro cane o gatto un assurdo destino di abbandono e quindi di morte per fame o stenti nei luoghi colpiti dal disastro. Numerose sono le organizzazioni animaliste che nel mondo si sono mobilitate per fronteggiare questa situazione. Grazie soprattutto all’impegno di HSUS, negli Stati Uniti è attualmente in discussione al Senato, dopo l’approvazione alla Camera dei Rappresentanti, il PETS Act (Pets Evacuation and Transportation Standards Act), che mira appunto alla apparentemente ovvia estensione del soccorso immediato anche agli animali di pertinenza delle persone colpite da eventi calamitosi.
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C’è qualcosa che mi sfugge

Hezbollah lancia razzi Katiuscia su Nazareth.
Rabia e Mahmoud Talouzi, 7 e 3 anni, muoiono.
Il padre, arabo israeliano, accusa il governo di Israele.
Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah, scusandosi definisce i morti di Nazareth "martiri come quelli in Libano, in Palestina e tra le fila della resistenza".

Hezbocquah

Il nostro governo di "pacifisti" si indigna esclusivamente per la reazione militare di Israele definendola "sproporzionata" rispetto agli attacchi missilistici di Hezbollah e Hamas anche su obiettivi civili e città di storia millenaria pur senza citarli, e magari mettendoli in discussione? I funambolismi verbali di una coalizione di maggioranza che si gingilla con neologismi più adatti ad un salotto radical-chic d’accatto che alla guida politica di un paese offendono l’intelligenza della nazione? Niente paura, ci pensa Oliviero Diliberto a rassicurarci dal rischio di una guerra nucleare in Medio Oriente. Il docente di diritto romano ed ex guardasigilli della repubblica, attuale segretario del Partito dei Comunisti Italiani amici del governo Prodi e del suo ministro D’Alema, invoca l’invio di nostre truppe di interposizione di pace al confine israelo-libanese. E se invece da quelle parti ci andasse lui, visto che può vantare una solida amicizia con lo sceicco Hassan Nasrallah, il leader di Hezbollah ("Esercito di Dio"), quel movimento paramilitare sciita e fondamentalista che ha lanciato gli attacchi suicidi come forma di lotta, avente come scopo la distruzione dello Stato d’Israele e al suo attivo centinaia di morti israeliani, americani, occidentali, civili e non? Continua a leggere ‘Hezbocquah’