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O salti ’sta finestra. Ops

Non c’è che dire, fa sempre piacere accingersi a celebrare il Natale in un paese che ha le idee chiare in fatto di religiosità. Tema paradossalmente tra i più laici, ma non per questo legittimamente assumibile, sempre che si aspiri ad un briciolo di credibilità, come riserva personale di caccia alle farfalle del paravento ideologico, nella speranza di poterne eventualmente fare, a sinistra come a destra, qualcosa di più o meno confacente ai propri bisogni personali, vezzi intellettualistico-politici o mai imprescindibili urgenze editoriali, a seconda del piede con cui ci si è alzati la mattina. Perché di fronte alle reazioni scatenate dalla dichiarazione con cui il Vicariato di Roma negava il consenso alle esequie di Piergiorgio Welby, è spontaneo chiedersi come e perché ci si voglia ergere a maestri di pensiero in ambiti a cui nello stesso tempo si tenga a dichiararsi ben estranei, se non apertamente avversi nella propria visione del mondo. E sarebbe farsesco, se non avvenisse sulla scia di eventi dolorosi per chiunque, il fatto di riuscire a razzolare nel letame ideologico anche a spese di un defunto cui si deve solo il più rispettoso silenzio. Ma è così difficile capire che accettare di essere cattolici comporta il riconoscimento dell’autorità della relativa Chiesa, che un funerale è cattolico solo se celebrato dalla suddetta e che la fede è un fatto del tutto facoltativo, ben lungi dall’essere prescritto dal medico come farmaco salvavita? Decisamente un paragone avventato, ma probabile acqua fresca di fronte alla faccia tosta delle strumentalizzazioni più indifferenti ai valori della spiritualità della vita e della morte. Anche di chi se ne infischia o, peggio, li ritenga di esclusiva pertinenza di una visione non laica delle stesse. Il che la dice già molto lunga. Prendere o lasciare, l’uscita è (generalmente) in asse con l’altare: fa anche rima. Buon Natale. [ Weekend OpenTrackback @ The Right Nation ]