Articoli con tag 'giustizia'

«Coraggio, Due Calzini, prendila: è pancetta…»

Al centro delle reazioni indignate seguite su stampa e blog di sinistra alla messa in onda di uno scadente servizio, trasmesso oggi dal programma di approfondimento di Canale 5 “Verissimo” offrendo un’immagine più o meno strumentale dello stesso giudice Raimondo Mesiano recentemente promosso dal Consiglio Superiore della Magistratura per «l’equilibrio, la diligenza e la laboriosità dimostrati» sul campo dopo aver affossato Mediaset sul piano finanziario con un risarcimento record alla Cir di Carlo De Benedetti nell’ambito della sentenza sul lodo Mondadori, e dopo che nel 2006 aveva pubblicamente brindato per la sconfitta di Berlusconi alle elezioni politiche (quello, insomma, che si può definire un magistrato di specchiata imparzialità), in un paese civile non dovrebbero trovarsi né i toni irridenti o di disprezzo, se non terroristici, già dilaganti tra gli autori dei suddetti blog nei confronti dell’autrice del pur discutibile “pezzo” e dell’intera azienda, né l’urgenza di designare la tecnica comunicativa usata dalla stessa con un sussiego tipicamente intellettualistico che finisce regolarmente per estendere con graziosa e demagogica benevolenza un non sempre implicito conato di repulsione a tutto un elettorato senza perdere occasione di dipingerlo come una massa indifferenziata, acriticamente e perennemente in balìa degli stilemi più triti di una comunicazione di stampo populistico, gli stessi a cui molti di quei blogger per primi, per le vie più svariate, sono soliti dovere la pagnotta anche nei casi meno sospetti. Sarebbe solo più opportuno e decoroso ricordare quanto le reazioni a cui si assiste siano, come sempre e a pieno titolo, ascrivibili alla categoria di un atteggiamento squallidamente snobistico (nel significato etimologico più pieno e spesso trascurato) sempre più penosamente acquistato all’ingrosso da certa sinistra in totale armonia con l’universo radicalchic, termine mai troppo obsoleto per rappresentare l’orizzonte esistenziale “progressista” più deleterio con cui il cittadino italiano per bene debba oggi misurarsi. Ovvero quello del sinistrorso iperconsumista e viziato, dell’ignorante saccente, presuntuoso e arrogante, che crede in un egualitarismo genericamente ipocrita e ignaro di qualsiasi relazione con i contesti, ma anche “nelle differenze culturali”, eventualmente rispettandole a una sola condizione: che l’interlocutore la pensi e si esprima in maniera esattamente identica. [ Technorati Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , ]

A passo di gambero

Figuriamoci se poteva finire diversamente. In Italia va sempre così, due passi avanti e tre indietro. Per una volta mi sorprendo d’accordo con Gerardo D’Ambrosio, ex numero due della Procura della Repubblica di Milano, sul senso di nausea sollevato dall’epilogo della vicenda legale che ha sconvolto il calcio italiano. Sembrava che con il primo grado del processo a Calciòpoli si potesse riuscisse a dare una spallata decisa, per quanto sostanzialmente accomodante, al malaffare dei soliti noti di un mondo ormai privo degli unici valori che dovrebbero animare lo sport. Sarà retorico ma è così, perché c’è anche gente che gioca pulito (o sostanzialmente pulito, il che ai vertici del calcio non fa differenza) ed è la maggioranza. E invece la sentenza di appello ha fortemente ridimensionato l’esito, con condanne semplicemente vergognose che lasciano le cose quasi invariate e non danno certo lo scossone che certi club più simili ad aziende meritavano.
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The dark side of the Boot

Che senso ha, sul piano etico e della governabilità, che dalla stessa parte politica ci si indigni allo stesso tempo per un giornalista che collabora con i servizi e per un disegno di legge contro la diffusione del contenuto delle intercettazioni ad opera di una stampa per definizione mai troppo schizzinosa sulla natura delle proprie fonti? Forse che il mestiere possa essere esercitato seriamente senza i mezzi e gli ambienti propri di un’attività di intelligence? Che credibilità politica può vantare questa sinistra di governo sostenuta da una stampa prevalentemente di regime e da una magistratura organica agli interessi dell’attuale maggioranza, regolarmente a braccetto quando si tratti di calpestare le istituzioni, specie se scomode per i propri interessi? Apprendo oggi che esisterebbero archivi "segreti" relativi al materiale intercettato, di cui i magistrati "cederebbero" allegramente le password alla stampa, per farle fare polpette dei personaggi pubblici spiati (meglio se vicini al mondo moderato), indipendentemente dalle effettive responsabilità penali, cioè prima che si dimostri un’eventuale colpevolezza. Sarebbe interessante una delucidazione in merito, che so, di Luciano Violante, che si è scagliato contro le voci della propria coalizione favorevoli ad una regolamentazione giuridica della questione intercettazioni.

Farina del suo sacco

Renato Farina, giornalista e vicedirettore di Libero, sta subendo un vergognoso linciaggio mediatico. La sua collaborazione con il Sismi in relazione alla vicenda del sequestro Abu Omar, imam gravemente implicato nella gestione e nel controllo di una rete di reclutamento di aspiranti "kamikaze" - termine improprio, inaccettabile semplificazione giornalistica - in vili attentati terroristici ai danni di civili di tutto il mondo, sequestrato a Milano dalla Cia in collaborazione con esponenti dei servizi segreti italiani, è stata ritenuta penalmente perseguibile dalla Procura di Milano, che su di lui indaga per favoreggiamento in reato non meglio specificato nell’ambito di un’inchiesta che ha colpito i vertici del servizio segreto militare nazionale. Al di là dell’aspetto penale del coinvolgimento di Farina, si pone una questione di etica professionale.
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