Articoli con tag 'giornalese'

Quelli dell’”interposizione”

Sarà abbastanza per ricordarci che laggiù ci sono anche i nostri militari, tra l’altro con armamenti insufficienti grazie a scelte politiche miserabili, e che sarebbe finalmente il momento di mandarci uno straccio di inviato? Mentre ci si gingilla tra un rotocalco in maniche di camicia e l’altro, si intende.
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Magistradura

Erich Priebke, ex ufficiale delle SS considerato tra i responsabili del massacro delle Fosse Ardeatine nel 1944, è stato pesantemente contestato dalla comunità ebraica romana nel suo primo giorno di lavoro dopo la revoca degli arresti domiciliari. Il provvedimento sarebbe stato preso secondo il Corriere da un consesso di giudici anch’essi piuttosto in avanti con gli anni:

I giudici gli hanno dato (a 93 anni) la possibilità di andare a lavorare

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Quando un rapimento non fa notizia

Alan Johnston, affermato reporter della BBC, è scomparso dalla striscia di Gaza da più di 3 settimane (dallo scorso 12 marzo) e nulla si sa ancora della sua sorte. Si era trasferito in quella zona per fare meglio il proprio lavoro, per poter raccontare meglio le difficili condizioni di vita della popolazione in quel lembo di terra travagliato del Medioriente. Eppure i governi occidentali sembrano tuttora indifferenti alla sua vicenda e la maggior parte dei media preferisce parlare anche in Italia di paranoie da buvette parlamentare, di pruriti da sala d’aspetto di pollaio ridecorato a studio professionale, di risse di portineria a sfondo giudiziario. Nulla sembra poter scalfire la calma sicumera della stampa nazionale dopo il lieto fine della lunga veglia di preghiera culminata nello psicodramma collettivo dell’affaire Mastrogiacomo, nella sua liberazione e soprattutto nell’allegra scarcerazione di una manica di tagliagole e bombaroli dalle galere afghane, per la gioia dei nostri militari che rischiano la pelle nella regione.
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Una gaffe massacrante

Quand’è che molti, troppi giornalisti impareranno la differenza tra lapsus, o svista, e gaffe? Un tempo si classificavano come queste ultime quelle circostanze in cui si compivano gesti o dicevano cose tragicamente imbarazzanti perché ferivano nell’amor proprio o nella dignità il destinatario o la vittima di turno creando situazioni oscillanti tra il grottesco e il patetico, vissute al momento del tutto inconsapevolmente dal protagonista e realizzate con dolore per lo più soltanto a posteriori. Non so, fare per stringere la mano ad un monco oppure scusarsi con una sposa per un regalo poco azzeccato dicendo che "si farà meglio la prossima volta". Ma loro no, imperterriti continuano a considerare gaffe magari esilaranti quello che non è altro che l’esito di azioni semplicemente poco meditate, oppure solamente disapprovate da chi le critica e le evidenzia, magari spacciando il moralismo per nota di costume o sberleffo politico. Suggestivi plurali di termini di origine greca e latina (i loghi, i referenda, i curricula) a parte, l’elenco delle stravaganze linguistiche degli acrobati della notizia con licenza di ignorare è sterminato, ma è impossibile tralasciare l’indifferenza per la distinzione ovvia tra massacrare e picchiare. Così, espressioni del tipo "massacrata di botte: prognosi di 15 giorni" diventano la norma e fanno scuola in un’Italia in cui i fondamentali sono da tempo un’opinione.

Me lo ha detto mio cugino

Sandro Piccinini di Controcampo replica al Pubblico ministero Ignazio Fonzo che aveva criticato l’intervista all’ultrà incappucciato mostrata dopo i fatti di Catania. E lo fa appellandosi al diritto di cronaca. Ma che valore assume, anche sul piano investigativo, la testimonianza di una persona dichiaratamente coinvolta nei fatti, per quanto impossibile dire sino a che punto, se potrebbe essere in realtà un cugino di Mughini in incognito?

Corti islamiche

Che cosa facevano i gitanti della domenica in visita alla casa degli orrori di Erba? Esattamente la stessa cosa che ci faceva l’inviato del Corriere.

Giornalismi di frontiera: le grandi interviste di Tv7

Reporter, che fai stasera?

Ciò che sta accadendo è mostruoso, ma non mi sorprende. Io e Mario Scaramella abbiamo tenuto una affollata conferenza stampa al Senato con tutta la stampa internazionale e le televisioni internazionali. Era così internazionale che l’abbiamo tenuta in inglese. Io stesso ho dato due lunghe interviste all Bbc radio e a Channel Four TV. La stampa italiana era assente. I direttori dei giornali italiani hanno detto che l’argomento Litvinenko - Prodi non interessava. [ leggi –> Rivoluzione Italiana, il blog di Paolo Guzzanti ] [ Il caso Litvinenko ]

Maria Luisa comincia presto, finisce presto

Forse non è nemmeno del tutto colpa sua, visto che anni fa non esitò a cedere la linea in diretta a una surreale quanto memorabile "sala regìa" in Vaticano per un Bruno Vespa sbigottito ma forse non troppo stupito. Ma quando si ha a che fare con l’informazione pubblica le parole vanno soppesate con cura, e certe cose dovrebbero saperle persino al Tg1 di questa Rai sempre più ignorante e rossa, ma già incapace di arrossire.

La chiamano "la cura Riotta", nella speranza che davvero basti un direttore con la messa in piega e un look and feel da fratello minore infelice del Veltroni più kennediano che si possa immaginare, per ammantare di credibilità una testata abbondantemente svenduta in fretta e furia alla logica dello spoilsystem. Come del resto le massime istituzioni civili e politiche di questo paese già tempestivamente saccheggiate dalla piovra del "progressismo" di stato, l’indomani di una vittoria elettorale grottesca quanto i suoi protagonisti. Senza più ritegno. Tanto meno quando l’amazzone della notizia, giovedì sera, è salita in cattedra (a proposito: era meglio che rimanesse seduta) e ci ha presi, per così dire, per mano nel suo delirio giustizial-postfemminista degno della peggior imitazione di Sofia Loren ne La ciociara. Continua a leggere ‘Maria Luisa comincia presto, finisce presto’

La triste favola di Kampuschetto Rosso e il Lupo / 2

Nuovi sviluppi della saga: purtroppo c’erano anche i sette nani.

La triste favola di Kampuschetto Rosso e il Lupo


Sindrome di Vienna, ovvero quando la realtà supera il reality per trasformarsi in (psico)dramma collettivo. Stoccolma è lontana, ma non poi così tanto. I media si preparano a fare polpette di Natascha, e Natascha, apparentemente, dei media. La macchina dello showbiz è partita, chi la fermerà? Contratti di esclusiva, "bisogna pensare al futuro di Natascha", una casa e studi pagati, perché nel frattempo "è diventata donna". Nell’intervista alla tv nazionale Orf per la quale l’Austria intera stasera si fermerà, ha insistito per parlare del futuro, ma la cosa non deve trarre in inganno. Il futuro di Natascha è un suo problema. La realtà non è fatta solo di progetti intrisi di adultità solo apparente, se va bene. C’è la vita di ogni giorno a bussare alla porta, il rischio è che l’uscio si confonda con quello della prigione di Strasshof, che scricchiola nel presente prima di spalancarsi al futuro. E che i propositi assistenziali siano la spia narcisistica di un disagio inevitabile, con cui bisogna fare i conti oggi. Saltare la realtà a pie’ pari non è possibile né salutare, i voli narcisistici dall’altre parte della barricata servono solo a illudersi di non portare tracce di una vicenda tragica e di poter trasmettere ad altri ciò che non si è ancora assimilato, e che potrebbe richiedere anni di sacrifici e dolori. Il lupo cattivo è morto, ma basteranno questo e un portavoce per proteggere Natascha da se stessa e da ben altri branchi famelici?

L’immaginazione in cantina

Forma e sostanza, cultura visiva e cultura materiale. La storia architettonica italiana del ventesimo secolo oscilla da tempo tra i due estremi. Due estremi che non sempre vanno interpretati come poli contrapposti e inconciliabili, a condizione di non ridurre l’architettura ad arte visiva, perdendo di vista i valori storici e culturali depositati sul tessuto materiale stratificato di tutto il patrimonio costruito che le epoche precedenti ci hanno consegnato, vero banco di prova del valore dell’architetto. Una disciplina che in Italia ha avuto, dall’epoca greco-ellenistica e romana in avanti, la possibilità unica di misurarsi con il lascito delle epoche precedenti, sviluppando una sensibilità unica per l’antico e la sua tutela, intesa spesso con esiti contraddittori. E producendo risultati altrettanto contraddittori, ma non per questo meno affascinanti e meritevoli di attenzione conservativa. Un lascito che l’architettura contemporanea ha il dovere di rispettare con interventi compatibili e nel segno dell’autenticità.

Certo a più riprese è stata forte, nella storia della disciplina e delle elaborazioni teoriche volte a interpretare e giustificare la pratica del costruire, la tentazione di cosiderare l’architettura come forma pura, una tentazione rafforzata sul versante filosofico all’inizio del Novecento da una cultura idealista che tendeva a ridurre la complessità attualmente riconosciuta a tutti i manufatti storici, isolando le emergenze monumentali come opere d’arte la cui fruizione doveva essere prevalentemente iconica e distaccata, affidata alla riproduzione fotografica e bibliografica, come oggetto dall’aura nobile estraneo alla realtà e all’uso quotidiano. L’avventura del razionalismo funzionalista, che tendeva da una lato a rafforzare i valori formali e dall’altro a valorizzare le opportunità della produzione seriale e di altri aspetti dell’industrializzazione del processo edilizio, ha lasciato spazio ad un periodo di dispersione della cultura architettonica internazionale, incerta tra il revival del repertorio storicista riscoperto attraverso la libera citazione di elementi stilistici attinti dal passato e lo sperimentalismo avanguardista, che ha aperto la strada a una variegata ed eterogenea cultura architettonica contemporanea. Nel cui alveo ricadono atteggiamenti molto diversi, diversamente sensibili al fascino dell’antico ma regolarmente indifferenti all’esigenza della conservazione delle sue tracce materiali, anche a causa della progressiva internazionalizzazione del ruolo del’architetto. Continua a leggere ‘L’immaginazione in cantina’

Maledetti scoop

PATNA (INDIA) - Sono stati incriminati per istigazione al suicidio i membri di una troupe televisiva indiana che, ansiosi di effettuare riprese-shock da mostrare poi sullo schermo, hanno indotto un manifestante a darsi fuoco, fornendogli persino nafta e fiammeri per appiccare le fiamme. –> [ Corriere.it ]

E poi sarebbe bello sapere come diavolo si fa a impedire che le immagini sul bordo sinistro, se più alte del testo a fianco, spingano a destra il titolo del post successivo, sballando le intestazioni.
Per adesso mi arrangerò così…