Articoli con tag 'gatti'

She’s on fire

Scopro ora che Serafina intrattiene da tempo una sordida relazione (virtuale) con questo soggetto equivoco. Dio li fa e poi li accoppia… [ Technorati Tags: , , ]

SlowMeez


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Emergenza incendi: per un pugno di gonadi

D’accordo ritrovarsi con 40 gradi all’ombra e l’umidità relativa al 100%.
Succede di non riuscire a distinguere il cielo dal mare per la foschia e il profilo delle colline circostanti per il calore che si sprigiona dai loro pendii in fiamme.
Va bene addormentarsi la notte con gli occhi arrossati e la gola che brucia per le particelle di cenere disperse nell’aria.
Capita di vedere la stessa cenere depositarsi sul pavimento nei cortili.
Si può accettare di essere così abituati a trovare frammenti di carta o altra materia combusta negli angoli di casa più impensati da confonderci simpatici animaletti raggomitolati, soffiandoci sopra allegramente o spostandoli con le mani.
Può essere seccante trovarsi a fare la spesa in un supermercato circondato dal verde e doversela dare a gambe perché i depositi sono in fiamme.
Ma sentire al telegiornale Bertolaso spiegare che uno dei metodi usati dai piromani è quello di cospargere un gatto di benzina e dargli fuoco per diffondere i focolai sul territorio fa venire voglia di indossare la tuta ignifuga e aiutare gli uomini del 115. Con una roncola dalla lama ossidata e poco affilata al seguito, giusto in caso si faccia "qualche" incontro. [ Technorati Tags: , , , , , , ]

Veleno per topi

Pare finalmente risolto il mistero alla base della contaminazione di 60 milioni di scatolette di oltre 90 marche di cibo per cani e gatti diffusosi negli Stati Uniti in settimana. Dopo il decesso di almeno 14 animali per problemi renali, nel mangime è stata riscontrata una massiccia presenza di aminopterina, sostanza altamente tossica vietata in Nordamerica e usata come veleno per topi, oltre che per indurre l’aborto e per la cura di tumori e artrite reumatoide. Non si esclude l’ipotesi del sabotaggio.
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Ticosa, ultimo atto. Gatti permettendo

Durante la Seconda guerra mondiale, l’operaia comasca Ines Figini subì gli orrori della deportazione nei campi di concentramento del Terzo Reich proprio in seguito ad uno sciopero nella vecchia fabbrica. Oggi, giornata della Memoria dedicata alle vittime della Shoah, sarà presente alla cerimonia di inaugurazione dei lavori di demolizione integrale degli edifici dello storico insediamento industriale Ticosa, descritti da molti come "una vergogna" per la città di Como. Dal 1982, anno della chiusura, il degrado cui i capannoni sono andati incontro è stato di fatto proporzionale all’uso come discarica pubblica e ricovero per senzatetto e clandestini, con l’aggravante dell’inquinamento da materiali nocivi come l’amianto, utilizzato largamente nell’edilizia industriale all’epoca della costruzione.

Ma una campagna di bonifica e risanamento ambientale e tecnologico, seguita da accorta ridestinazione funzionale, sarebbe stata insufficiente ad attivare la grancassa dei media e della politica. I capannoni insistono su un’area di importanza considerata strategica per il futuro sviluppo cittadino, e come tali resi oggetto puntuale di un vasto intervento progettuale con cui "restituirla" alla città. Seguendo uno schema logico curioso, secondo cui il nuovo apparterrebbe alla città e alla sua gente più del suo tessuto storico. Il progetto previsto per l’area vede così trascurate per l’ennesima volta le ragioni della conservazione e di un riuso compatibile dell’esistente, cui si nega qualunque dignità di documento materiale di una fase storica e sociale importante della vita di Como e dei suoi abitanti, ma più in generale della storia del capitalismo e del lavoro italiani. Come sempre, la via della demolizione è ritenuta la più facile, con buona pace di ragioni ecologistico-animalistiche funzionali alla gestione politica e alla resa mediatica della "celebrazione".

Prima di procedere con le vere e proprie operazioni di bonifica e quindi con la chiusura di tutta l’area di cantiere, l’assessorato alla Sanità e l’Asl con il responsabile del servizio veterinario hanno attivato un piano di trasferimento della colonia di 23 gatti che, a seguito dell’abbandono dell’edificio, si era insediata nell’area. I 23 gatti saranno catturati con gustose trappole gastronomiche, quindi trasferiti da personale Asl nel compendio comunale di via Stazzi dove dovranno essere tenuti in un locale per 10 giorni per poterli acclimatare evitando così di farli tornare al luogo di origine.

La Tintoria Comense SA, più nota come Ti.Co.Sa o Ticosa, nacque nell’estate del 1871 con 90 operai per "dare l’avvio ad una industria tintòria di servizio per l’industria serica comasca e milanese". Così vide la luce l’idea imprenditoriale che porterà alla costituzione di quella che diventerà una delle più grandi ed importanti tintostamperie italiane e la maggiore delle realtà produttive comasche. Ironia della sorte, l’"evento" sarà accompagnato dalla proiezione su di un enorme maxischermo collocato sul corpo a “c” (il cuore antico del manufatto da abbattere) e visibile da via Grandi, di alcune testimonianze inedite ed esclusive sulla storia della fabbrica tessile. I lavori di demolizione erano in realtà iniziati nello scorso novembre, con lo smantellamentto delle parti pericolanti e degli impianti delle ali secondarie e più recenti dell’opificio. La cerimonia sarà trasmessa in diretta streaming a partire dalle 16:45 sul sito del Comune di Como. [ La storia della Ti.Co.Sa. ]

“Cara, c’è un gatto brevettato sul divano”

Solitamente, chi è più sensibile al fascino della natura nella sua espressione più immediata e autentica non fa mistero delle proprie resistenze di ordine morale di fronte alla semplice idea di un organismo geneticamente modificato. Stranamente, però, dimostra spesso molta freddezza in meno nei confronti dei risultati più strabilianti e futuribili delle scoperte scientifiche che alla produzione di quegli OGM hanno spianato la strada, ovvero quelle sulla mappatura genetica delle più svariate varietà vegetali e animali, fino alla decodifica dell’intero patrimonio genetico della stessa specie umana.

Certo il tema è complesso perché interseca questioni etiche, religiose e mediche di varia portata, non ultime quelle relative alla possibilità di ridurre la sofferenza umana in caso di esposizione a situazioni potenzialmente dannose o patogene. Per non parlare delle applicazioni delle biotecnologie in ambito chimico-farmaceutico, con l’opportunità di modificare con varie finalità terapeutiche le più diverse molecole esistenti in natura. Ma è probabilmente con l’introduzione delle biotecnologie nella sfera del quotidiano e del superfluo che le riserve etiche si fanno più pressanti.

E’ accettabile che si modifichino i geni di una specie animale come quella del gatto domestico solamente per risolvere il problema di una convivenza altrimenti alquanto invalidante agli amanti dei felini che sono però allergici alla proteina contenuta nel suo pelo? Ed è lecito considerare trascurabile il loro desiderio di allietare la propria esistenza con la compagnia della bestiola preferita senza ricorrere all’uso massiccio di antistaminici, prove allergiche e filtri per l’aria?
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Infedeli a chi?

Il governo saudita si prepara a reprimere duramente l’abitudine di riservare a cani e gatti il rango di animali da compagnia degni di affetto ritenendola "troppo occidentale", mantenendo l’autorizzazione all’uso dei cani per la caccia e la guardia. «Troppi giovani li hanno comprati e passeggiano con questi in pubblico» afferma un comunicato redatto dal Ministero dell’Interno saudita. Ma questa nuova interdizione non ha stupito solo gli occidentali, ma anche i cittadini islamici sebbene già qualche mese fa il governo conservativo arabo avesse definito i cani animali sporchi e contrari all’Islam. Infatti secondo la tradizione islamica, Maometto, fondatore della religione musulmana, amava i gatti e una volta avrebbre lasciato un gatto bere dell’acqua sacra con la quale poi si sarebbe successivamente lavato. Sconcertante. Spiace constatare che l’Islam dimostri con provvedimenti simili di non riuscire a trovare la misura di un confronto rispettoso con una civiltà cui non tiene evidentemente che a rivolgersi in termini di contrapposizione. Personalmente, sull’affetto per gli animali non transigo. E, pur essendo sensibile al problema delle diversità culturali come pochi, ritengo privo di sensibilità e dunque umanamente povero, probabilmente realmente inferiore a prescindere dal credo politico o religioso, chi incapace di affetto nei loro confronti. E poi non esisteva anche il detto secondo cui Maometto preferì tagliare il suo mantello piuttosto che spostare il gatto che ci dormiva sopra? E pensare che hanno anche l’ardire di usare l’espressione "cani infedeli", mentre sono così pochi gli esseri umani a potersi vantarsi di essere veri amici degli animali e meritarne l’affetto… Confido nella parte sana della civiltà. Questa mi fa decisamente repulsione, tanto per non essere volgari.

Watchcat

Perché amo i gatti.