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Quo usque tandem, Rifondazione?

Se non fosse per il rischio di essere accusati di strumentalizzare una tragedia come quella di Catania, non si potrebbe fare a meno di stupirsi. Non tanto delle gesta di una coppia che è già collaudata. E che, in un contesto meno doloroso e prescindendo dal ruolo politico dei suoi componenti, cosa che risulterebbe quantomai naturale e spontanea, renderebbe in qualche modo degne del miglior avanspettacolo sia le parole comunque a dir poco vergognose pronunciate da Heidi Giuliani nel commento pubblicato oggi in prima pagina su Liberazione, quotidiano di Rifondazione comunista, sia la loro difesa ad opera di quel delicato virgulto e modello di probità civica che risponde al nome di Francesco Caruso. No, ci sarebbe da stupirsi più che altro della disinvoltura con cui un politico astuto e di lungo corso come Fausto Bertinotti riesce a farsi scivolare addosso, sull’elegante completo in tweed o velluto del momento, la vergogna di condividere i seggi del suo partito in Parlamento con personaggi simili, e con cui è convinto di poter insultare i connazionali stanchi di un’Italia in balìa di un’ideologia criminale.

Eri triste laggiù in CPT

Oltre all’uscita del parlamentare di Rifondazione Comunista Francesco Caruso dal Centro di Permanenza Temporanea di Crotone-Isola Capo Rizzuto in cui tanto per non perdere confidenza con le sbarre si trovava da ieri ("Intendiamo rimanere qui a oltranza") spalleggiato dalla sensibile educatrice e collega Heidi Giuliani, l’altra cattiva notizia della giornata è che a Beirut non c’è più neanche l’ombra del governo di Fouad Siniora e il paese è nel caos, cioè in balia dei sostenitori della milizia terroristica Hezbollah, che hanno letteralmente messo a ferro e fuoco la città. Con buona pace del capo del governo Prodi, che quest’estate, spinto da insopprimibili istanze "pacifiste", aveva battuto i piedi perché mandassimo laggiù le nostre forze militari "di interposizione" con il compito di sorvegliare sulle operazioni di disarmo del "partito di Dio" dopo la guerra con Israele. Insomma, sebbene in queste ore "qualcuno" abbia ancora il fegato di usare nei titoli il termine manifestazione, in Libano il governo moderato eletto democraticamente sta per soccombere a un colpo di stato e il palazzo dell’esecutivo sta letteralmente resistendo a un assedio. Chissà come lo spiegherà il mininistro degli Esteri D’Alema, che ad agosto non trovava niente di meglio da fare che girare sorridente tra le strade di Beirut tenendo sotto braccio un rappresentante del "partito di Dio", fulgido esempio del rispetto dei valori democratici. Magari come risultato dell’ennesima montatura di una commissione parlamentare di vigilanza italiana. [ Hezbocquah ]