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E’ qui la festa?

Una lista in ordine sparso di cosa dovrebbe essere obbligatorio perdersi del periodo natalizio, per legge. Le ore spese per l’acquisto di regali inutili e comunque sbagliati dell’ultimo momento. Le attese in coda nei negozi o ai grandi magazzini per pagare con atroci sbalzi di pressione nei due sensi, provocati alternativamente da temperature degne di una stalla industriale e inalazioni di anidride carbonica allo stato puro, da far venire voglia di passare il resto della vita a respirare in un sacchetto o immobilizzati in ripostiglio. La cerimonia dell’apertura dei pacchetti, sempre troppi e smodatamente promettenti, conclusa con i crampi alle guance per il sorriso di rigore, la carta straccia da spalare e il rimpianto di non aver passato la serata a leggere sulle scale in pianerottolo o guardando le decorazioni natalizie appese fuori dalle porte, magari con il gatto o altro animale di casa. Le feste a casa di amici o parenti confusionari convinti di essere irresistibili e moderni, in cui si finisce regolarmente per parlare degli eventi più tristi, degli straordinari viaggi degli astanti o dei corsi più svariati che gli immancabili iperattivi stanno frequentando con profitto da ormai 2-3 mesi (esibizione teorico-pratica facoltativa). I cenoni trascorsi mangiando troppo e lentamente, perché tanto bisogna arrivare a mezzanotte stando a tavola, senno’ che gusto c’è. Lo scambio di auguri in cortile con quei vicini temuti fin dagli anni Settanta, che si eviterebbero a costo di arrampicarsi su un pluviale e prendere la via dei tetti pur di cambiare percorso. Il discorso del Presidente della Repubblica, che indossa una nuova verginità politica confezionata per l’occasione. Le telefonate obbligatorie. I bastoncini di incenso accesi, che fanno concludere le Feste con due chiodi infissi sulle sopracciglia e la nostalgia delle bucce di mandarino lasciate essiccare dagli zii sulle feritoie della stufa, quando ci si riuniva per giocare a tombola in mezzo al baccano dei cugini, che non si sentiva perché era il periodo in cui si faceva di ogni anno trascorso un titolo di merito personale, e si poteva rimanere male alla scoperta che, a differenza dei mesi, non ricominciavano da capo una volta finiti.