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Semper feedeles

Where Do You Think You're Going, Mister!?

UnPlucked

Pluck ha annunciato in sordina e relativamente a sorpresa, per quanto ne so con anticipo alquanto ridicolo, che tutte le versioni del suo popolare lettore di feed saranno dismesse a partire dal gennaio 2007. Il che significa che ogni dato relativo agli account creati gratuitamente dagli utenti cesserà di essere disponibile per l’esportazione verso altre piattaforme a partire da quella data.

Bella storia. Soprattutto per quanti usavano la comoda estensione per Firefox per accedere al server di Pluck. E se l’unico modo rimasto agli utenti della versione 2 del browser open source (magari restii ad aggiornare quello di Microsoft) è l’installazione di un software per IE6 che non riesce a collegarsi comunque con il suddetto server… Peccato, perché Pluck offriva funzionalità notevoli, soprattutto sul piano della maneggevolezza d’uso, della ricerca e dell’organizzazione delle sottoscrizioni. Ad esempio con la possibilità pressoché unica nel suo genere di consentire la creazione di un qualunque numero di livelli di sottocartelle, il che lo rendeva particolarmente adatto a fare le veci di un bookmark manager più o meno live, facilmente aggiornabile e sincronizzabile da qualunque computer connesso al web.

FEEDarsi è bene…

Più lo uso (parola grossa), più mi sembra che il blog sia uno strumento destinato a confondersi sempre più con un generico o tradizionale sito web costituito da semplici menu e pagine statiche. Differenze e distinzioni, insomma, non solo sono sempre più sottili, ma tendono a diventare fuorvianti.

Perché riguardano siti comunque imperniati sulle potenzialità "connettive" del cosiddetto Web 2.0, cioè sui newsfeed e le loro espressioni cooperativo-imprenditoriali - ossia i servizi di social bookmarking con accesso gratuito su web tramite account personale. Ovvero le stesse caratteristiche che il blog tradizionalmente inteso ha contribuito a diffondere. Dirò qualcosa di ormai scontato per il popolo della blogosfera, ma ho la sensazione che tutti i siti, anche quelli di impostazione più tradizionale e istituzionale, o ufficiale, si stiano lentamente trasformando in qualcosa di simile ad un blog, ovvero in un sito dinamico che si presta tanto all’aggiornamento frequente quanto alla rapida consultazione via lettore di feed.

A questo proposito, sembra che Bloglines abbia l’unico svantaggio di non consentire la creazione di cartelle di livello superiore al primo, ma il notevole pregio di poter aggiornare senza intoppi molti feed in modo sia frequente che del tutto automatico, senza nessuno dei limiti di altri servizi basati su account e, soprattutto, senza la rigidità e la lentezza dei programmi scaricabili in versione client. L’utilità di questo tipo di servizi serve a gettare luce anche su un’altra trasformazione inevitabile. I blog tendono sempre più chiaramente a specializzarsi. Tendenza, questa, che credo vada di pari passo con l’impossibilità di categorizzare i flussi di contenuto attraverso la banale discriminante blog/non-blog.

Ormai da tempo i blog sono ovunque, e sempre più una pura piattaforma tecnica anziché una semplice modalità espressiva in rete. Dato l’uso crescente dei lettori di feed che rimpiazzano sempre di più l’accesso diretto alla versione standard della "cosa" on line, comincia ad avere sempre più senso (o ce l’ha da tempo) dare per scontato che ognuno di questi spazi personali o aziendali, individuali o collettivi, professionali o amatoriali, sia strutturato secondo parametri funzionali ai suddetti feedreader, cioè sia un sito dinamico. Un blog, appunto, almeno tecnicamente.

Questa evoluzione verso il web semantico, in cui ai contenuti si sostituiscono sempre più altri contenuti che li riguardano e connotano in una meta-ragnatela sempre più strettamente connessa ed efficiente, oltre a introdurre alcune linee di evoluzione interessanti sul piano puramente estetico del design, ha sicuramente contribuito ad attenuare la differenza anche tra weblog, più o meno professionalmente concepiti, realizzati e gestiti, e testate di informazione consolidate, se non ufficiali.

Le modalità ideali di accesso tecnico (i feed), favorite dalla diffusione della banda larga, hanno sostanzialmente imposto questo avvicinamento. Ma una volta nel grande calderone della lettura via feed, immagino che anche la maggior parte dei blog tradizionalmente intesi dovrà pur sempre caratterizzarsi per poter essere classificata e, quindi, raggiunta. E pertanto almeno in qualche misura specializzarsi, se non vuole rimanere tagliata fuori non solo dalla blogosfera ma anche dal web nel suo complesso. A meno di non voler rimanere un puro ma pur sempre rispettabile "raccoglitore" di pensieri e idee. Io non mi sono ancora schierato: che stia in questo il lato più divertente? C’è ancora spazio per il gioco in rete?