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Ramatullah Hanefi: prova su Strada

Nel giorno del proscioglimento e della notizia dell’imminente liberazione di Ramatullah Hanefi da parte delle autorità afghane, tra le reazioni delle forze del governo Prodi si sprecano le battute. La più brillante è senz’altro quella di Oliviero Diliberto che definisce Emergency un’organizzazione davvero neutrale. Parliamone. Talmente neutrale da aver agito in occasione della liberazione di Daniele Mastrogiacomo in modo parziale (in tutti i sensi) e alla chetichella, ovvero conformemente ai peggiori stereotipi dell’italiano opportunista, intrallazzista e maneggione. Ma soprattutto per conto di un governo disorientato e con gli apparati di sicurezza smantellati dai più beceri criteri di spoil system, lasciando al proprio destino l’interprete Adjmal Nashkbandi, decapitato a poche ore dal rientro in Italia del giornalista di Repubblica. A sinistra lo ha notato almeno il sempre più sprecato Massimo Cacciari. Ma adesso è tutto sistemato, ognuno può riprendere i propri posti. E il dottor Strada medita di riaprire bottega in quel di Kabul e dintorni. Una bottega forse finalmente dedita all’impegno umanitario più serio, ossia quello discreto, che non ha bisogno di sforzi pubblicitari e di investiture politiche e istituzionali. Perché fare l’eroe non è certo obbligatorio, come non lo è fingere un’autorevolezza morale probabilmente appartenente ad altri tempi, ma che è sempre più evanescente e compromessa dall’impegno degno di un militante da Festa dell’Unità. Povero Afghanistan. Povera Italia.
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Passando per Strada

Un paese delegittimato nei suoi fondamenti democratici e privo di rappresentatività istituzionale. Questo il quadro sempre più funesto che emerge dai dettagli via via emersi dalla ricostruzione delle fasi del sequestro fino alla liberazione del giornalista Daniele Mastrogiacomo. Un paese in cui il Ministero della difesa è di fatto privo del potere di gestire eventi tragici che coinvolgono la vita di connazionali laddove è attiva la partecipazione a missioni militari come quella afghana, e in cui il Ministro degli esteri viene zittito come un moccioso affetto da deficit intellettivo primario. Un paese i cui Servizi segreti sono ridotti al rango di lacché utili solo come carne da macello quando i meccanismi dell’alternanza degli schieramenti sottraggono la scappatoia di rimedi anticostituzionali all’italiana, per diventare oggetto e mezzo di una vendetta politica interpretata con gli strumenti meschini di un giustizialismo che si identifica con il più scontato dei sentimenti antiatlantici. La lunga mano di Sinistralia si esprime con un potere politico assegnato allegramente ai santoni di organizzazioni sempre più ambigue, che rinunciano non solo alla vocazione umanitaria originaria ma persino all’aura ideologica del solidarismo nel momento in cui chiedono e ottengono carta bianca nella gestione di eventi di guerra, di polizia e di intelligence, in nome di un mandato estraneo ai più basilari fondamenti della democrazia. Un paese in cui la concezione più alta della giustizia si esprime tramite la delazione o scialacquando cifre da disavanzo nazionale attraverso pratiche indiscriminate, utili a nascondere la fallibilità personale dietro uno strapotere il cui controllo è di fatto lasciato allo squallore delle coscienze individuali, nuovo metro di giudizio rassicurante per l’Italia della vignetta e dello sberleffo. Il più pessimistico degli scenari terzomondisti non basterebbe ad afferrare il senso di una deriva etica, civile, politica e culturale come quella in atto in un paese ridotto a farsi rappresentare dalle sue organizzazioni non governative e in cui i leader democraticamente eletti, per quanto incapaci e spesso manifestamente dannosi, vengono ridicolizzati da un medico ingiustamente e precocemente sottratto ai ferri del mestiere. Ogni governo ha i propri mezzi: chi sacrifica la vita a beneficio dell’incompetenza travestita da incoscienza, chi gestisce trame di alleanza con i potenziali carnefici. Stendendo tappeti rossi ai Talebani e aspettando in ospedale che torni il sereno.
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Info Strada

Impossibile trovare parole e argomenti migliori di quelli usati da Joyce per fare luce sui rapporti esistenti tra la sconclusionata gestione Prodi & Co. delle trattative per il sequestro Mastrogiacomo e l’ambiguo ruolo paragovernativo finora svolto nella vicenda da Emergency. In assenza di un servizio segreto decapitato annientato succede anche questo.