Articoli con tag 'economia'

La rete e il lago

Tra le aziende che espongono in questi giorni all’ennesima edizione della Fiera Campionaria di Milano Campionaria di Rho-Pero c’è anche La Rete, solida impresa che si è sviluppata sull’isola di Montisola, Lago d’Iseo, a partire da antichissime attività artigianali legate alla produzione di reti da pesca che datano dal X-XI secolo, l’epoca di Carlo Magno. Un sistema di pratiche economiche evolutosi nei secoli dalla manualità altomedievale attraverso la rivoluzione industriale con l’introduzione dei primi telai e approdata in tempi moderni alla meccanizzazione totale, fino all’attuale offerta di reti utilizzate in pressoché qualunque disciplina sportiva. Un modello virtuoso di economia sostenibile legato al territorio, ma anche del genio imprenditoriale più autenticamente italiano, basato su saperi artigianali collaudati dal tempo. Un motivo in più per la conservazione delle professionalità di origine storica e dei loro riflessi materiali sul patrimonio culturale, sempre unici e irripetibili. Il paradosso è che si dimostri di averlo capito in un luogo che è la prova del disinteresse più totale per quei segni. [ Technorati Tags: , , , ]

La lettera al Corriere di Tommasino Pane e Acqua

"Parlo di
crescita:
un continuo
aumento della produzione
di beni
e servizi"
In una lettera al Direttore del Corriere che ha un sapore d’altri tempi (il che potrebbe anche essere un bene), il ministro dell’Economia Padoa-Schioppa dipinge il suo affresco consolatorio sull’arretratezza dell’Italia di oggi, che è sicuramente un male. In estrema sintesi, ci spiega che, data la crisi economica, dobbiamo tutti rimboccarci le maniche e ricominciare a pensare ed agire in grande, "guardando lontano" all’insegna del valore dell’eccellenza che ha caratterizzato la ripresa economica nazionale del dopoguerra. Cornuti e mazziati, come dicono a Oxford. Perché per evitare di trasformarci in nuove turbe di "cuochi e cantanti da esportazione", autentica cifra dello Schioppa-pensiero in materia di immigrazione, conterebbe solo la crescita. In una visione economica che considera rendita poco più che il semplice fatto di respirare - sarebbe utile un parere al riguardo dopo un rapida ricognizione del tasso di produttività degli strapagati manager pubblici e del dipendente statale medio -, il Ministro chiarisce, tra facili suggestioni letterarie, pretese di sintesi che offendono la nostra storia e la solita spocchia professorale, che non un congruo e temperato sviluppo bensì una crescita indiscriminata ("un continuo aumento della produzione di beni e servizi") rappresenterebbe la facile ricetta del successo per un’Italia che boccheggia. Fuori di una retorica che confonde i sondaggi con i responsi delle agenzie di rating, oltre ad alcuni fondamentali pare mancare allo stile politico di Padoa-Schioppa una dote fondamentale: la decenza del silenzio.

Update 1: il post è stato scelto per l’apertura al debutto del rinnovato progetto editoriale di Tocqueville.
Grazie e in bocca al lupo per la nuova avventura alla Redazione di Tocqueville 2.0 !!
Update 2: la sontuosa analisi di Maurizio Blondet.

Pensione Iris

Secondo il Financial Times, che ha stilato una classifica dei 12 ministri dell’Economia di area Euro assegnando da una a tre stelle, noi abbiamo il peggiore. Tutto solo, col peggior piazzamento.

Blog aziendali. Se li (ri)conosci, li eviti.

Arriveranno. Li sento. Anzi, sono già tra di noi. Perché i tempi sono maturi e il genere attira una quantità crescente di risorse intellettuali, creative, finanziarie ed economiche. E così, mentre forse in molti staremo ancora pensando di averla fatta franca, ci vedremo anche noi subissati da corporate blog, i temutissimi e famigerati blog aziendali. Il dibattito sulla loro capacità di attecchire nella nostra fetta di blogosfera ferve da diversi mesi anche in ambito specialistico, ma in America esistono già da tempo, perché è là che la materia prima si è sviluppata e non poteva essere diversamente, dato che qualunque cosa nasca come un passatempo, sia pure rivestito dei significati sociali e culturali più nobili, non può che vedere la luce nei paesi più avanzati, o meglio ricchi. E poi c’è il Fattore P, il pragmatismo americano che impedisce di stabilire confini precisi tra ciò che negli Stati Uniti è pubblico, statale, nazionale, istituzionale, comunitario, e ciò che è privato, aziendale, individuale, elitario. Tutte distinzioni che sfumano alla luce di una logica del business che trova il terreno ideale, e così anche per chi apre sul web uno spazio personale per mostrare le foto del primogenito o del gatto di casa diventa inevitabile l’adozione di un linguaggio o per lo meno un tono più o meno vago da venditore o almeno da pubblicitario, in cui la lingua del mercato per eccellenza fa la parte del leone. E così quel sito diventa occasione per vendere sistemi per educare il gatto a fare i bisogni nel water, o per evitare di sporcare i pannolini. Il che finisce per impedire qualunque valutazione moralistica: nel paese del mercato perfetto e del capitalismo fisiologico non c’è spazio per una coscienza della cosa pubblica, non a caso di estrazione tipicamente mediterranea ed europea. Qui il mercato è un fatto economico, non di vita. Esiste l’economia, di cui il mercato e le sue derive sono parte fondamentale, ma non la esauriscono, per lasciare spazio a un’anima sociale che del continente europeo è il tratto più caratteristico. Ma allo stesso tempo il punto critico, l’anello debole di una catena comunque necessaria. Quello da cui possono dipendere la dannazione o trionfo, la svolta o il senso del ridicolo. E’ qui che si inserisce la differenza tra il corporate blog americano e quello nostrano. Perché se in America tutto è business, da noi tutto può diventarlo, quindi niente lo è. Se oltreoceano le foto del pupo sono solo una premessa per fare company, sebbene in modo spontaneo, naturale, organico, da noi le cose stanno diversamente.
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Soluzione al 98%

Mi soffermo ancora sul concetto di "Long Tail", che da qualche tempo imperversa come un autentico tòpos nell’immaginario degli osservatori del web nella sua evoluzione e nelle sue implicazioni socio-economiche e culturali. Definita in beve, l’espressione rappresenta la tendenza per cui, se il canale di accesso ad un repertorio di fonti è sufficientemente ampio, l’insieme delle fonti cui si attinge meno frequentemente è quantitativamente nettamente superiore a quelle che godono di maggior popolarità. L’espressione, già esistente in statistica nella teoria della probabilità, è stata usata nel 2004 per la prima volta con riferimento al Web, e in particolare alla blogosfera e alle sue ricadute economiche, in un articolo del direttore del magazine online Wired Chris Anderson. Il "canale" sarebbe rappresentato quindi dal web, con i blog più autorevoli, tali cioè da poter vantare il maggior numero di link in entrata (secondo il noto criterio affermato da Technorati), a rappresentare le hit o "fonti" più popolari e frequentemente consultate, e la miriade di blog personali di individui o gruppi relativamente sconosciuti a costituire la "coda lunga" di un universo quantitativamente, nel suo insieme, molto più massiccio dei siti top-ranking. Non solo: minore è la popolarità dei siti e maggiore risulta il loro numero, con una proporzionalità inversa tra numero e popolarità, e quest’ultima tendente a zero per un numero di blog che tende all’infinito. Continua a leggere ‘Soluzione al 98%’