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Passando per Strada

Un paese delegittimato nei suoi fondamenti democratici e privo di rappresentatività istituzionale. Questo il quadro sempre più funesto che emerge dai dettagli via via emersi dalla ricostruzione delle fasi del sequestro fino alla liberazione del giornalista Daniele Mastrogiacomo. Un paese in cui il Ministero della difesa è di fatto privo del potere di gestire eventi tragici che coinvolgono la vita di connazionali laddove è attiva la partecipazione a missioni militari come quella afghana, e in cui il Ministro degli esteri viene zittito come un moccioso affetto da deficit intellettivo primario. Un paese i cui Servizi segreti sono ridotti al rango di lacché utili solo come carne da macello quando i meccanismi dell’alternanza degli schieramenti sottraggono la scappatoia di rimedi anticostituzionali all’italiana, per diventare oggetto e mezzo di una vendetta politica interpretata con gli strumenti meschini di un giustizialismo che si identifica con il più scontato dei sentimenti antiatlantici. La lunga mano di Sinistralia si esprime con un potere politico assegnato allegramente ai santoni di organizzazioni sempre più ambigue, che rinunciano non solo alla vocazione umanitaria originaria ma persino all’aura ideologica del solidarismo nel momento in cui chiedono e ottengono carta bianca nella gestione di eventi di guerra, di polizia e di intelligence, in nome di un mandato estraneo ai più basilari fondamenti della democrazia. Un paese in cui la concezione più alta della giustizia si esprime tramite la delazione o scialacquando cifre da disavanzo nazionale attraverso pratiche indiscriminate, utili a nascondere la fallibilità personale dietro uno strapotere il cui controllo è di fatto lasciato allo squallore delle coscienze individuali, nuovo metro di giudizio rassicurante per l’Italia della vignetta e dello sberleffo. Il più pessimistico degli scenari terzomondisti non basterebbe ad afferrare il senso di una deriva etica, civile, politica e culturale come quella in atto in un paese ridotto a farsi rappresentare dalle sue organizzazioni non governative e in cui i leader democraticamente eletti, per quanto incapaci e spesso manifestamente dannosi, vengono ridicolizzati da un medico ingiustamente e precocemente sottratto ai ferri del mestiere. Ogni governo ha i propri mezzi: chi sacrifica la vita a beneficio dell’incompetenza travestita da incoscienza, chi gestisce trame di alleanza con i potenziali carnefici. Stendendo tappeti rossi ai Talebani e aspettando in ospedale che torni il sereno.
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