Articoli con tag 'corriere.it'

Priceless

L’onorevole ha finalmente, spiega il cronista, “imparato l’Inglese”. Ma durante la videochat di Corriere.it, il panico dipinto sul volto di George Veltroni mentre Severgnini gli leggeva la domanda sulle liberalizzazioni giunta da un lettore di Londra spiegava tutto.
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Rianimazioni miracolose


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Update 19/2:

Sedici anni dopo la morte, l’arcivescovo di Milano ha ricordato la figura di Padre David Maria Turoldo [ … ]. [ TgR Rai Lombardia ]

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Corriere.it: quando si dice il tempismo

Con un accesso di sana presunzione e una buona dose di immaginazione, da stamattina potrebbe essermi improvvisamente più chiaro il motivo per cui giorni fa, durante l’utima videochat moderata in diretta presso Corriere.it da Beppe Severgnini e Marco Pratellesi, era stato totalmente ignorato anche nella finestra testuale dell’"evento" un mio commento legittimo e pienamente attinente alla discussione. A margine di una riflessione sulla necessità di una moderazione sacrosanta dei commenti esterni eventualmente indirizzabili agli articoli di un quotidiano on line e dunque sulla responsabilità penale e civile della direzione e della proprietà dello stesso nei confronti degli interventi più scomposti, con quel commento intendevo sollevare un dubbio. E cioè che in tempi di blog e giornalismo collaborativo, diffuso e non professionale, insomma di wepduepuntozero, una testata storica ed economicamente forte come Corriere.it non disponesse dei mezzi umani e delle varie risorse necessarie non solo per aprire i contenuti offerti nella versione elettronica ai commenti dei lettori, ma anche per sottoporre questi ultimi ad una moderazione puntuale e continua. Da intendere ovviamente come complementare e non sostitutiva di un feedback permanente con il pubblico. Qualcosa che da tempo riguarda realtà editoriali ben più minuscole e improvvisate nell’ambito della blogosfera e dei suoi dintorni, spesso portate avanti a prezzo di fatiche qualitativamente sconosciute al giornalismo professionale di tipo tradizionale. Scherzi a parte, guarda caso qualcosa stava bollendo in pentola.
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Snorts illustrated

Ma allora ditelo. [ clicca per ingrandire ]


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Corti islamiche

Che cosa facevano i gitanti della domenica in visita alla casa degli orrori di Erba? Esattamente la stessa cosa che ci faceva l’inviato del Corriere.

Le buone azioni cubane di Telecom Italia

Ci sono alcune cosette, nel Corrierino di oggi, che l’autore dell’articolo "Code, censura e mezzo stipendio per un’ora sul web a Cuba" ha trascurato di ricordare del resoconto pubblicato dalla giornalista free lance Claire Voeux, coraggiosa giornalista di "Reporter Senza Frontiere", dopo un soggiorno di varie settimane nella terra di Fidel. Per esempio che, per essere accreditati dal regime ad usare Internet  in ottemperanza ai "principi morali e alle leggi dello stato", è necessario non soltanto essere autorizzati da un’apposita commissione, ma anche sottostare ad un contratto-capestro con una compagnia telefonica, unico operatore di stato deputato al controllo totale delle telecomunicazioni, la ETEC SA, che ci riguarda estremamente da vicino. ETEC è infatti posseduta, oltre che dal regime, da nientepopodimeno che Telecom Italia, che detiene il 29,3% delle azioni. E’ importante ricordare che ETEC SA detiene il controllo completo del web cubano ed è usata dal governo per monitorare l’attività on line dei cittadini e degli operatori dell’informazione dell’isola, ed eventualmente risalire ai possibili dissidenti o estensori di denunce di violazione dei diritti più basilari, rei di "coospirare contro la rivoluzione".

Fu quindi l’ETEC partecipata dalla Telecom Italia tanto a cuore al nostro caro esecutivo fin dai suoi primi vagiti a fornire al regime castrista i tabulati usati durante il processo celebrato nel 2003 contro un gruppo di giornalisti e intellettuali cubani finiti in carcere per attività "controrivoluzionaria", colpevoli soltanto di aver tentato di informare il mondo in barba alle misure di repressione delle libertà non solo di stampa, contattando ad esempio testate giornalistiche o siti web ubicati e gestiti all’estero. Scrive la Vouex:

Nel 2004, Reporter Senza Frontiere scrisse all’amministratore delegato di Telecom Italia per fare presenti le conseguenze della partecipazione della sua azienda in ETEC SA. Gli chiedemmo "di intervenire per tentare di cambiare la politica del regime cubano verso Internet e per chiedere il rilascio dei giornalisti incarcerati". La società rispose spiegando di non potersi ritirare da Cuba per ragioni finanziarie, ma affermando di non partecipare direttamente alla sorveglianza e al controllo del web cubano. [ leggi la lettera, dal blog di Beppe Grillo ]

Molto pittoresco. Chissà cosa ne pensano i nostri portavoce, portaborse e manager di stato, chissà cosa ne pensano Prodi e il mammasantissima dell’imprenditoria pubblica italica. E il Presidente della Camera Bertinotti. E poi c’è la questione relativa al giornalismo indipendente più o meno professionale, più o meno autorevole, ma sempre animato dall’inquieto bisogno di esprimere liberamente i propri pensieri e comunicare sulla realtà vissuta quotidianamente, a volte tragicamente. Cioè quando "vissuta" rischia di diventare un’iperbole. Una questione epocale, se viene avvertita in modo pressante persino a Cuba. Ad essa nessun regime dittatoriale potrà mai riuscire a opporsi del tutto. Perché non tutti i giornalisti cubani sembrano essere precisamente allineati, come sembra lasciare intendere il Corriere, alla secca posizione assunta in merito alla denuncia di RSF dall’"Unione dei giornalisti di Cuba" (Upc) per voce del "Granma", organo ufficiale del partito comunista cubano. Che assegna tutte le colpe per le pastoie del web locale unicamente all’embargo sulle infrastrutture tecnologiche e alla propaganda americani.

C’è ad esempio Guillermo "El Coco" Fariñas, capo dell’agenzia di stampa indipendente Cubanac n Press, che dopo aver iniziato nello scorso febbraio uno sciopero della fame a supporto della richiesta di offrire libero accesso ad Internet a tutti gli isolani, è stato ricoverato con la forza per zittirne la protesta, che cominciava ad attirare l’attenzione dei media internazionali. Da allora, tutto ciò che il regime gli ha offerto a dispetto di un lungo periodo trascorso in terapia intensiva è stato un accesso alla rete "ristretto", ovvero filtrato dal governo. Con il rischio di 20 anni di galera in caso di denunce inviate al mondo esterno durante costosissime chiamate telefoniche internazionali, unico mezzo disponibile per la nuova leva di reporter indipendenti sorta intorno al 2003, laddove rete e fax sono un’utopia. Ed è alquanto improbabile che si riconoscano nella risposta ufficiale dell’Upc anche Héctor Maseda Gutiérrez, Adolfo Fernández SainzJulio César Gálvez Rodríguez o qualcun altro dei 24 tra quei giovani giornalisti indipendenti che sono attualmente detenuti nelle prigioni cubane, condannati a trascorrervi fino ad un massimo di 27 anni. Principalmente per aver collaborato con siti web animati da dissidenti fuoriusciti e impegnati nell’attività di denuncia sulla terraferma, come Cubanet, Nueva Prensa Cubana o Encuentro en la Red. Siti Che restano ovviamente, per il regime di Fidel, uno strumento "usato direttamente o indirettamente dal governo statunitense per continuare la sua politica di aggressione verso Cuba".

Mentre sono proprio questi spazi sul web a dare il senso dei soprusi all’ordine del giorno nei regimi della "rivoluzione del popolo". Come quando Cubanet, nel gennaio 2005, riportò che grazie a un accordo con la stessa ETEC, nella provincia di Santa Clara era stata messo a punto un sistema di spionaggio elettronico da parte di esperti cinesi, dopo che la visita del premier Hu Jintao nel novembre dell’anno precedente aveva posto le basi per una partnership della Repubblica Popolare con Cuba. Che andava ad aggiungersi agli acquirenti delle specifiche tecnologie della sorveglianza informatica in un bouquet di vari regimi autoritari ad esse interessati, comprendente anche Zimbabwe e Bielorussia.

La faccia tosta di Pyongyang

Sarebbero in totale 54.700 le vittime delle inondazioni e degli smottamenti causati lo scorso mese in Corea del Nord da settimane di incessanti piogge torrenziali. È una nuova stima dei morti e dei dispersi diffusa dall’organizzazione non governativa sudcoreana «Good Friends». Secondo l’Ong di Seul ammonterebbero inoltre a 2,5 milioni i senzatetto, in seguito alla catastrofe naturale. All’inizio del mese «Good Friends» aveva calcolato in oltre 10mila le vittime. Il regime di Pyongyang, nei suoi bilanci ufficiali emessi nelle scorse settimane, si è limitato a parlare di «alcune centinaia di morti». [ Corriere.it ]
Il famoso comunismo che ispira molte maggioranze di governo europee, inclusa la nostra, ha colpito ancora. La popolazione muore di fame e il "Partito" si permette il lusso di mostrare i denti con inutili test missilistici compiuti fino al 4 luglio, congelando gli appositi sussidi dell’ONU. A quando un tête-à-tête per un tè del nostro esecutivo con Kim-Jong-Il?

Maledetti scoop

PATNA (INDIA) - Sono stati incriminati per istigazione al suicidio i membri di una troupe televisiva indiana che, ansiosi di effettuare riprese-shock da mostrare poi sullo schermo, hanno indotto un manifestante a darsi fuoco, fornendogli persino nafta e fiammeri per appiccare le fiamme. –> [ Corriere.it ]

E poi sarebbe bello sapere come diavolo si fa a impedire che le immagini sul bordo sinistro, se più alte del testo a fianco, spingano a destra il titolo del post successivo, sballando le intestazioni.
Per adesso mi arrangerò così…

Integralismi? Mai Pew

Sempre sul "Corriere" leggo l’interpretazione di Magdi Allam ai risultati del sondaggio recentemente realizzato dal "Pew Global Attitudes Project": "Le comunità musulmane emergono in Europa come un iceberg in preda a una schizofrenia identitaria, in bilico tra l’aspirazione a realizzarsi come entità islamica distinta dalla popolazione autoctona e la preoccupazione a non essere assimilata all’estremismo islamico. Condividendo tuttavia le medesime posizioni radicali degli estremisti islamici e dei musulmani residenti nei paesi islamici (…)". In pratica, la "schizofrenia identitaria" rappresenta la causa principale dei problemi dei musulmani e "il principale fattore di discrepanza rispetto alla popolazione autoctona".

Il che significa anche che gli immigrati musulmani presenti nei principali paesi europei si sentono prima di tutto portatori di un’identità vissuta in termini di contrapposizione tendenzialmente netta rispetto alla nazionalità locale. Tutto ciò mi sembra dipinga un quadro molto triste che probabilmente è alla base di molte delle incomprensioni tra immigrati musulmani e resto della popolazione dei vari paesi europei, compreso il nostro. Ma basta capire come vive una qualunque comunità di immigrati di un qualunque ceppo etnico o fede religiosa per accorgersi che il concetto di identità è molto vago a prescindere dal modo in cui viene percepito, assimilato o trasmesso, e sicuramente privo delle rigidità che gli vengono attribuite da entrambe le parti, ammesso e non concesso che i paesi europei possano costituire un insieme omogeneo, ma soprattutto dall’Islam. Generalizzando l’analisi possiamo osservare che i cinesi di New York non parlano come quelli di Pechino. Gli iraniani di Madrid non hanno le stesse abitudini alimentari di quelli di Teheran. I marocchini di Milano non vestono come quelli di Rabat. I turchi di Dortmund non ridono delle stesse cose di cui ridono i connazionali di Ankara. Gli egiziani di Londra non abitano come quelli del Cairo. Ovvero, le identità risentono inevitabilmente delle influenze esercitate dai contesti locali: è un fenomeo storico inevitabile. Continua a leggere ‘Integralismi? Mai Pew’

Ossequi alla Siniora

Leggere i giornali in questi giorni è uno spasso. C’è gente che pensa davvero che si possa governare un paese infilandosi fiori tra i capelli e facendo girotondi avvolti in bandiere arcobaleno attorno ad un falò (a proposito di Ferragosto). La realtà invece è fatta di tragedie, tensioni, morti, minuti contati. Non c’è spazio per le fantasiose custodie di occhiali vezzosamente ostentate e l’intercalare ossessivo, diciamo. La posizione delle sinistre italiane (non ce l’ho con Wanna Marchi e figlia) è un trionfo di equilibrismi e contraddizioni. Levantinismi, data la situazione. Loro sono contro la guerra, per la pace… Infatti avallano una "forza di interposizione" tra Israele e Libano che non sembra esattamente destinata a distribuire palloncini colorati al confine tra i due paesi. Lo ha detto l’ONU, d’altra parte. Quella vera, mica quella farlocca. Lo ripetono loro, che tengono a evitare qualunque spargimento di sangue: infatti manderebbero Polizia e Carabinieri a combattere il crimine tramite offerte di noccioline e scatole di cioccolatini agli incroci. "Mani in alto, nel nome della Nestlé!". Custodie vuote di biro con pallina di carta a mo’ di cerbottana per i più facinorosi. Perché "quando si ha un’arma si finisce per usarla", e "qui non siamo nel farwest" (rigorosamente minuscolo e tuttoattaccato, se no fa troppo occidentale e Cossutta s’incazza). Ma tanto la proprietà privata è un’opinione, salvo quando non è loro. Già che ci siamo, potremmo mandare i nostri in Medioriente disarmati: "scusi, signor Hezbollah, mi consegnerebbe il suo AK-47? Me lo ha detto il signor Diliberto, che è culo-e-camicia con il suo capo". Continua a leggere ‘Ossequi alla Siniora’

La poesia ai tempi di internet

I blog sono fatti per lo più da esibizionisti. Si trova la fuffa peggiore, senza un orientamento.

E’ l’opinione di uno dei massimi poeti italiani contemporanei, Giuseppe Conte, vincitore dell’ultima edizione del Premio Viareggio, riportata da un articolo di Corriere.it sulla difficoltà di scrivere in versi oggi e sui rapporti tra poesia e rete.
Alcuni siti segnalati: Biagio Cepollaro - Marco Giovenale - Laura Pugno - Nazioneindiana - I MiserabiliCapitanicoraggiosi - Nabanassar - Poeti e poetastri.

Update: un aggregatore sperimentale di blog poetici (… "poecast"!).

Corrierismi/ chi vivrà vierà

Il tramonto del “Lìder maximo”

Il dittatore cubano Fidel Castro, 80 anni tra pochi giorni, ha ceduto i poteri nella notte al fratello Raùl, ex ministro della Difesa, in seguito ai postumi di un intervento chirurgico per emorragia intestinale dovuta "allo stress accumulato negli ultimi tempi". Cambio della guardia (si fa per dire) a L’Avana dopo 47 anni di strapotere ininterrotto nel nome dell’autoritarismo comunista e scene di giubilo per le strade di Miami, Florida, tra gli esuli della principale comunità di oppositori cubani all’estero, al grido di "Viva Cuba libre". Corriere.it (Foto Reuters)

In attesa dei primi veri blog cubani…