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Quella mattina a Dallas

Per più di quarant’anni dal giorno dell’assassinio di John Fitzgerald Kennedy durante una visita a Dallas il 22 novembre del 1963, la teoria del single bullet aveva ossessionato gli storici e i giornalisti convinti che un unico proiettile avesse colpito alle spalle sia il Presidente degli Stati Uniti che l’allora governatore del Texas John Connally, seduto davanti a lui nella limousine presidenziale. E che, quindi, i colpi provenissero dalla stessa arma, come ipotizzato dalla Commissione Warren. Ma un nuovo filmato amatoriale girato quel giorno 90 secondi prima degli spari fornisce adesso una conferma grazie ad una osservazione apparentemente banale. Il video è recentemente diventato di pubblico dominio dopo che John Jefferies, fotografo dilettante presente alla sfilata del corteo del Presidente, è stato convinto a donarlo al Sixth Floor Museum di Dallas dal genero, al quale ne aveva parlato in maniera del tutto casuale. Negli ultimi fotogrammi si vede chiaramente la prova mancante per liquidare la principale obiezione mossa in tutti questi anni dai critici della single-bullet theory, secondo la quale il mancato allineamento tra la posizione del foro di ingresso del proiettile sulla schiena di JFK, documentata dalle foto scattate in sede di autopsia, e di quelli riscontrati sulla camicia e la giacca indossate al momento dell’attentato permettesse di escludere la SBT. Malgrado il persistere di forti dubbi sulla teoria, sembra quindi crollare in modo drammaticamente semplice, come solo la realtà sa essere, anche l’ipotesi di una possibile manipolazione complottistica delle foto scattate in obitorio: sedendo nell’ultima delle tre file di posti dell’auto e stando appoggiato allo schienale, Kennedy si era leggermente insaccato negli abiti sollevandoli di quel poco necessario a provocare il disallineamento tra le posizioni dei fori. [ il video ]

Schiantarsi sul Pentagono. Forse.

Stasera (un parolone, visto che andrà in onda alle 23,55) andrà in onda su Rai Tre una puntata del settimanale "Enigma" dal titolo "L’aereo sul Pentagono", dedicata agli interrogativi ancora aperti sui destini del volo 77 dell’American Airlines dell’11 settembre 2001. Ospiti Maurizio Blondet e Carlo Panella.

“Loose Change” a rischio

Pare che nel documentario che ha polarizzato le tesi complottistiche sull’11 settembre siano riscontrabili gli estremi per la violazione del diritto d’autore. Intanto, secondo The Register, il film è stato ritirato dal sito del suo autore Dylan Avery.

Two French filmmakers, who accompanied New York firefighters into the World Trade Centre on 9/11, are threatening to sue the makers of 9/11 conspiracy web documentary Loose Change, claiming the movie infringes their copyright (…).

(…) In a certified letter sent to Dylan Avery, lawyers for Jules and Gedeon Naudet, makers of the renowned documentary 9/11 - The Filmmakers’ Commemorative Edition, say they have never endorsed nor sponsored the controversial views in the film. The brothers captured what is thought to be the only footage of the first plane hitting the North tower.

"It is clear that your intent is not to spread a controversial message but rather to profit," the lawyers conclude. They have identified at least 14 videofragments, including interviews with firemen. The Naudet Brothers, backed by distributor Paramount, are demanding $150,000 for each act of willful infringement.

Although Avery has removed the movie from his site, and says "he fully cooperates with the Naudet brothers", he still encourages viewing the movie on Google Video. But maybe not for long. Google says it only accepts video uploads from persons who hold all necessary rights to the uploaded material.

Update 22 agosto: il sito di "Loose Change" reca adesso un disclaimer in cui si precisa che il documentario contiene materiale non autorizzato soggetto a diritto d’autore tratto dal documentario dei fratelli Naudet, e che le uniche immagini da questi autorizzate consistono in quelle del primo schianto sulle torri, considerate le sole esistenti relative a quella fase dell’attentato. Oltre naturalmente ad aggiungere che il punto di vista sostenuto nel film non rappresenta in alcun modo quello dei personaggi o dei suddetti titolari di diritti.