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Ticosa, ultimo atto/ 2 - il video

Presentatrice della serata-evento con tanto di lustrini e frasi di circostanza, personaggi e autorità cittadine e regionali, laiche e clericali. Folla assiepata delle grandi occasioni per assistere all’evento, giochi di luce variopinti e occhio di bue sulla tenaglia montata sulla gru, che evoca scenari primitivi quando affonda i denti nella materia muta solo per chi non la sa ascoltare. Morente ma parlante, perché segnata dal tempo e dalle tracce degli uomini. Tutto è al posto giusto, tutti pronti per godersi lo spettacolo.

Sì, ridete. Ma mentre i probiviri schiamazzavano, gracchiavano e deliberavano, la vecchia torre, così a lungo incrollabile, si sentiva tremare nelle sue fondamenta. Ecco d’un tratto che dalle finestre, dalle porte, per le feritoie, dai barbacani, dagli abbaini, dalle grondaie, dappertutto, i demolitori escono da lei come vermi da un cadavere. Essa trasuda di muratori. Questi pidocchi la pungono. Questi parassiti la divorano. La povera torre comincia a cadere pietra dopo pietra; le sue sculture si sbriciolano sul selciato; sporca le case con i suoi frammenti; il suo fianco si sventra; il profilo si sbreccia; e l’inutile borghese, che le passa accanto senza troppo sapere di ciò che le si fa, si stupisce di vederla caricata di corde, di pulegge e di scale, più di quanto non lo sia mai stata durante un assalto di inglesi o di borgognoni.
[ Victor Hugo, Guerra ai demolitori!, 1825]