Articoli con tag 'chiesa'

O salti ’sta finestra. Ops

Non c’è che dire, fa sempre piacere accingersi a celebrare il Natale in un paese che ha le idee chiare in fatto di religiosità. Tema paradossalmente tra i più laici, ma non per questo legittimamente assumibile, sempre che si aspiri ad un briciolo di credibilità, come riserva personale di caccia alle farfalle del paravento ideologico, nella speranza di poterne eventualmente fare, a sinistra come a destra, qualcosa di più o meno confacente ai propri bisogni personali, vezzi intellettualistico-politici o mai imprescindibili urgenze editoriali, a seconda del piede con cui ci si è alzati la mattina. Perché di fronte alle reazioni scatenate dalla dichiarazione con cui il Vicariato di Roma negava il consenso alle esequie di Piergiorgio Welby, è spontaneo chiedersi come e perché ci si voglia ergere a maestri di pensiero in ambiti a cui nello stesso tempo si tenga a dichiararsi ben estranei, se non apertamente avversi nella propria visione del mondo. E sarebbe farsesco, se non avvenisse sulla scia di eventi dolorosi per chiunque, il fatto di riuscire a razzolare nel letame ideologico anche a spese di un defunto cui si deve solo il più rispettoso silenzio. Ma è così difficile capire che accettare di essere cattolici comporta il riconoscimento dell’autorità della relativa Chiesa, che un funerale è cattolico solo se celebrato dalla suddetta e che la fede è un fatto del tutto facoltativo, ben lungi dall’essere prescritto dal medico come farmaco salvavita? Decisamente un paragone avventato, ma probabile acqua fresca di fronte alla faccia tosta delle strumentalizzazioni più indifferenti ai valori della spiritualità della vita e della morte. Anche di chi se ne infischia o, peggio, li ritenga di esclusiva pertinenza di una visione non laica delle stesse. Il che la dice già molto lunga. Prendere o lasciare, l’uscita è (generalmente) in asse con l’altare: fa anche rima. Buon Natale. [ Weekend OpenTrackback @ The Right Nation ]

La palla sinistra di Mozart

Siamo alla frutta. Quando persino l’arte a Berlino viene umiliata e offesa da decisioni che muovono dalla più gretta demagogia e da un perbenismo conciliatore che appiattiscono le specificità culturali nel volgare calderone di un politically correct banalmente sottomesso alla legge del più arrogante, la perdita culturale riguarda tutti e resta davvero poco in cui sperare per il risveglio della civiltà. E non solo di quella occidentale: più in generale, per il risveglio dell’umanità. Quando la politica del "rispetto delle differenze" di un ipocrita e incosciente progressismo da strapazzo, tale solo a parole e a corrente alternata, sente il bisogno di censurare per motivi di ordine pubblico e di sicurezza una messa in scena dell’"Idomeneo" di Mozart solo perché mostra le teste mozzate di Gesù Cristo e di Poseidone, di Buddha e di Maometto, significa che il senso del rispetto per le culture è ormai diventato un concetto puramente soggettivo per non dire dimenticato, e che il genere umano è allo sbando definitivo. Siamo alle solite.
Non solo ci tocca preoccuparci dei rapporti tra arte e religioni, dei terroristi che vogliono sfregiare con le bombe gli affreschi "blasfemi" di Giovanni da Modena a San Petronio e delle posizioni più sconcertanti assunte al riguardo anche a casa nostra, ma anche prevenirne le mosse, acquisirne la mentalità, interiorizzarne l’oscurantismo teocratico più becero. Dimenticando che l’arte è di tutti, anche di quanti da essa si sentono offesi, e che le battaglie da sempre combattute in nome del pregiudizio ideologico contro le sue manifestazioni più scomode ma comunque più autentiche non hanno mai mancato di rivelarsi perdenti. Perché arte è innanzitutto autenticità e come tale estranea all’ideologia, e la vera cultura di una civiltà si misura con la sua capacità di accettare le espressioni più varie di identità culturale, finché appunto espresse con autenticità.
Idee, queste, che sono oggi peraltro alla base del concetto di conservazione del patrimonio culturale mondiale e che sono state spesso strumentalizzate, evidentemente senza successo, da certa cultura politica di sinistra e dalle correnti ad essa organiche del panorama intellettuale nazionale, spesso con finalità ed esiti tutt’altro che nobili o apprezzabili. Sarebbe interessante capire in base a quale arcana logica la stessa parte politica osi battersi oggi a spada tratta in nome di un laicismo più statalistico che statuale che nulla ha a che fare con una sacrosanta laicità, scagliandosi contro l’altrettanto sacrosanto diritto delle autorità religiose nazionali al dibattito sui grandi temi civili e morali, quando non mostra incertezze nel calarsi le braghe al cospetto delle istanze spirituali altrui imposte col terrore, che quindi cessano di essere persino degne di curiosità.
Alla chiusura ipocrita e opportunistica persino al dialogo con la propria identità in barba alla logica più elementare delle stesse affermazioni di principio, che pure peraltro sembrano latitare da un pezzo nel dibattito politico e culturale di un sinistrismo imborghesito e spaccone, fa dunque da contraltare, per l’ennesima volta, la vigliacca connivenza con le ragioni di una presunta superiorità razzista affermata con gli argomenti distorti di un lascito spirituale alla deriva e di una civiltà sempre più contraddittoria e perdente, nonostante le apparenze. Perché non esita a piegarlo ai fini più barbari anche nei rapporti con l’esterno, salvo poi sottrarsi alla discussione interna tra le proprie componenti alla perenne ricerca di un’anima, senza mai rinnegare e condannare qualunque cosa la riguardi anche nel senso più spregevole. Quale rispetto, quale morale, quale identità per l’Internazionale rossa dello stesso sangue che imbratta le mani dei tagliatori di teste e del cotto dei nostri centri storici, che orde ignoranti di bombaroli invasati vedrebbero volentieri polverizzato?

Pret à-porter

Abiti negli Stati Uniti e ti serve un sacerdote per un matrimonio o un battesimo in fretta e furia? CITI, acronimo di "Celibacy Is The Issue" ("Il problema è il celibato"), è la soluzione. L’organizzazione "laica", fondata nel 1992, offre tramite il portale Rentapriest.com i servigi a pagamento di un database di ben 2500 "sacerdoti cattolici" organizzati per singolo stato con tanto di "pagine gialle di Dio" on line. Louise Haggett, direttrice di CITI, ha già contribuito a celebrare 3.000 matrimoni lo scorso anno, in un paese in cui il 27% delle parrocchie non ha un sacerdote residente. L’unico dettaglio è che i dipendenti di CITI non sono riconosciuti dal Vaticano per essere venuti meno ai loro voti, essendo per lo più cittadini gay o sposati, decisi ad amministrare i sacramenti per denaro fuori dalle chiese e a celebrare messa in casa. Il costo di un "noleggio" nello stato di New York ammonta a 500 dollari. "Una volta prete, lo sei per sempre", spiega Richard Hasselbach, entrato nel catalogo CITI dopo tredici anni di sacerdozio e un matrimonio. [ Yahoo News ]