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Rete mobile, una contesa britannica tra pubblico e privato

Nel Regno Unito è scontro tra interessi pubblici e privati sull’accesso alle informazioni legate alle reti di telefonia mobile. La divulgazione di dati riguardanti la dislocazione dei tralicci di installazione dei ripetitori è alla base di Sitefinder, sezione del sito di Ofcom, l’authority britannica per le telecomunicazioni. Il servizio è stato creato su disposizioni del governo nel 2000 allo scopo di costituire un archivio elettronico contenente le informazioni tecniche relative ad ogni singolo caposaldo della rete cellulare nel paese e renderlo accessibile via web alle autorità preposte alla verifica delle implicazioni della presenza delle relative infrastrutture sul territorio, in termini di pianificazione urbanistica e ripercussioni sulla salute umana. Una funzione rivendicata fin dagli esordi di Sitefinder in nome del diritto generale di accesso all’informazione detenuto dalle autorità pubbliche e sancito dal "Freedom of Information Act". Il tribunale competente ha successivamente decretato che il database dovesse includere anche le coordinate topografiche precise di ogni singola antenna, unitamente alle informazioni relative a tipo e frequenza del segnale, nome dell’operatore e altezza di ogni singolo traliccio o supporto di antenna di telefonia esistente sul suolo britannico. Questo ampliamento della base di dati avrebbe provocato un inasprimento del conflitto tra le parti a partire dallo scorso anno, quando l’authority ha anche provveduto per vie legali a chiedere, in nome dello stesso atto, di dover e poter offrire l’accesso a chiunque ne avesse fatto richiesta al di fuori delle istituzioni statali. Essendo i dati forniti dagli operatori telefonici su base volontaria, le compagnie coinvolte hanno però proceduto a sospenderne il flusso verso la direzione del sito, rimasto quindi non aggiornato. Oltre alle obiezioni di ordine generale legate alla possibilità aperta dal database di abusi ai danni delle reti radio dei servizi di emergenza, gli argomenti avanzati dal settore privato a favore della tutela di informazioni ritenute commercialmente sensibili riguardano naturalmente i vantaggi offerti alla concorrenza, una volta consentita la conoscenza di dati specifici riguardanti i progetti sulle innovazioni apportate dagli operatori alle rispettive reti di seconda e terza generazione. [ BBC ]
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“L’utente non è raggiungibile perché potrebbe essere stato rapito o bombardato”

Secondo cifre pubblicate lo scorso anno dal Dipartimento di Stato, in Iraq esistono attualmente 7.1 milioni di utenti di cellulari, rispetto agli 1.4 milioni di due anni fa. Alcuni iracheni arrivano a spendere 800 dollari per un Humvee, il secondo nella scala dei modelli preferiti dai soprannomi (Apache, Allawi) legati ai mezzi militari USA o all’aspetto dei politici locali. I combattenti usano i cellulari per comunicare e far esplodere le bombe, gli Iracheni di tutte le sette per evitare il pericolo e informare costantemente i familiari della propria posizione. Tra gli adolescenti iracheni i cellulari, spesso protetti da custodie trasparenti come da noi si usava fino a qualche anno fa, sono desiderati non solo perché di moda ma anche in quanto unica forma di espressione, non avendo finora attratto in alcun modo manifestazioni di intolleranza religiosa in un paese in cui lo scorso maggio un istruttore di tennis e due gocatori sono stati colpiti a morte a Baghdad solo perché indossavano i calzoncini. I cellulari sono un must anche per gli ufficiali dell’esercito, che anziché scegliere i modelli dal fiorente mercato dell’usato si rivolgono ai ricchi cataloghi provenienti dagli Emirati Arabi Uniti e li utilizzano per ricevere soffiate relative ai traffici di armi o al posizionamento di ordigni. Gli operatori umanitari ricevono sui cellulari le immagini di chi è torturato o ucciso dopo un rapimento dalle squadre della morte, che usano quelli di testimoni o parenti delle vittime. I cellulari sono usati anche per alleviare lo stress e la frustrazione, con video in circolazione che prendono di mira i soldati americani, il presidente Talabani, i musulmani radicali o lo stesso Saddam. O anche la mancanza di energia elettrica o di gas. [ New York Times on line ]