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Ci mancherebbe

Il Ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero, indagato per abuso d’ufficio dalla Pocura di Roma per l’incarico di esperta in materia di tossicodipendenze affidato all’ex brigatista rossa Susanna Ronconi nell’ambito della Consulta nazionale sulle droghe, spiega che "la vicenda ha carattere giuridico e non politico", precisando inoltre che la Ronconi "non percepisce alcun emolumento".

Quel sottile filo rosso tra Abu Omar e Renato Curcio

"Queste cose
per
la verità
le abbiamo già
sentite dire
in passato durante
i processi alle Brigate rosse"
Quando Bob Seldon Lady, capocentro della Cia a Milano, diresse l’operazione di extraordinary rendition ai danni dell’imam Abu Omar nel febbraio 2003, era convinto di agire nell’interesse politico supremo della lotta al terrorismo internazionale, e ne aveva tutti i motivi. Al di là di certi eccessi censurabili nei metodi applicati al trattamento dei prigionieri oggetto di procedure tanto straordinarie quanto gli eventi e la tensione che li avevano resi necessari, nessuno in un paese civile e democratico dovrebbe legittimamente sorprendersi che i servizi segreti dello stesso collaborino con quelli di altri governi nazionali nella gestione di operazioni di polizia internazionale. Continuando a ipotizzare di far parte di una nazione ragionevolmente interessata a seguire un percorso di continua evoluzione delle proprie istituzioni in senso libero e democratico, verrebbe naturale pensare che, se la Costituzione investe i servizi segreti del compito di operare a tutela della sicurezza nazionale garantendo anche la segretezza delle loro operazioni (lo dice la parola stessa) e dovendosi renderne conto esclusivamente agli organi del potere esecutivo, l’operato svolto sulla base di questo mandato andrebbe considerato primario e di esclusiva pertinenza della sfera politica. E come tale totalmente estraneo all’azione inquirente degli organi giudiziari. Ma l’Italia di oggi è ben diversa.

Ben lungi dall’essere un paese civilmente e democraticamente evoluto, è infatti dominata da chi nega presupposti tanto basilari. Perché In Italia è considerato non solo necessario ma anche indispensabile che un magistrato debba e possa decidere di rinviare a giudizio agenti e rappresentanti di istituzioni che dovrebbero agire nel perfetto anonimato a salvaguardia del bene del proprio paese e di quelli con cui esso collabora. Ed è considerato perfettamente normale e anzi motivo di soddisfazione il fatto che altri magistrati pronuncino sentenze indecenti che paiono studiate a tavolino per acuire tensioni sociali già altissime, per esempio lasciando a piede libero individui al centro di campagne di reclutamento di aspiranti kamikaze pronti a sconvolgere le vite di decine di ignari frequentatori di locali pubblici o fermate d’autobus e dei loro cari. Sentenze che sembrano fatte apposta per stimolare il ricorso a operazioni di emergenza quali le extraordinary rendition, magari al solo scopo di poterle condannare, e che comunque finiscono per renderle l’unica mossa a disposizione per fronteggiare concretamente sia le infiltrazioni del terrorismo internazionale nella vita civile e privata, sia le gravi collusioni consumate con esse da magistrati convinti di agire nell’agone politico. E ciononostante indegnamente sostenuti da un’opinione pubblica ormai all’oscuro di qualunque ipotesi di civiltà e rispetto del proprio Stato, oltre che dei valori basilari della pacifica convivenza. Continua a leggere ‘Quel sottile filo rosso tra Abu Omar e Renato Curcio’