Articoli con tag 'berlino'

La pelle dell’orso

Pare sia ormai scontro diplomatico tra Roma e il governo federale bavarese su chi abbia diritto alle spoglie mortali di Bruno, l’orso bruno abbattuto l’estate scorsa dai cacciatori del Land tedesco dopo aver girovagato tra Italia e Germania passando per l’Austria. E aver fatto razzia di pecore e polli, conigli e porcellini d’India. Mentre le autorità centrali di Berlino ci riconoscono il diritto alle misere spoglie del raro esemplare della specie avvistata dopo duecento anni allo stato selvatico nelle foreste alpine, l’opposizione del ministro per l’Ambiente bavarese rivendica diritti di proprietà per competenza territoriale, puntando ad imbalsamare i resti per farne il pezzo forte della collezione di un museo locale. Nonostante le preoccupazioni bavaresi, tutto lascia supporre che Bruno avesse in fondo un’indole pacifica: da alcune testimonianze indigene risulta come venisse regolarmente messo in fuga dalle mucche al pascolo. [ BBC ]
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Che lo sforzo sia con te

Let’s face it: a quanti non è mai accaduto di venir avvinghiati per strada dagli sgherri della sedicente chiesa di Scientology (o in Italia, più probabilmente, delle sue sotto-sette o simili), pronti a giurare di poter fare qualcosa per migliorare la loro vita a condizione di voler rispondere a fantomatici questionari sulla personalità, magari da compilare in scantinati squallidi e male illuminati? Tra i materiali ora a disposizione del personale del nuovo quartier generale tedesco-europeo, che sorge in una delle zone più esclusive di Berlino per la gioia dei vicini tutti, è compreso anche un non meglio precisato "E-metro". Maneggiato da un esperto auditor della setta in apposite aule, questro strumento elettronico dovrebbe consentire di rilevare le oscillazioni nell’umore della persona "trattata" (ma non basta molto meno?), o anche aiutarla a ricordare eventi traumatici del suo passato. Chissà se funziona anche con le sedute spiritiche.

La palla sinistra di Mozart

Siamo alla frutta. Quando persino l’arte a Berlino viene umiliata e offesa da decisioni che muovono dalla più gretta demagogia e da un perbenismo conciliatore che appiattiscono le specificità culturali nel volgare calderone di un politically correct banalmente sottomesso alla legge del più arrogante, la perdita culturale riguarda tutti e resta davvero poco in cui sperare per il risveglio della civiltà. E non solo di quella occidentale: più in generale, per il risveglio dell’umanità. Quando la politica del "rispetto delle differenze" di un ipocrita e incosciente progressismo da strapazzo, tale solo a parole e a corrente alternata, sente il bisogno di censurare per motivi di ordine pubblico e di sicurezza una messa in scena dell’"Idomeneo" di Mozart solo perché mostra le teste mozzate di Gesù Cristo e di Poseidone, di Buddha e di Maometto, significa che il senso del rispetto per le culture è ormai diventato un concetto puramente soggettivo per non dire dimenticato, e che il genere umano è allo sbando definitivo. Siamo alle solite.
Non solo ci tocca preoccuparci dei rapporti tra arte e religioni, dei terroristi che vogliono sfregiare con le bombe gli affreschi "blasfemi" di Giovanni da Modena a San Petronio e delle posizioni più sconcertanti assunte al riguardo anche a casa nostra, ma anche prevenirne le mosse, acquisirne la mentalità, interiorizzarne l’oscurantismo teocratico più becero. Dimenticando che l’arte è di tutti, anche di quanti da essa si sentono offesi, e che le battaglie da sempre combattute in nome del pregiudizio ideologico contro le sue manifestazioni più scomode ma comunque più autentiche non hanno mai mancato di rivelarsi perdenti. Perché arte è innanzitutto autenticità e come tale estranea all’ideologia, e la vera cultura di una civiltà si misura con la sua capacità di accettare le espressioni più varie di identità culturale, finché appunto espresse con autenticità.
Idee, queste, che sono oggi peraltro alla base del concetto di conservazione del patrimonio culturale mondiale e che sono state spesso strumentalizzate, evidentemente senza successo, da certa cultura politica di sinistra e dalle correnti ad essa organiche del panorama intellettuale nazionale, spesso con finalità ed esiti tutt’altro che nobili o apprezzabili. Sarebbe interessante capire in base a quale arcana logica la stessa parte politica osi battersi oggi a spada tratta in nome di un laicismo più statalistico che statuale che nulla ha a che fare con una sacrosanta laicità, scagliandosi contro l’altrettanto sacrosanto diritto delle autorità religiose nazionali al dibattito sui grandi temi civili e morali, quando non mostra incertezze nel calarsi le braghe al cospetto delle istanze spirituali altrui imposte col terrore, che quindi cessano di essere persino degne di curiosità.
Alla chiusura ipocrita e opportunistica persino al dialogo con la propria identità in barba alla logica più elementare delle stesse affermazioni di principio, che pure peraltro sembrano latitare da un pezzo nel dibattito politico e culturale di un sinistrismo imborghesito e spaccone, fa dunque da contraltare, per l’ennesima volta, la vigliacca connivenza con le ragioni di una presunta superiorità razzista affermata con gli argomenti distorti di un lascito spirituale alla deriva e di una civiltà sempre più contraddittoria e perdente, nonostante le apparenze. Perché non esita a piegarlo ai fini più barbari anche nei rapporti con l’esterno, salvo poi sottrarsi alla discussione interna tra le proprie componenti alla perenne ricerca di un’anima, senza mai rinnegare e condannare qualunque cosa la riguardi anche nel senso più spregevole. Quale rispetto, quale morale, quale identità per l’Internazionale rossa dello stesso sangue che imbratta le mani dei tagliatori di teste e del cotto dei nostri centri storici, che orde ignoranti di bombaroli invasati vedrebbero volentieri polverizzato?