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Baghdad graffiti

Per quindici dollari al giorno e su richiesta delle autorità cittadine, giovani artisti iracheni decorano con murales i grossi massi che compongono le barriere in calcestruzzo innalzate contro gli attacchi esplosivi dei kamikaze in un quartiere di Baghdad situato sulle rive del Tigri. Per evitare agli autori di incorrere nelle ire e nei proiettili della popolazione musulmana — numerosi gli artisti di strada già uccisi o cacciati per questo dall’Iraq –, i murales rappresentano temi e personaggi appartenenti alla cultura persiana pre-islamica tratti dalla storia e dalla mitologia assiro-babilonesi, evitando qualsiasi riferimento all’Islam. [ New York Times ]
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“L’utente non è raggiungibile perché potrebbe essere stato rapito o bombardato”

Secondo cifre pubblicate lo scorso anno dal Dipartimento di Stato, in Iraq esistono attualmente 7.1 milioni di utenti di cellulari, rispetto agli 1.4 milioni di due anni fa. Alcuni iracheni arrivano a spendere 800 dollari per un Humvee, il secondo nella scala dei modelli preferiti dai soprannomi (Apache, Allawi) legati ai mezzi militari USA o all’aspetto dei politici locali. I combattenti usano i cellulari per comunicare e far esplodere le bombe, gli Iracheni di tutte le sette per evitare il pericolo e informare costantemente i familiari della propria posizione. Tra gli adolescenti iracheni i cellulari, spesso protetti da custodie trasparenti come da noi si usava fino a qualche anno fa, sono desiderati non solo perché di moda ma anche in quanto unica forma di espressione, non avendo finora attratto in alcun modo manifestazioni di intolleranza religiosa in un paese in cui lo scorso maggio un istruttore di tennis e due gocatori sono stati colpiti a morte a Baghdad solo perché indossavano i calzoncini. I cellulari sono un must anche per gli ufficiali dell’esercito, che anziché scegliere i modelli dal fiorente mercato dell’usato si rivolgono ai ricchi cataloghi provenienti dagli Emirati Arabi Uniti e li utilizzano per ricevere soffiate relative ai traffici di armi o al posizionamento di ordigni. Gli operatori umanitari ricevono sui cellulari le immagini di chi è torturato o ucciso dopo un rapimento dalle squadre della morte, che usano quelli di testimoni o parenti delle vittime. I cellulari sono usati anche per alleviare lo stress e la frustrazione, con video in circolazione che prendono di mira i soldati americani, il presidente Talabani, i musulmani radicali o lo stesso Saddam. O anche la mancanza di energia elettrica o di gas. [ New York Times on line ]

Distruzione di massa, anyone?

Guarda un po’ chi si rivede. Cominciano a fare capolino le famose armi di distruzione di massa irachene, che qualcuno anche a casa nostra voleva far passare, alternativamente, per una abbaglio o una scusa architettati dagli Stati Uniti per mettere in cattiva luce quel buontempone di Saddam e in discussione la sua inguaribile filantropia. Reuters parla di 500 munizioni chimiche al sarin, ormai decadute ma tuttora potenzialmente letali, recentemente scoperte in Iraq, cui si aggiunge la scoperta di un nuovo giacimento di armi di natura non specificata comunque classificate dal Pentagono come Weapons of Mass Destruction.