Articoli con tag 'arte'

Baghdad graffiti

Per quindici dollari al giorno e su richiesta delle autorità cittadine, giovani artisti iracheni decorano con murales i grossi massi che compongono le barriere in calcestruzzo innalzate contro gli attacchi esplosivi dei kamikaze in un quartiere di Baghdad situato sulle rive del Tigri. Per evitare agli autori di incorrere nelle ire e nei proiettili della popolazione musulmana — numerosi gli artisti di strada già uccisi o cacciati per questo dall’Iraq –, i murales rappresentano temi e personaggi appartenenti alla cultura persiana pre-islamica tratti dalla storia e dalla mitologia assiro-babilonesi, evitando qualsiasi riferimento all’Islam. [ New York Times ]
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Spray art

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Update: ineffabili plug-in di WordPress… più incompatibili delle forze dell’Ulivo…

La cultura di Ru-telly: “Grandi Restauri S.p.A.”

L’evento è quello ufficiale e azzimato dell”ennesimo "Restauro-di-Stato-finanziato-dal-Ministero", e il Ministro della cultura Rutelli non rinuncia all’occasione per rispolverare il consueto frasario vetusto e stereotipato: restituire ‘uno dei luoghi piu’ belli del mondo - per stratificazione storica, artistica e architettonica’. Manca solo la solita, disumana e oggi scientificamente inaccettabile formula del ritorno all’antico splendore ancora oggi scelleratamente in auge nell’ambito giornalistico più inconsapevolmente indifferente alla storia della cultura e inaugurata durante la stagione ottocentesca del "restauro stilistico", in cui si decretava arbitrariamente la sopravvivenza delle membrature architettoniche a seconda dello stile e quindi dell’epoca che altrettanto arbitrariamente si intendeva privilegiare, cancellando senza scrupolo di sorta qualunque altra traccia di cultura artistica stratificata esistente sul manufatto, e liquidandola come inutile superfetazione.
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Poster

To commemorate the Madison Square Garden concerts (28 / 29 / 30 September 2006), Eric Clapton commissioned a limited edition series of posters. There is one poster for each of the three nights at MSG. Created by artists Chuck Sperry and Ron Donovan of Firehouse Kustom Rockart Co., they depict guitars famously associated with Eric Clapton. The posters have been hand-signed by the artists and have already created quite a buzz in the rockart community.

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La palla sinistra di Mozart

Siamo alla frutta. Quando persino l’arte a Berlino viene umiliata e offesa da decisioni che muovono dalla più gretta demagogia e da un perbenismo conciliatore che appiattiscono le specificità culturali nel volgare calderone di un politically correct banalmente sottomesso alla legge del più arrogante, la perdita culturale riguarda tutti e resta davvero poco in cui sperare per il risveglio della civiltà. E non solo di quella occidentale: più in generale, per il risveglio dell’umanità. Quando la politica del "rispetto delle differenze" di un ipocrita e incosciente progressismo da strapazzo, tale solo a parole e a corrente alternata, sente il bisogno di censurare per motivi di ordine pubblico e di sicurezza una messa in scena dell’"Idomeneo" di Mozart solo perché mostra le teste mozzate di Gesù Cristo e di Poseidone, di Buddha e di Maometto, significa che il senso del rispetto per le culture è ormai diventato un concetto puramente soggettivo per non dire dimenticato, e che il genere umano è allo sbando definitivo. Siamo alle solite.
Non solo ci tocca preoccuparci dei rapporti tra arte e religioni, dei terroristi che vogliono sfregiare con le bombe gli affreschi "blasfemi" di Giovanni da Modena a San Petronio e delle posizioni più sconcertanti assunte al riguardo anche a casa nostra, ma anche prevenirne le mosse, acquisirne la mentalità, interiorizzarne l’oscurantismo teocratico più becero. Dimenticando che l’arte è di tutti, anche di quanti da essa si sentono offesi, e che le battaglie da sempre combattute in nome del pregiudizio ideologico contro le sue manifestazioni più scomode ma comunque più autentiche non hanno mai mancato di rivelarsi perdenti. Perché arte è innanzitutto autenticità e come tale estranea all’ideologia, e la vera cultura di una civiltà si misura con la sua capacità di accettare le espressioni più varie di identità culturale, finché appunto espresse con autenticità.
Idee, queste, che sono oggi peraltro alla base del concetto di conservazione del patrimonio culturale mondiale e che sono state spesso strumentalizzate, evidentemente senza successo, da certa cultura politica di sinistra e dalle correnti ad essa organiche del panorama intellettuale nazionale, spesso con finalità ed esiti tutt’altro che nobili o apprezzabili. Sarebbe interessante capire in base a quale arcana logica la stessa parte politica osi battersi oggi a spada tratta in nome di un laicismo più statalistico che statuale che nulla ha a che fare con una sacrosanta laicità, scagliandosi contro l’altrettanto sacrosanto diritto delle autorità religiose nazionali al dibattito sui grandi temi civili e morali, quando non mostra incertezze nel calarsi le braghe al cospetto delle istanze spirituali altrui imposte col terrore, che quindi cessano di essere persino degne di curiosità.
Alla chiusura ipocrita e opportunistica persino al dialogo con la propria identità in barba alla logica più elementare delle stesse affermazioni di principio, che pure peraltro sembrano latitare da un pezzo nel dibattito politico e culturale di un sinistrismo imborghesito e spaccone, fa dunque da contraltare, per l’ennesima volta, la vigliacca connivenza con le ragioni di una presunta superiorità razzista affermata con gli argomenti distorti di un lascito spirituale alla deriva e di una civiltà sempre più contraddittoria e perdente, nonostante le apparenze. Perché non esita a piegarlo ai fini più barbari anche nei rapporti con l’esterno, salvo poi sottrarsi alla discussione interna tra le proprie componenti alla perenne ricerca di un’anima, senza mai rinnegare e condannare qualunque cosa la riguardi anche nel senso più spregevole. Quale rispetto, quale morale, quale identità per l’Internazionale rossa dello stesso sangue che imbratta le mani dei tagliatori di teste e del cotto dei nostri centri storici, che orde ignoranti di bombaroli invasati vedrebbero volentieri polverizzato?

Sei anni di solitudine

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Dimenticare Venezia

Non perché non piaccia, anzi. Lo storico dell’arte e dell’archeologia Salvatore Settis, direttore della Normale di Pisa, neopresidente del Consiglio superiore dei Beni culturali ed autore, tra gli altri, del celebre pamphlet "Italia S.p.A. L’assalto al patrimonio culturale" (Einaudi, 2002), lancia un grido di dolore sull’uso spesso sconsiderato che viene fatto delle piazze di molte città italiane. La memoria corre subito a quel luglio del 1989 in cui, per un concerto (indimenticabile - lo seguii da Rimini) dei Pink Floyd, si allestì un mega-palco galleggiante di fronte a piazza San Marco a Venezia. L’evento fu un grande spettacolo non solo musicalmente ma anche "sul piano mediatico", visto che fu trasmesso in diretta internazionale e coglieva la band in un momento di particolare splendore, se non vado errato dopo la pubblicazione di A momentary lapse of reason. L’organizzazione locale fu però una catastrofe: nessun bagno pubblico o punto di ristoro, tafferugli tra la folla con rischio di gravi incidenti per mancanza di significative zone cuscinetto, montagne di rifiuti e sporcizia. Unica soluzione alla ressa, un bagno in laguna. Il giorno seguente offrì un panorama che sintetizzava l’indifferenza italica per il nostro patrimonio culturale, ridotto a latrina a cielo aperto. Viene spontanea l’immagine di una affascinante nobildonna stuprata nonostante l’età, o forse proprio per questa. Altri esempi e testimonianze sono nell’articolo-intervista, in cui risalta, credo, la considerazione  dell’urgenza che la nostra società massificata anteponga le esigenze della civiltà a quelle dello spettacolo, ovvero dei celebrati media, il cui codice pare oggi indispensabile adottare se si vuol essere ascoltati. Ma non è facile parlare di corda in casa dell’impiccato. Continua a leggere ‘Dimenticare Venezia’