Articoli con tag 'archeologia_industriale'

Sgarbi e quotidiani: la drammatica vicenda del Portello

Nonostante la presunta genialità di certi titolisti e alla faccia di chi vorrebbe liquidare Vittorio Sgarbi come attaccabrighe e polemista facile al battibecco sterile, apprendo dal Corriere che il suddetto assessore alla cultura del Comune di Milano sta dimostrando una ammirevole sensibilità per i problemi del suo ambito di competenza istituzionale. La disavventura capitata qualche giorno fa in relazione alla mostra sull’arte gay "Vade retro" da lui curata era stata un argomento utile ai suoi detrattori solo in apparenza, visto che all’apertura milanese si era opposto categoricamente a tutela della stessa mostra, urlando alla censura proveniente dal suo stesso schieramento di appartenenza dopo il veto del sindaco Moratti all’esposizione di alcune "opere". Fermo restando che il giudizio critico su di esse andrebbe sempre circostanziato al contesto di provenienza, sempre che ne esistano i presupposti, ma anche che le tensioni culturali proprie dell’epoca in cui viviamo richiederebbero un sano buonsenso persino agli artisti, soprattutto quando intervengono su tematiche, simboli e figure di ambito religioso, quale che esso sia. Il resto sono solo fregnacce funzionali all’ideologia di questo o quest’altro schieramento.
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A Cagliari, per l’architettura contemporanea (con fotoconcorso)

Sarebbe bello se stamane l’avvio dei lavori di Festarch - Primo festival di architettura in Sardegna — che fino al 4 luglio vedrà a Cagliari la partecipazione, fra gli altri, di diversi premi Pritzker (massima onorificenza nel campo della disciplina) — non avesse rappresentato un’occasione mancata per riflettere adeguatamente sui destini di quella particolare e sensibilissima frazione del patrimonio culturale che è rappresentata dall’archeologia industriale. La chiusa del titolo del primo contributo, a cura di goodwill (? - ndR) e col sostegno della Fondazione Banco di Sardegna, non è certo incoraggiante:

Dismissioni creative - Un confronto tra centri europei dedicati alla cultura e alle "creative industries" nati in spazi di archeologia industriale e promotori di nuovi processi di sviluppo territoriale. Un’occasione per riflettere sul futuro della Manifattura Tabacchi, presto Fabbrica di Creatività.

Resterà invece aperto fino al 1° luglio il concorso fotografico sul tema "Scrivere il paesaggio": primo premio, uno stage con Gabriele Basilico in uno dei suoi soggiorni in Sardegna.

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Ticosa, ultimo atto. Gatti permettendo

Durante la Seconda guerra mondiale, l’operaia comasca Ines Figini subì gli orrori della deportazione nei campi di concentramento del Terzo Reich proprio in seguito ad uno sciopero nella vecchia fabbrica. Oggi, giornata della Memoria dedicata alle vittime della Shoah, sarà presente alla cerimonia di inaugurazione dei lavori di demolizione integrale degli edifici dello storico insediamento industriale Ticosa, descritti da molti come "una vergogna" per la città di Como. Dal 1982, anno della chiusura, il degrado cui i capannoni sono andati incontro è stato di fatto proporzionale all’uso come discarica pubblica e ricovero per senzatetto e clandestini, con l’aggravante dell’inquinamento da materiali nocivi come l’amianto, utilizzato largamente nell’edilizia industriale all’epoca della costruzione.

Ma una campagna di bonifica e risanamento ambientale e tecnologico, seguita da accorta ridestinazione funzionale, sarebbe stata insufficiente ad attivare la grancassa dei media e della politica. I capannoni insistono su un’area di importanza considerata strategica per il futuro sviluppo cittadino, e come tali resi oggetto puntuale di un vasto intervento progettuale con cui "restituirla" alla città. Seguendo uno schema logico curioso, secondo cui il nuovo apparterrebbe alla città e alla sua gente più del suo tessuto storico. Il progetto previsto per l’area vede così trascurate per l’ennesima volta le ragioni della conservazione e di un riuso compatibile dell’esistente, cui si nega qualunque dignità di documento materiale di una fase storica e sociale importante della vita di Como e dei suoi abitanti, ma più in generale della storia del capitalismo e del lavoro italiani. Come sempre, la via della demolizione è ritenuta la più facile, con buona pace di ragioni ecologistico-animalistiche funzionali alla gestione politica e alla resa mediatica della "celebrazione".

Prima di procedere con le vere e proprie operazioni di bonifica e quindi con la chiusura di tutta l’area di cantiere, l’assessorato alla Sanità e l’Asl con il responsabile del servizio veterinario hanno attivato un piano di trasferimento della colonia di 23 gatti che, a seguito dell’abbandono dell’edificio, si era insediata nell’area. I 23 gatti saranno catturati con gustose trappole gastronomiche, quindi trasferiti da personale Asl nel compendio comunale di via Stazzi dove dovranno essere tenuti in un locale per 10 giorni per poterli acclimatare evitando così di farli tornare al luogo di origine.

La Tintoria Comense SA, più nota come Ti.Co.Sa o Ticosa, nacque nell’estate del 1871 con 90 operai per "dare l’avvio ad una industria tintòria di servizio per l’industria serica comasca e milanese". Così vide la luce l’idea imprenditoriale che porterà alla costituzione di quella che diventerà una delle più grandi ed importanti tintostamperie italiane e la maggiore delle realtà produttive comasche. Ironia della sorte, l’"evento" sarà accompagnato dalla proiezione su di un enorme maxischermo collocato sul corpo a “c” (il cuore antico del manufatto da abbattere) e visibile da via Grandi, di alcune testimonianze inedite ed esclusive sulla storia della fabbrica tessile. I lavori di demolizione erano in realtà iniziati nello scorso novembre, con lo smantellamentto delle parti pericolanti e degli impianti delle ali secondarie e più recenti dell’opificio. La cerimonia sarà trasmessa in diretta streaming a partire dalle 16:45 sul sito del Comune di Como. [ La storia della Ti.Co.Sa. ]