Articoli con tag '11_settembre'

(Almeno) 2996 motivi per non dimenticare

Più che occuparsi degli affari che fervevano all’interno delle Torri Gemelle del World Trade Center, il lavavetri Roko Camaj lavorava sulla loro pelle rimanendo spesso sospeso nel vuoto, essendo tra i responsabili della pulizia delle immense superfici riflettenti degli edifici finiti polverizzati dall’attentato newyorkese dell’11 settembre di sei anni fa. Un lavoro sicuramente conquistato e mantenuto con fatica per un immigrato arrivato nella Grande Mela dalla lontana e povera Albania e destinato a legare la propria sorte a quella degli altri newyorkesi rimasti trucidati tra il fuoco e le macerie. Nei giorni dello scontro politico innescato dalla presenza dei suoi "colleghi" attivi agli incroci delle città italiane, aquista forse un senso più grande il ricordo di un uomo che ha accettato le regole dell’integrazione onestamente nel rispetto della legge, partendo dal basso per arrivare fino a 107 piani dal suolo. [ L’uomo che sfidava i giganti ] [Project 2996 ] [ Technorati Tags: , , , , , , , , ]

Il badge del mujaheddin

Loro, invece, due cittadini londinesi e uno del Kent, nordafricani di cui uno munito di regolare permesso di soggiorno in Gran Bretagna, si divertivano a montare materiale filmato per metterlo a disposizione degli aspiranti "martiri" intenzionati a colpire obiettivi non musulmani, mediante una rete in continua espansione di siti web appositamente allestiti per la propaganda della Jihad. Nei video non mancava niente: scene di decapitazione, istruzioni per la preparazione di ordigni esplosivi e manuali del perfetto terrorista, tradotti per l’occorrenza anche in inglese. Il gruppo era in contatto con un cittadino svedese di etnia slava e residente in Bosnia, arrestato per il possesso di materiale esplosivo assortito e altri video tecnico-propagandistici per la formazione delle nuove leve terroristiche. I 4 svolgevano conversazioni on line criptate. Tema recente: la preparazione di un simpatico badge del mujaheddin commissionato da Al Qaeda per prepararsi al 6° anniversario dell’11 settembre. Festeggiando insieme.
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Lo stato dell’antiterrorismo oggi in Gran Bretagna secondo il NYT

In una cupa valutazione ad ampio spettro della minaccia fronteggiata dal suo stato, il responsabile della massima struttura antiterrorismo della Gran Bretagna Peter Clarke ha dichiarato che Al Qaeda è sopravvisuta ad un "prolungato assalto multinazionale" e che i suoi sostenitori hanno stabilito "una tendenza inesorabile verso la pianificazione di attacchi più ambiziosi e distruttivi". "L’unica conclusione sensata che se ne possa trarre è che subiremo un nuovo attacco", ha aggiunto Clarke martedì sera, specificando che circa 100 sospetti terroristi sono in attesa di processo in Gran Bretagna — in aggiunta a numerosi processi attualmente in corso — i cui casi confermerebbero un trend emerso fin dal 2004 che vede giovani musulmani britannici partire per il Pakistan per addestrarsi e ricevere istruzioni prima di tornare indietro e organizzare attacchi terroristici.

La conferenza di Clarke presso la sede del Policy Exchange, un gruppo privato di ricerca politica, è stata significativa sia per i contenuti che per il momento in cui è giunta, offrendo una rara veduta d’insieme dello sviluppo delle minacce terroristiche e delle contromisure segrete di intelligence maturati dall’11 settembre 2001 fino ad oggi. Si è inoltre svolta mentre sta per essere pronunciata la sentenza relativa ad un processo per terrorismo che ancora una volta focalizzerà l’attenzione nazionale sulle complessità insite nel dover fronteggiare ciò che Clarke ha definito "reti interne ad altre reti, connessioni interne ad altre connessioni e collegamenti tra individui che travalicano i confini locali, nazionali e internazionali". Usando un linguaggio insolitamente acceso, Clarke ha inoltre preso posizione contro individui non meglio identificati — presumibilmente ufficiali governativi — che lascerebbero trapelare "elementi di intelligence operativa altamente sensibili, spesso già classificati". Citando come esempio le azioni di polizia avvenute a Birmingham nello scorso febbraio, in occasione delle quali cronisti di Londra erano a conoscenza dei dettagli di un presunto piano per decapitare un militare britannico di religione musulmana quasi prima che i detenuti fossero arrivati nelle stazioni di polizia presso le quali li si stava conducendo per gli interrogatori".
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L’uomo che sfidava i giganti

Era arrivato nella Grande Mela dall’Albania per cercare fortuna, e a suo modo l’aveva trovata grazie a un impiego sicuro nella ABM, una grande impresa attiva nel settore della manutenzione edilizia. Quando non era addetto al controllo remoto dei sistemi automatizzati per la pulizia delle enormi vetrate degli edifici del World Trade Center, che tanta parte avevano nel fascino indiscusso del grande complesso architettonico, Roko Camaj passava le sue giornate di lavoro sospeso in un abisso di 400 metri di altezza dal suolo. Un’imbragatura lo assicurava al 107° piano dei grattacieli, a soli tre piani dalla vetta, laddove le superfici erano troppo estese e troppo in alto perché i bracci meccanici potessero arrivarci. Ma a sua moglie, Roko aveva mentito. Per anni le aveva lasciato credere che il suo lavoro non presentasse rischi svolgendosi soltanto all’interno dei giganti di vetro e acciaio, e a nulla erano valse le sue rassicurazioni quando lei, furiosa, aveva scoperto la verità dai giornali.

"Non aveva paura di niente", dice il fratello Kole, mentre il figlio Vincent ricorda come Roko amasse il proprio lavoro considerandolo una fuga. Diceva sempre: "Siamo io e il cielo sopra di me. Nessuno mi disturba e non disturbo nessuno". Pochi giorni prima dell’11 settembre 2001, Roko era tornato a Manhasset, NY, da una vacanza in Montenegro, regalo di compleanno della figlia. I cinque fratelli Camaj, che vivevano sparsi per il mondo, si erano ritrovati per fare il viaggio insieme e avevano trascorso ore felici. L’ultimo viaggio di Roko Camaj, 60 anni. Forse l’unico modo per uccidere certi uomini è il ricorso alla catastrofe più vile, quella del terrorismo. Ma, di certo, il coraggio sconfinato mostrato da questo Davide contro i Golia della vita quotidiana, come dalle migliaia di altri eroi morti quella mattina al suo fianco, non è stato sconfitto dallo schianto del secondo aereo, quando Roko si trovava al 105° piano della Torre Sud.

Come ti curo il panico da volo

Un volo United Airlines diretto da Londra a Washington è stato fatto atterrare a Boston con procedura di emergenza. Motivo? Una crisi di ansia acuta subita da una viaggiatrice. Soluzione? Con tipica sensibilità da assistenti di volo, si è provveduto ad allertare l’FBI favorendone l’arresto per sottoporla ad estenuanti interrogatori. Capisco lo stress post 11 agosto (e settembre), ma di sforzarsi di gestire una delle più comuni evenienze del traffico aereo, e non solo, con un minimo di professionalità e umanità, non se ne parla, eh?

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Schiantarsi sul Pentagono. Forse.

Stasera (un parolone, visto che andrà in onda alle 23,55) andrà in onda su Rai Tre una puntata del settimanale "Enigma" dal titolo "L’aereo sul Pentagono", dedicata agli interrogativi ancora aperti sui destini del volo 77 dell’American Airlines dell’11 settembre 2001. Ospiti Maurizio Blondet e Carlo Panella.

Distruzione di massa, anyone?

Guarda un po’ chi si rivede. Cominciano a fare capolino le famose armi di distruzione di massa irachene, che qualcuno anche a casa nostra voleva far passare, alternativamente, per una abbaglio o una scusa architettati dagli Stati Uniti per mettere in cattiva luce quel buontempone di Saddam e in discussione la sua inguaribile filantropia. Reuters parla di 500 munizioni chimiche al sarin, ormai decadute ma tuttora potenzialmente letali, recentemente scoperte in Iraq, cui si aggiunge la scoperta di un nuovo giacimento di armi di natura non specificata comunque classificate dal Pentagono come Weapons of Mass Destruction.

“Loose Change” a rischio

Pare che nel documentario che ha polarizzato le tesi complottistiche sull’11 settembre siano riscontrabili gli estremi per la violazione del diritto d’autore. Intanto, secondo The Register, il film è stato ritirato dal sito del suo autore Dylan Avery.

Two French filmmakers, who accompanied New York firefighters into the World Trade Centre on 9/11, are threatening to sue the makers of 9/11 conspiracy web documentary Loose Change, claiming the movie infringes their copyright (…).

(…) In a certified letter sent to Dylan Avery, lawyers for Jules and Gedeon Naudet, makers of the renowned documentary 9/11 - The Filmmakers’ Commemorative Edition, say they have never endorsed nor sponsored the controversial views in the film. The brothers captured what is thought to be the only footage of the first plane hitting the North tower.

"It is clear that your intent is not to spread a controversial message but rather to profit," the lawyers conclude. They have identified at least 14 videofragments, including interviews with firemen. The Naudet Brothers, backed by distributor Paramount, are demanding $150,000 for each act of willful infringement.

Although Avery has removed the movie from his site, and says "he fully cooperates with the Naudet brothers", he still encourages viewing the movie on Google Video. But maybe not for long. Google says it only accepts video uploads from persons who hold all necessary rights to the uploaded material.

Update 22 agosto: il sito di "Loose Change" reca adesso un disclaimer in cui si precisa che il documentario contiene materiale non autorizzato soggetto a diritto d’autore tratto dal documentario dei fratelli Naudet, e che le uniche immagini da questi autorizzate consistono in quelle del primo schianto sulle torri, considerate le sole esistenti relative a quella fase dell’attentato. Oltre naturalmente ad aggiungere che il punto di vista sostenuto nel film non rappresenta in alcun modo quello dei personaggi o dei suddetti titolari di diritti.