Slowfinger’s List of Claptonboots

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Nel corso degli anni e grazie anche all’affermarsi di un preciso contesto culturale e tecnologico legato alla diffusione del Web, gli appassionati alla musica e alla figura di Slowhand, e non solo, hanno potuto moltiplicare le proprie occasioni di contatto e scambio di materiale musicale registrato di straordinaria qualità anche se alternativo alle pubblicazioni ufficiali esistenti in commercio. Queste hanno tra l’altro risentito per anni delle pesanti limitazioni imposte al pubblico dalle scarse opportunità di accesso dei "non addetti ai lavori" al meglio dei cataloghi delle major discografiche, spesso offerti in ambito nazionale secondo differenziazioni e criteri di marketing come sempre discutibili secondo un profilo critico ed estetico. Questa trasformazione, che è solo il riflesso di una più vasta rivoluzione socio-culturale dai risvolti a dir poco epocali e legata allo sviluppo della cultura digitale globale, ha consentito di venire in possesso di materiale storico precedentemente considerato semplicemente irraggiungibile per la sua rarità e irriproducibilità tecnica, almeno con gli strumenti disponibili al grande pubblico. Questo aspetto ha contribuito in misura determinante all’affermazione e alla diffusione di alcuni titoli del repertorio non ufficiale rapidamente divenuti veri e propi classici, grazie alla generosità di qualche privato e all’attività di poche e selezionate etichette discografiche del mercato underground (esempi: Mid Valley, Tarantura, Slunky), cui i fan di E.C. hanno sempre guardato con un misto di commossa ammirazione e devota riconoscenza. Più che come narcisistico sfoggio collezionistico, questa sezione di "Quid Tum?" si pone quindi come raccolta di recensioni dello sterminato catalogo "non ufficiale", ma tale solo in base a criteri commerciali, di pubblicazioni inerenti l’attività live di uno dei più grandi del più grande musicista vissuto a cavallo tra i millenni… La finalità è, da un lato, quella di stimolare la curiosità dei neofiti e attirare l’interesse degli affezionati, dall’altra quella di favorire la condivisione della musica come patrimonio culturale collettivo come tale meritevole della più vasta e consapevole fruizione possibile anche a scala nazionale, come già da anni avviene attivamente in ambito internazionale.

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