Molti fautori dell’impunibilità di qualsiasi diffamazione del prossimo a mezzo rete, e segnatamente tramite blog personali o collettivi, coltivano la convinzione di aver trovato una formidabile pezza d’appoggio alla propria causa in un contributo di Elvira Berlingieri al tentativo di delegittimazione dell’inclusione dei «siti informatici» tra i mezzi su cui ricade l’obbligo di rettifica entro 48 ore introdotto dal recente disegno di legge sulle intercettazioni.
Chi è responsabile dei contenuti?
Risposta: chi li scrive, ovvero l’autore del post in cui i contenuti diffamatori sono inseriti. Una conclusione al di là di ogni umana possibilità di immaginazione, ma non è impossibile arrivarci neanche per i più volenterosi.
Come lo si contatta?
Mediante posta elettronica certificata. La stragrande maggioranza dei siti amatoriali personali riporta una apposita casella o pagina in cui campeggia l’indirizzo email del titoIare, cui orientare lo sguardo con fiducia per compiere un atto dalla complessità tecnica sfibrante, ma praticabile. I provider dei servizi di hosting offrono la certificazione e-mail da tempo e a prezzi più che concorrenziali. L’obiezione dell’autrice della brillante disamina in tecno-giuridichese è che il messaggio potrebbe inopinatamente finire nella cartella del filtro antispam del destinatario o essere inviato da un buontempone (sic). E soprattutto:
Che senso ha rettificare su un mezzo che consente la modifica e l’emendamento dei testi?
Quello di trovare una facilitazione tecnica nello svolgimento delle proprie azioni, giacché sarebbe un peccato non approfittare della pratica funzione di editing dei testi accessibile da ogni piattaforma di blogging a condizione di essersi autenticati. Molto meno incoraggiante la situazione di chi dovesse apportare una rettifica modificando del testo inciso su lastre in cemento armato. Forse ancora più frustrante il tentativo di correggere un pezzo del proprio blog senza aver effettuato il log-in. [ Technorati Tags: 48 ore, blog, ddl, diritto, intercettazioni, rettifica
Buon Natale a tutti. Compreso chi, in nome di un pretestuoso e distorto senso del multiculturalismo o di un laicismo che con una sensata e serena laicità non ha niente a che fare, è convinto di poter allegramente imporre la dittatura della retorica del politically correct e del materialismo sottovuoto e smemorato, dell’ateismo più provocatoriamente snob e del paganesimo più ipocrita, e per questo censurare di una cultura appunto i simboli, i riti e la spiritualità non solo religiosi, fondamenti guardacaso imprescindibili almeno dell’identità di un intero continente. Benché rifiutandoli li odii, e odiandoli odii se stesso e in realtà ognuna delle diversità che è convinto di difendere, o di volerlo fare. Anche se forse, semplicemente, tutto questo, non lo sa. Buon Natale. [ Technorati Tags:
I Francesi la chiamano grandeur. Gli Americani national pride. Noi Italiani, invece, ne siamo pressoché sprovvisti, soprattutto in questi tempi di reflusso scientista e neo storicista di 

Aprire una piscina in centro città è un business garantito. Certo i costi di investimento iniziale, gestione e manutenzione non saranno indifferenti, ma credo che nel lungo periodo i bilanci delle società del settore non possano che guadagnarne. Il nuoto è di gran lunga lo sport più praticato da chi vive o sopravvive da anni stritolato tra le maglie dello "stile di vita metropolitano", che con i suoi ritmi di certo non favorisce i lunghi spostamenti necessari a immergersi nella pace del più vicino green per il 


