Non sembra vero neanche a loro, ma si sono ritrovati all’improvviso senza poltrona in Parlamento. Per chi sogna la rivoluzione incarnando lo spirito operaio la distanza dal potere dovrebbe essere un dettaglio, ma le loro facce suggeriscono qualcosa d’altro. Dopo aver immobilizzato il paese nella stagnazione dell’indecisione di un governo uscente oppresso come pochi dall’ambiguità dell’inciucio e dall’impossibilità delle riforme e della modernizzazione, se ne vanno mogi mogi, leccandosi le ferite e proclamando sogni di nuova gloria piuttosto grotteschi, ma soprattutto e come sempre antistorici come solo il comunismo ha sempre saputo essere. “E’ necessario un nuovo processo costituente che coinvolga le forme dell’organizzazione, le culture politiche e i programmi!”, si infervora il Fausto nazionale con rotacistica nostalgia. “Saremo più presenti nei luoghi del lavoro”, rincara più rustico Giordano (silenzio sovrano in casa ambientalista, puro strumento per un pretesto elettoralistico dei più ingenui). Formule di bieca retorica politica che farebbero tenerezza se non sembrassero sprofondare il paese indietro di cinquant’anni nella sua storia. Dopo decenni e centinaia di crimini scellerati perpetrati in nome della sua ideologia dai sostenitori più folli e a circa vent’anni dalla caduta del Muro, il comunismo è una stagione ormai conclusa anche in Italia, ed era ora che se ne prendesse atto anche nei palazzi della democrazia. La barra della sinistra e del sinistrismo nostrani passano ora interamente al Partito Democratico, che del togliattismo ha ereditato tutto tranne il nome, ammantandolo con una mano di new look all’americana.
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Tutto condivisibile tranne l’ultima frase. Il PD è un partito di centro, evidentemente. Che ha preso un tot di voti dalla sinistra per la minaccia del voto utile e del voto contro, ma che comunque non fotografa una parte consistente di paese attualmente non rappresentata in Parlamento.
E che l’arco parlamentare non rappresenti la sinistra (e la destra-destra) non è un bene. Certo, uno pensa a *quale* sinistra sarebbe stata rappresentata e allora va bene così, ma da un punto di vista sociale non è un bene.
Cari Amici del PDL vi invito ad inviare a tutti i vostri amici questo messaggio per sollecitare una manifestazione di piazza come quella del 2 dicembre del 2006.
Quando si insedierà il nuovo governo penso sia giusto festeggiare con una manifestazione oceanica che ribadisca che abbiamo stravinto le elezioni, che ci raccogliamo intorno ai nostri leader vincitori e che vogliamo riforme subito per far ripartire la nostra amata Italia.
Grazie di cuore
eheheh
quelli che tanto giocano a fare i rivoluzionari, s’incartano nel politichese più patetico
W l’Italia e gli Italiani
@Telemaco: così come considero il Pdl una lista di centro-destra anziché di centro (il che non mi dispiace affatto), mi rifiuto di vedere nel Pd una semplice idrovora dei voti della sinistra radicale. O meglio, se è avvenuto una ragione ci sarà: perché è una pura macchina scenica del comunismo del XXI secolo, un comunismo con la cipria da modella minorenne, altrimenti il vecchio Ulivo non avrebbe avuto gli anticorpi per governarci insieme in quello straccio di governo uscente neanche per mezza mattinata. Che poi ci sia da fustigarsi per aver perso la rappresentanza parlamentare delle fasce estreme, che tra l’altro incarnano anche storie discretamente vergognose, è un’idea che lascio ai benpensanti con cariche istituzionali (leggi: Casini).
@Alex: sono sicuro che succederà.
@Frango: la rivoluzione in erre moscia e calzini scozzesi.
@slowfinger: “un comunismo con la cipria da modella minorenne”: no, non riesco proprio a vederli cosi’. Per come la vedo io (che sono su posizioni politiche diverse dalle tue, chiarisco) questo sarebbe un complimento, non in se’ ma rispetto a quello che io realmente percepisco. E cioe’ una formazione raccogliticcia a-ideologica (non post-ideologica, peggio), con alcune idee liberiste dal punto di vista economico ma soprattutto senza una chiara posizione su temi decisivi per stabilirne l’identita’, come quelli etici ed energ-etici; soprattutto, per me il make-up che tu vedi non è ideologico ma burocratico, volto a nascondere le tentacolari intrusioni nei meccanismi del paese, analoghe e simmetriche rispetto a quelle denunciate alla “concorrenza”. Insomma: magari fossero dei veterocomunisti mascherati da Tony Blair; qui siamo di fronte a dei berluschini pallidi, incapaci aziendalmente e con la tunica da prete. Ma forse sono io a essere pessimista, ora.
Io continuo a pensare che una manciata di (falso) liberismo non faccia un partito di centro. Ma i nostri giudizi non sono poi così lontani, mi sembra. Anche perché le intrusioni che denunci sono appunto il risultato di una connivenza con le stesse forze cattocomuniste che per anni hanno affossato il paese. E il Pd è cattocomunismo allo stato quasi distillato, nonostante il poderoso ma affrettato lavoro di immagine. Un loft riconvertito e un pietoso atteggiamento new-kennedyano non fanno primavera.
Ciao, mi chiamo Rudy e seguo un progetto che si chiama Blogolandia (http://blogolandia.it). Ho letto il tuo blog e lo trovo interessante così ho pensato di contattarti. Scusa se lo faccio direttamente dai commenti ma mi sembra il modo più naturale per arrivare a un blogger. Vorrei farti una proposta a proposito di Blogolandia: se ne hai voglia scrivimi a questo indirizzo: rudy.bandiera[at]blogolandia.it
Grazie e scusami di nuovo per l’inconsueta modalità con la quale ti ho contattato :-)
Solo una spruzzata di liberismo forse no, non basta a fare un partito di centro. Ma se ci aggiungiamo l’atteggiamento da struzzi sui temi etici, la componente cattolica, l’abiura pubblica alle radici nel socialismo e comunismo italiani, credo che la configurazione tenda inesorabilmente al centro. Del resto, di che “centro” stiamo parlando? Io parlo del centro su due assi, uno economico e uno etico, assi utili ad individuare una collocazione politica oggi; ora, non dico che il PD sia esattamente al punto (0,0), ma tende verso. Ed e’ un danno, perché chi tende a 0 non puo’ essere propulsore di nulla se non del mantenimento controllato dello status quo.
Riguardo alle “intrusioni figlie del cattocomunismo”: il cattocomunismo non esiste. E’ un non-luogo ideologico partorito negli ultimi quindici anni, forse anche efficace nelle comunicazioni di massa, ma che ad un certo livello di discussioni non andrebbe utilizzato. Le storie del rapporto col territorio di DC e PCI sono così diverse che amalgamarle per trovare un nemico ideologico cui addossare tutte le colpe del presente e’ una forzatura evidente.
Telemaco, giusto per concludere mi sembra che stiamo convenendo sempre più inesorabilmente sulla natura dell’identità di centro sinistra del PD. Io la vedo più spostata a sinistra, tu tendente al centro. Pazienza. Comunque non mi quadra l’affermazione per cui il coinvolgimento sui temi etici debba essere prerogativa delle forze di sinistra, e viceversa. Ferrara docet.
Mi sta bene invece un catto-comunismo come “non-luogo ideologico”: la politica si è sempre nutrita ampiamente di questo genere di bestie mitologiche date in pasto alla gente, o viceversa. Il che mi sembra non tolga nulla alla mia precente conclusione sui risultati delle connivenze, anzi. E soprattutto sui danni che ne sono derivati al nostro paese.
… meno male che questi commenti risalgono a quattro mesi fa… direi che la prospettiva col Pd è radicalemente cambiata, o no?