Passare la Notte di Natale con i parenti più stretti, come sempre, spacchettando regali reciproci che aumentano di anno in anno. Nel senso del numero: novantatré, una media di 10 a testa. Che schifo. Passare l’intera giornata con gli stessi parenti all’insegna della trasgressione e dei bagordi più perversi: a sfasciarsi di cibo, chiacchierare, giocare a tombola, guardare film Disney e annoiarsi quel sano tanto che basta. Rincasare nel cuore della notte senza quasi far caso al tizio che sgattàiola dentro il portone dietro l’auto fino all’altra scala, e che ne riemerge dopo tre minuti mentre si parcheggia. Salire le scale a piedi nella speranza di interferire positivamente con il ciclo digestivo, notando un pianerottolo illuminato a giorno, senza farci caso, tirando dritto. Trascinarsi lungo la rampa di scale parallela a quel che resta dell’uscio dell’appartamento sottostante quello in cui si spera di trascorrere almeno una mezz’ora di fase REM. Finire le scale realizzando poco a poco. Dapprima che non è sensato che stiano facendo lavori di ristrutturazione alle tre del mattino, poi che i calcinacci sbriciolati sul pianerottolo sono compatibili solo con battenti esterni divelti dagli stipiti. Dall’esterno, a forza, in un paio di minuti al massimo, e appoggiati uno sull’altro senza complimenti. Nei palazzi antichi possono essere fuscelli. Chiamare il 112 e aspettare tappati in casa come conigli.
Fare lo splendido guidando il carabiniere dall’accento romano, che si lascia seguire oltre i rottami violati per rovistare tra abiti e oggetti personali sparsi sui letti, tra profumi di donna e libri di architettura. Ho studenti di architettura sotto casa e non lo sapevo. La tentazione di imboscare monografie su maestri contemporanei, ma sarebbe il colmo con lui che verbalizza nella stanza a fianco, il modo più fesso per finire dentro, un furto sulla scena di un furto. Un metafurto. Chiedersi quanto di quel disordine sia opera loro. Giocare a fare il segugio imparando all’istante, alla ricerca di un taccuino o una ricevuta con un segno per rintracciare gli inquilini, ormai autosufficiente su sentieri personali, muovendosi sicuri tra muri di cui si conosce il prolungamento superiore a menadito e meravigliandosi delle differenze. Universi paralleli che si incrociano per puro caso, così vicini e così lontani.
"Questa l’hanno buttata giù a calci, è come la porta di una stanza" uscendo, teorie sul palo, il dovere civico, bla bla. Quella stretta di mano che fa sentire protetti. Grazie. Poteva andare peggio. Andare a dormire felici (bastardo), anche per essersi salvati: prima di tutto, lo avessero avuto loro, dalle spie accese dell’impianto di allarme accanto all’ingresso. A segnalare che era rimasto spento, altrimenti Serafina lo fa scattare. Troppo tardi per trovarci un vago stimolo a farlo tarare sulle dimensioni di dieci chili di gatta, non si sa mai. Si fa prima a sostituirlo, la gatta non si tocca. Il rammarico di non aver festeggiato con lei. Ritrovarsi a bere il caffè alle tre del pomeriggio, tra voci incazzate e rumore di attrezzi da fabbro al piano di sotto. Anche questo è Natale.
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"si può fare di più"chi meglio di te lo ha capito? :D
la finisci di andare avanti per associazioni di idee?
Dipende dalle idee.
che bello il lupo col cappello da babbo natale!!! :-D
Ma allora si vede! :)