Non guardarmi: non ti seguo

Ancora a proposito di "meme" e dell’uso puramente strumentale della rete attuale, ovvero di quello promozionale delle tecniche di SEO, come giustamente osserva Stefano Gorgoni vanno fatte alcune distinzioni. Una cosa è la circolazione delle idee stimolata da una sorta di invito alla discussione tramite il collegamento ipertestuale e reciproco tra siti diversi. Ben venga finché questo rimane un meccanismo utile alla divulgazione di contenuti apprezzabili anziché di rantoli di vuoto mentale pneumatico cui si voglia dare una parvenza di presentabilità nell’inseguire un’ansia mal riposta di aggiornamento fine a se stesso del proprio sito. Ma come già rilevato, trovo ben diversamente che l’aspetto più fastidioso della comunicazione tramite blog sia rappresentato attualmente dai cosiddetti contest, ovvero l’offerta di beni e prodotti commerciali ottenibili in cambio del solito inserimento di un collegamento all’interno di un post verso il sito dell’offerente. La cassa di bottiglie piuttosto che il paio di scarpe alla moda (magari rigorosamente fake) in cambio di un obolo travestito da link disinteressato, anche se spesso dichiarato. Il che mi sembra non si differenzi affatto dalle caterve di spamming più brutale che vediamo calare quotidianamente sui nostri blog, salvo nel fatto di fare leva sull’appeal del prodotto commerciale in questione in termini disimpegnati e spesso esteticamente accattivanti, perché tendono a confondersi con la massa e il tenore delle informazioni circolanti, cavalcando uno stile comunicativo solo apparentemente coniugato secondo i più candidi intenti filantropici.

Uno stile dall’apparenza certo meno invasiva e maldestra delle tecniche di spamming più furioso e propriamente detto, ma altrettanto indigesta sul piano dell’etica comunicativa. O, più concretamente, su quello riguardante quei criteri di economia del dono che dovrebbe più giustamente presiedere alla circolazione del sapere sulla rete o per lo meno nella blogosfera, a condizione che chi lo diffonde aspiri ad una autorevolezza effettivamente intesa in termini di qualità dei contenuti presentati, anziché secondo i criteri esclusivamente quantitativi del marketing più spudorato. Criteri che equivalgono soltanto all’ennesimo tentativo di nobilitare i pruriti imprenditoriali più disparati dopo le storiche espressioni più pietose del "marketing sociale", che da almeno 15 anni imperversa nella società sposando le Cause Nobili più fantasiose (sociali, ambientali, …) nella speranza di vedere associare la percezione di un marchio aziendale a qualcosa di diverso dal desiderio pur legittimo (purché manifesto) di gonfiare un fatturato. Dopo le aiuole sponsorizzate anche in salsa Web 2.0, c’è bisogno di esprimere idee.

Una pratica che non è certo agevolata dall’abitudine di fare del link una merce sempre più rara, quasi uno strumento di potere da centellinare con cura per evitare di distribuire agli interessati invidiabili avanzamenti di classifica nelle varie hitparade della rete, dimenticando che proprio nella logica dell’ipertesto risiede uno dei massimi valori del Web in termini di filosofia della conoscenza. Riabilitare il link, dunque, ma con juicio.

Per i tecnicamente meno scafati, non sembra secondario tenere presenti le avvertenze fornite da Stefano (vedi sopra) di rimuovere l’attributo "rel=’nofollow’" dal codice sorgente dei link presenti nei commenti ai post inseriti nel proprio blog. Oppure, più comodamente e dove possibile, di installare un plug-in che lo faccia automaticamente per noi. Per fare in modo che il link, se usato a favore di contributi e fonti degni di interesse, avvantaggi su basi più sensate che non quelle puramente commerciali sia chi li propone da ospite alle conversazioni altrui, sia chi li accetta da moderatore. Una feature, quella del nofollow di default, comunque sempre più spesso prevista nelle maggiori piattaforme di blogging indipendente. Ma quanti ne sono consapevoli tra i titolari di siti che girano su piattaforma WordPress o simile, e (come me) non particolarmente addentro agli aspetti più tecnici del fenomeno blogging e dei suoi software principali?

Ovviamente da oggi questo blog applicherà la logica suddetta del do-follow, il che provocherà un verosimile innalzamento dei livelli di spamming (comunque sempre moderato all’arma bianca con adeguato corpo a corpo e con l’aiuto del fido Akismet) ma anche una generale tendenza a non più ostacolare l’effetto dei link presenti nei commenti sull’indicizzazione effettuata dai motori di ricerca (pare che Google sia più restrittivo di Yahoo in regime di nofollow), a vantaggio di una maggior visibilità, sempre verificata, di contenuti ritenuti di effettivo interesse generale. [ Technorati Tags: , , , , , , , ]

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