Sarebbe bello se stamane l’avvio dei lavori di Festarch - Primo festival di architettura in Sardegna — che fino al 4 luglio vedrà a Cagliari la partecipazione, fra gli altri, di diversi premi Pritzker (massima onorificenza nel campo della disciplina) — non avesse rappresentato un’occasione mancata per riflettere adeguatamente sui destini di quella particolare e sensibilissima frazione del patrimonio culturale che è rappresentata dall’archeologia industriale. La chiusa del titolo del primo contributo, a cura di goodwill (? - ndR) e col sostegno della Fondazione Banco di Sardegna, non è certo incoraggiante:
Dismissioni creative - Un confronto tra centri europei dedicati alla cultura e alle "creative industries" nati in spazi di archeologia industriale e promotori di nuovi processi di sviluppo territoriale. Un’occasione per riflettere sul futuro della Manifattura Tabacchi, presto Fabbrica di Creatività.
Resterà invece aperto fino al 1° luglio il concorso fotografico sul tema "Scrivere il paesaggio": primo premio, uno stage con Gabriele Basilico in uno dei suoi soggiorni in Sardegna.
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Una grandissima delusione, grandi nomi dell’architettura contemporanea, poche idee validee tante chiacchiere. Sono daccordo con te, l’archeologia industriale è un grandissimo patrimonio da difendere e riqualificare. Basta con questi unutili progetti firmati! Poi la proposta di Mendez da Rocha è folle.
Cominciavo a credere di essere rimasto l’unico a pensarlo, per lo meno nella blogosfera. Quando si tratta di difendere e valorizzare il patrimonio culturale, la creatività delle grandi firme dovrebbe stare ben alla larga. Son buoni tutti a dare libero sfogo alla fantasia progettuale: la vera difficoltà sta nel saper conservare. Il che non esclude affatto il riuso, purchè compatibile.