Timeo Danaos et dona ferentes

Tempo fa ci si soffermava su come, dal punto di vista paleontologico, si sia ormai appieno dentro l’Era dell’Aperitivo, dato che, fra i riti sociali e antropologici attualmente di moda (pardon: cool), happy hour è espressione già datata che indica una pratica obsoleta, con cui chiunque vi alluda rischia ormai di essere additato al pubblico ludibrio, cosparso di pece bollente, rotolato nelle piume e infine passato a fil di spada. L’aperitivo come strumento di affermazione della propria esistenza, identità, affettività e della propria Weltanschauung, a prescindere da che cosa si voglia aprire e soprattutto chiudere per il suo trascurabilissimo tramite (le suggestioni etimologiche stanno ahimé messe peggio dell’happy hour). Tempo fa da queste parti si è espresso quindi tutto lo sdegno possibile per un uso del blog e della blogosfera che privilegi una comunicazione autoreferenziale mettendo in cima alla lista delle priorità la citazione (dove "quotarsi a vicenda" è però dicitura più atta a evitare reazioni imbarazzate) reciprocamente utile all’avanzamento nelle classifiche mondane del web-da-bere. Naturalmente a prescindere dal senso e dall’interesse generale della comunicazione stessa, e soprattutto dalla comprensibilità di ciò che si vuol comunicare per chiunque non appartenga all’ambito iniziaticamente ristretto del "web semantico". E’ interessante notare come periodicamente la discussione collettiva di questa bolla torni sul tema del rapporto tra aziende e blog e sull’opportunità o meno che questo strumento mantenga un’indipendenza da offerte commerciali che, se teoricamente insufficienti a stuzzicare i desideri dei professionisti più scafati (e pagati) dell’informazione presenti nel web, potrebbero blandire le tasche di più di un curatore di spazi individuali dotati di uno straccio di seguito e che, si suppone, aspirino a rimanere più privati dell’iniziativa di chi mette in rete, ma non necessariamente, un’attività imprenditoriale. E dunque, altrettanto teoricamente, più interessati a esprimere un sempre eventuale pensiero che sia mentalmente (intellettualmente? neurologicamente?) autonomo dai condizionamenti provenienti tanto dalle multinazionali della telefonia quanto dai produttori di cattive imitazioni di articoli di marca o simili gadget più o meno tecnologici (a proposito di economia del dono). Ma quando è troppo è troppo. Ed ecco la nuova frontiera del marketing de noantri: la sponsorizzazione si fa contest per rifarsi una verginità titillando la vanità e l’ugola di chi magari non perde occasione per criticare lo stile di vita occidentale, ma solo quando torna comodo. Vedi alla voce Web 2.0: aprire un blog per vincere due casse di birra.
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