Loro, invece, due cittadini londinesi e uno del Kent, nordafricani di cui uno munito di regolare permesso di soggiorno in Gran Bretagna, si divertivano a montare materiale filmato per metterlo a disposizione degli aspiranti "martiri" intenzionati a colpire obiettivi non musulmani, mediante una rete in continua espansione di siti web appositamente allestiti per la propaganda della Jihad. Nei video non mancava niente: scene di decapitazione, istruzioni per la preparazione di ordigni esplosivi e manuali del perfetto terrorista, tradotti per l’occorrenza anche in inglese. Il gruppo era in contatto con un cittadino svedese di etnia slava e residente in Bosnia, arrestato per il possesso di materiale esplosivo assortito e altri video tecnico-propagandistici per la formazione delle nuove leve terroristiche. I 4 svolgevano conversazioni on line criptate. Tema recente: la preparazione di un simpatico badge del mujaheddin commissionato da Al Qaeda per prepararsi al 6° anniversario dell’11 settembre. Festeggiando insieme.
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E del jihad della Cia in Europa nella ex jugoslavia? Ho l’impressione che nelle rivelazioni su presunti terroristi ci sia sempre troppo allarmismo e poca sostanza… bisogna approfondire, indagare, leggere e non fermarsi alle news dei giornali o alle ricostruzioni ufficiali: quella dell’11 settembre, ad esempio è piena di lacune. C’è chi prova a lavorare su indagini indipendenti, come Giulietto Chiesa con Zero - Inchiesta sull’11 settembre, che intervista anche Jurgen Elsasser, autore proprio di un’inchiesta sulle infiltrazioni americane nella guerra in Jugoslavia.
Un tema per volta è più che suficiente. Troppo allarmismo? Possibile, a volte. Certo in questo senso non aiutano alcune ricostruzioni accecate dal pregiudizio dell’ideologia antioccidentale (o viceversa), così come l’atteggiamento eccessivamente disinvolto di troppi giudici italiani e milanesi in particolare nell’affrontare le gesta e la beffa di reclutatori di kamikaze conclamati e orgogliosi di esserlo, che poco ci manca vengano eretti ad emblemi dell’importanza della diversità culturale. Che è benvenuta solo nel pieno rispetto delle regole. Nostre. Sembra un’ovvietà, ma da noi c’è chi finge di non accorgersene. E non saprei dire se invece non capirlo davvero sia una posizione più o meno rassicurante e decorosa della precedente. Ma sono convinto anch’io della necessità di andare a fondo delle cose. Sull’11 settembre segnalo ad esempio un altro approfondimento, almeno altrettanto indipendente e accurato di quello che segnali: http://undicisettembre.blogspot.com. Perché l’accuratezza fa a pugni con i sensi unici.