Giacché Sanremo è Sanremo

Roba da far rivoltare nella tomba il povero Luigi Tenco. Un trionfo di demagogia e superficialità da far impallidire “Io, tu e le rose”. Le canzoni “Ti regalerò una rosa” e “Pensa”, con cui Simone Cristicchi e Fabrizio Moro si sono rispettivamente aggiudicati la vittoria nelle sezioni “big” e “giovani” della cinquantasettesima edizione del Festival della canzone italiana erano stonate e fuori luogo quasi quanto la giacca esibita dal primo durante l’ultima serata della Kermesse sanremese. Troppo facile vincere cantando di tematiche dolorose e catalizzatrici di consenso come la follia e l’isolamento sociale di chi soffre di disturbi psichici da un lato e l’assurdità della violenza mafiosa (dichiaratamente ispirata da una fiction su Paolo Borsellino più che dalla tragica realtà dei fatti storici) dall’altro, soprattutto se i pezzi in questione si presentano in senso strettamente musicale desolatamente privi di elementi di vero interesse e originalità. Tematiche affrontate e testi pure poetici non fanno una buona musica se non secondo gli schemi di una mentalità astrattamente e retoricamente incline al “sociale”, dal momento che l’emozione che l’arte deve suscitare prescinde dal valore dei singoli ingredienti per esaltarsi nell’evocatività del risultato complessivo grazie soprattutto alle doti interpretative di chi lo esprime. Molto più difficile (impossibile) è vincere una gara come Sanremo con una canzone apparentemente superficiale ma musicalmente valida, magari suonando personalmente uno strumento insieme all’orchestra e ad un coro, che hanno peraltro il potere di nobilitare anche i vagiti cantautorali manifestamente più sterili e pretenziosi, magari accompagnati da capacità interpretative inesistenti. D’accordo, si può obiettare, è il festival della canzone. Ma allora perché non riconoscere le abilità canore pure e semplici, anziché i temi trattati? In fin dei conti si tratta di due pezzi rap come tali quasi recitati, per cui neanche sarebbe stato quasi necessario essere intonati. L’ombra lunga e neanche tanto dissimulata di Sinistralia su Sanremo: l’impegno sociale e pseudoculturale a favore dei più deboli giustifica qualunque nefandezza o mediocrità creativa e intellettuale.

[ Weekend OpenTrackback @ The Right Nation ][ Update/ Nell’articolarsi della discussione a questo post esterno, un esempio dei motivi per cui vietare canzoncine tanto sceme al Cristicchi di turno ]

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8 commenti a “Giacché Sanremo è Sanremo”


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