I cinefili sovietici e il dirigibile Italia

Una proposta assurda. Così i rappresentanti delle principali case di distribuzione cinematografica italiane hanno commentato il disegno di legge firmato dai 27 deputati di Rifondazione comunista in materia di protezionismo cinematografico. Un’iniziativa che punta a fare in modo che per ogni film non europeo presente nelle sale italiane ve ne siano due del vecchio continente, e di questi almeno una pellicola sia italiana. Ma c’è di più: "per essere italiano un film dev’essere di un regista italiano, autore italiano, sceneggiatore italiano, interpreti principali e secondari in maggioranza italiani, ripresa sonora in lingua italiana, direttore della fotografia, montatore, scenografo, costumista, troupe italiani". E, naturalmente, le riprese in esterni e interni dovranno avvenire in maggioranza in Italia. Una proposta che rievoca i fantasmi del peggior dirigismo sovietico o del più oscurantista nazionalismo di marca iraniana o fascista. Che sono poi gli stessi che hanno animato (si fa per dire) progetti umilianti e scelleratamente bi-partisan come quello relativo alle "quote rosa". La logica è identica: se non esistono abbastanza candidati di qualità, bisogna "crearli" con un atto imposto dall’alto che scardina le regole più elementari del buon senso oltre a quelle della libera competizione e della concorrenza. Nel mercato come nella vita politica. Ma dietro la superficie genericamente protezionistica dell’iniziativa degli economisti rossi c’è qualcosa di molto più grave, ovvero la solita volontà di vendetta politica nutrita nei confronti dell’odiato avversario di sempre, nascosta goffamente dietro il ritornello-stereotipo del "conflitto di interesse" buono per tutte le stagioni. In nome del quale neanche Furio Colombo ha risparmiato ai telespettatori dell’ultima puntata di Ballarò di berciare per l’ennesima volta a ruota libera. Volontà denunciata dall’intenzione di impedire, con lo stesso disegno di legge, che chi gestisce le televisioni abbia interessi economici nell’ambito della produzione e distribuzione cinematografica. Tutto come da copione, magari morettiano.

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