"Parlo di
crescita:
un continuo
aumento della produzione
di beni
e servizi"
In una lettera al Direttore del Corriere che ha un sapore d’altri tempi (il che potrebbe anche essere un bene), il ministro dell’Economia Padoa-Schioppa dipinge il suo affresco consolatorio sull’arretratezza dell’Italia di oggi, che è sicuramente un male. In estrema sintesi, ci spiega che, data la crisi economica, dobbiamo tutti rimboccarci le maniche e ricominciare a pensare ed agire in grande, "guardando lontano" all’insegna del valore dell’eccellenza che ha caratterizzato la ripresa economica nazionale del dopoguerra. Cornuti e mazziati, come dicono a Oxford. Perché per evitare di trasformarci in nuove turbe di "cuochi e cantanti da esportazione", autentica cifra dello Schioppa-pensiero in materia di immigrazione, conterebbe solo la crescita. In una visione economica che considera rendita poco più che il semplice fatto di respirare - sarebbe utile un parere al riguardo dopo un rapida ricognizione del tasso di produttività degli strapagati manager pubblici e del dipendente statale medio -, il Ministro chiarisce, tra facili suggestioni letterarie, pretese di sintesi che offendono la nostra storia e la solita spocchia professorale, che non un congruo e temperato sviluppo bensì una crescita indiscriminata ("un continuo aumento della produzione di beni e servizi") rappresenterebbe la facile ricetta del successo per un’Italia che boccheggia. Fuori di una retorica che confonde i sondaggi con i responsi delle agenzie di rating, oltre ad alcuni fondamentali pare mancare allo stile politico di Padoa-Schioppa una dote fondamentale: la decenza del silenzio.
Update 1: il post è stato scelto per l’apertura al debutto del rinnovato progetto editoriale di Tocqueville.
Grazie e in bocca al lupo per la nuova avventura alla Redazione di Tocqueville 2.0 !!
Update 2: la sontuosa analisi di Maurizio Blondet.
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1 commento a “La lettera al Corriere di Tommasino Pane e Acqua”