Articoli del Gennaio 2007

Fondamentalmente

Chi se ne frega?

Degenerazione di fenomeni (a.k.a.: “Si faccia una domanda e si dia una risposta”)

Intervista di Errico (sic) Varriale a Carlo Ancelotti nel dopo-partita di Roma-Milan, valevole per la finale di Coppa Italia:

Carlo, un giudizio su Ronaldo, giocatore che potrebbe essere importante soprattutto per Kakà?

Presto, un Maccanico (revisited)

Il titolo di un articolo comparso anni fa su Panorama si rivela un evergreen. Il "padre" della vecchia legge antitrust sul mercato televisivo si dice concorde sulla valutazione sostanzialmente negativa espressa sugli aspetti "politici" del testo del decreto Gentiloni dal presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà. Nel suo intervento alla commissione Trasporti della Camera, Catricalà ha ricordato con favore che, a differenza del limite del 45% ipotizzato dal decreto dell’attuale governo di centrosinistra a gravare esclusivamente sugli introiti derivanti dalla raccolta pubblicitaria, quello imposto dalla legge Maccanico

poneva tetti ai ricavi degli operatori televisivi pari al 30%, ma la base del calcolo era più ampia, comprendendo la pubblicità, il canone, le convenzioni e gli abbonamenti della pay-tv. Soprattutto era fatto salvo lo sviluppo interno delle aziende.

Ticosa, ultimo atto/ 2 - il video

Presentatrice della serata-evento con tanto di lustrini e frasi di circostanza, personaggi e autorità cittadine e regionali, laiche e clericali. Folla assiepata delle grandi occasioni per assistere all’evento, giochi di luce variopinti e occhio di bue sulla tenaglia montata sulla gru, che evoca scenari primitivi quando affonda i denti nella materia muta solo per chi non la sa ascoltare. Morente ma parlante, perché segnata dal tempo e dalle tracce degli uomini. Tutto è al posto giusto, tutti pronti per godersi lo spettacolo.

Sì, ridete. Ma mentre i probiviri schiamazzavano, gracchiavano e deliberavano, la vecchia torre, così a lungo incrollabile, si sentiva tremare nelle sue fondamenta. Ecco d’un tratto che dalle finestre, dalle porte, per le feritoie, dai barbacani, dagli abbaini, dalle grondaie, dappertutto, i demolitori escono da lei come vermi da un cadavere. Essa trasuda di muratori. Questi pidocchi la pungono. Questi parassiti la divorano. La povera torre comincia a cadere pietra dopo pietra; le sue sculture si sbriciolano sul selciato; sporca le case con i suoi frammenti; il suo fianco si sventra; il profilo si sbreccia; e l’inutile borghese, che le passa accanto senza troppo sapere di ciò che le si fa, si stupisce di vederla caricata di corde, di pulegge e di scale, più di quanto non lo sia mai stata durante un assalto di inglesi o di borgognoni.
[ Victor Hugo, Guerra ai demolitori!, 1825]

New Trolls

Quando si dice il dialogo. Molto meglio essere tutti d’accordo, usare le stesse parole per esprimere idee rigorosamente condivise, insieme al loro supporto organico. Casomai ci fosse la remota evenienza che se ne possano avere di proprie e distinte dal coro. Casomai ci fosse un’occasione per esprimere individualità e unicità anziché aspirare a partecipare con lo stampino dell’omologazione mentale, che è l’anticamera dell’idiozia e l’evoluzione dell’ignoranza. Nell’Italia del "rispetto delle differenze" ("però siamo tutti uguali"), la dissonanza conta meno dell’allineamento. Mentre l’ovile si staglia all’orizzonte, anzi è dentro di noi.

Yet another Baghdad bloody Sunday

Telecommosso

Sul suo blog e riprendendo il Corriere di oggi, Fausto Carioti di Libero ringrazia sentitamente Telecom Italia per aver spiato a lungo la sua posta elettronica nell’ambito della campagna di monitoraggio abusivo delle telecomunicazioni promossa dalla società di Tronchetti-Provera durante la guerra per il controllo di Telecom Brasil.

Ticosa, ultimo atto. Gatti permettendo

Durante la Seconda guerra mondiale, l’operaia comasca Ines Figini subì gli orrori della deportazione nei campi di concentramento del Terzo Reich proprio in seguito ad uno sciopero nella vecchia fabbrica. Oggi, giornata della Memoria dedicata alle vittime della Shoah, sarà presente alla cerimonia di inaugurazione dei lavori di demolizione integrale degli edifici dello storico insediamento industriale Ticosa, descritti da molti come "una vergogna" per la città di Como. Dal 1982, anno della chiusura, il degrado cui i capannoni sono andati incontro è stato di fatto proporzionale all’uso come discarica pubblica e ricovero per senzatetto e clandestini, con l’aggravante dell’inquinamento da materiali nocivi come l’amianto, utilizzato largamente nell’edilizia industriale all’epoca della costruzione.

Ma una campagna di bonifica e risanamento ambientale e tecnologico, seguita da accorta ridestinazione funzionale, sarebbe stata insufficiente ad attivare la grancassa dei media e della politica. I capannoni insistono su un’area di importanza considerata strategica per il futuro sviluppo cittadino, e come tali resi oggetto puntuale di un vasto intervento progettuale con cui "restituirla" alla città. Seguendo uno schema logico curioso, secondo cui il nuovo apparterrebbe alla città e alla sua gente più del suo tessuto storico. Il progetto previsto per l’area vede così trascurate per l’ennesima volta le ragioni della conservazione e di un riuso compatibile dell’esistente, cui si nega qualunque dignità di documento materiale di una fase storica e sociale importante della vita di Como e dei suoi abitanti, ma più in generale della storia del capitalismo e del lavoro italiani. Come sempre, la via della demolizione è ritenuta la più facile, con buona pace di ragioni ecologistico-animalistiche funzionali alla gestione politica e alla resa mediatica della "celebrazione".

Prima di procedere con le vere e proprie operazioni di bonifica e quindi con la chiusura di tutta l’area di cantiere, l’assessorato alla Sanità e l’Asl con il responsabile del servizio veterinario hanno attivato un piano di trasferimento della colonia di 23 gatti che, a seguito dell’abbandono dell’edificio, si era insediata nell’area. I 23 gatti saranno catturati con gustose trappole gastronomiche, quindi trasferiti da personale Asl nel compendio comunale di via Stazzi dove dovranno essere tenuti in un locale per 10 giorni per poterli acclimatare evitando così di farli tornare al luogo di origine.

La Tintoria Comense SA, più nota come Ti.Co.Sa o Ticosa, nacque nell’estate del 1871 con 90 operai per "dare l’avvio ad una industria tintòria di servizio per l’industria serica comasca e milanese". Così vide la luce l’idea imprenditoriale che porterà alla costituzione di quella che diventerà una delle più grandi ed importanti tintostamperie italiane e la maggiore delle realtà produttive comasche. Ironia della sorte, l’"evento" sarà accompagnato dalla proiezione su di un enorme maxischermo collocato sul corpo a “c” (il cuore antico del manufatto da abbattere) e visibile da via Grandi, di alcune testimonianze inedite ed esclusive sulla storia della fabbrica tessile. I lavori di demolizione erano in realtà iniziati nello scorso novembre, con lo smantellamentto delle parti pericolanti e degli impianti delle ali secondarie e più recenti dell’opificio. La cerimonia sarà trasmessa in diretta streaming a partire dalle 16:45 sul sito del Comune di Como. [ La storia della Ti.Co.Sa. ]

WordStress 2.1

WordPress, la piattaforma su cui è basato questo sito, è un software straordinario e affascinante, che permette di realizzare con pochi sforzi non solo blog ma interi siti veri e propri, sebbene la distinzione sia ormai sempre più evanescente. E’ uscita oggi la versione in italiano della nuova release 2.1, che introduce innovazioni considerevoli in sede di gestione, editing, privacy, usabilità e altro. Il salto dal concetto di piattaforma-blogging a quello più ampio di content management system pare definitivo e consolidato. Ma il test della nuova versione avviene a livello internazionale, come sempre, a spese degli utenti. Nel senso che la pagina del sito principale dedicata alla compatibilità con i diversi temi (ossia, per i non WP-isti, le "famiglie" di modelli estetici e logici relativi all’organizzazione del sito) è ancora vuota. C’è da immaginare che sia superfluo chiedere chi debba riempirla. Ma la famiglia di WP è così incredibile che, è sicuro, sarà questione di ore.

Vantaggi genuini

Commento letto nella discussione di un post su Digg:

I hear future versions of WGA will be able to crawl off your hard drive, handcuff you, take you outside and sodomize you and have you airlifted by a blackhawk headed for Gitmo.

I cinefili sovietici e il dirigibile Italia

Una proposta assurda. Così i rappresentanti delle principali case di distribuzione cinematografica italiane hanno commentato il disegno di legge firmato dai 27 deputati di Rifondazione comunista in materia di protezionismo cinematografico. Un’iniziativa che punta a fare in modo che per ogni film non europeo presente nelle sale italiane ve ne siano due del vecchio continente, e di questi almeno una pellicola sia italiana. Ma c’è di più: "per essere italiano un film dev’essere di un regista italiano, autore italiano, sceneggiatore italiano, interpreti principali e secondari in maggioranza italiani, ripresa sonora in lingua italiana, direttore della fotografia, montatore, scenografo, costumista, troupe italiani". E, naturalmente, le riprese in esterni e interni dovranno avvenire in maggioranza in Italia. Una proposta che rievoca i fantasmi del peggior dirigismo sovietico o del più oscurantista nazionalismo di marca iraniana o fascista. Che sono poi gli stessi che hanno animato (si fa per dire) progetti umilianti e scelleratamente bi-partisan come quello relativo alle "quote rosa". La logica è identica: se non esistono abbastanza candidati di qualità, bisogna "crearli" con un atto imposto dall’alto che scardina le regole più elementari del buon senso oltre a quelle della libera competizione e della concorrenza. Nel mercato come nella vita politica. Ma dietro la superficie genericamente protezionistica dell’iniziativa degli economisti rossi c’è qualcosa di molto più grave, ovvero la solita volontà di vendetta politica nutrita nei confronti dell’odiato avversario di sempre, nascosta goffamente dietro il ritornello-stereotipo del "conflitto di interesse" buono per tutte le stagioni. In nome del quale neanche Furio Colombo ha risparmiato ai telespettatori dell’ultima puntata di Ballarò di berciare per l’ennesima volta a ruota libera. Volontà denunciata dall’intenzione di impedire, con lo stesso disegno di legge, che chi gestisce le televisioni abbia interessi economici nell’ambito della produzione e distribuzione cinematografica. Tutto come da copione, magari morettiano.

Lunedì aperto: il declino estetico di un’epoca

Sta per chiudersi un’epoca. Con la possibilità prevista dal nuovo pacchetto di liberalizzazioni del governo di lasciare a parrucchieri e barbieri la scelta se tenere chiuso il proprio esercizio il lunedì, tramonta un intero universo simbolico. Perché scompare una dimensione umana fondata sull’attesa e le aspirazioni del cliente e sul fatalismo proprio dell’artigiano paziente e capace, ma soprattutto lento, estraneo ai pruriti imprenditoriali e privatistici e dotato di una concezione strettamente tradizionalistica e pre-industriale della propria prestazione d’opera. Il buon parrucchiere, e ancora di più il barbiere coscienzioso, hanno il dovere morale di essere pigri chain-smoker meridionali dall’apparenza rassegnata ma fiera di chi lavora unicamente perché investito di una missione sociale di puro asservimento al cliente, quindi esercitata per lo più controvoglia, ma allo stesso tempo con zelo ottocentesco. Perché la metamorfosi dissolve un’aura di predestinazione dai risvolti quasi calvinisti che pone l’uomo in camice e forbici (Policlinico Umberto I a parte) al centro di una rete di valori antropologici ed estetici che gli assegnano una funzione pressoché magico-sacrificale di derivazione strettamente pagana. Senza la pausa di inizio settimana, questa figura semimitologica di sacerdote laico dai risvolti demiurgici e stregoneschi, quasi golemici, vedrà bruscamente ridimensionata se non totalmente azzerata la propria vocazione di confidente disinteressato, di psicologo delle masse nazionalpopolari ma anche delle élite refrattarie alla contemporaneità, di depositario di confidenze intime e speranze millenaristiche, di serbatoio di espressioni di saggezza popolare che millanta competenze in area medica, recuperando il cliché storico del barbiere-chirurgo. Se la dolorosa metamorfosi barbiere-hair stylist avanza da anni implacabile, con l’apertura di inizio settimana essa subirà un’impennata che troverà i suoi risvolti più inquietanti nella scomparsa dei segni rassicuranti di un mondo romanticamente decadente. Quello degli ultimi avamposti urbani di una manualità artigianale simboleggiata al meglio da un rituale cosmogonico antico, che pone al centro dell’universo il contenuto di un flacone vaporizzatore dalle proprietà curativo-apotropaiche e dal potenziale narcotico devastante.

Imperdibile: Le MIRABOLANTI liberalizzazioni della sinistra

Andare in prigione per un blog

Abdel Kareem Nabil, studente egiziano di 22 anni, è in carcere dai primi di novembre e rischia una condanna fino a 9 anni di detenzione per aver scritto sul proprio blog post considerati offensivi nei confronti dell’attuale presidente egiziano e dell’onore dell’Islam. Tra le accuse mosse da Abdel Kareem al proprio paese, il Guardian segnala in particolare la critica nei confronti dell’università Al-Azhar, una tra le più famose istituzioni culturali islamiche, che lo studente dipinge come "università del terrorismo", luogo estraneo al rispetto per le differenze e centro di promozione di idee radicali e di repressione del libero pensiero. [ Freekareem.org ]