Missioni di Pacs

Sarà l’atmosfera solo vagamente natalizia, ma una volta conclusa in pompa magna la missione militare in Iraq con tanto di ipocrita esibizione di retorica antimilitarista e cerimonie di presunto omaggio alla bandiera che sfioravano il vilipendio per goffaggine e manifesta inadeguatezza alle più applaudite performance di imposizione taumaturgica delle mani, l’ansia reportistica della stampa nostrana sugli scenari di guerra che vedono coinvolte le nostre Forze Armate pare essere magicamente e misteriosamente evaporata. Che fine ha fatto l’eroico senso del dovere delle gloriose testate autoinnalzantisi ad archetipo dell’obiettività giornalistica? Che ne è del fiero sprezzo del pericolo degli eroici e privilegiati (che culo!) Garanti della Notizia tradizionalmente riluttanti alla copertura informativa delle tensioni sociali e dei problemi umanitari, ma solo se comportava un chilometraggio Scud, inferiore a una gittata mediorientale o terzomondista? Che siano subentrate nuove soglie di tariffazione turistica per l’etica mondana del più divistico reportariato-tutto-compreso e per il codice azionario dell’informazione di regime di cui è sempre più drammatica ma non necessariamente consapevole espressione? Mentre il rispetto delle istanze democratiche nel paese dei cedri viene calpestato dagli amici del governo che marciano, anzi campeggiano, su Beirut (estintori cercansi), l’Italia che rifiuta il pacifismo all’ingrosso buono solo a coprire le mutande delle nonne in sottana - ammesso che ne esistano ancora - aspetta di vedere uno straccio di servizio o leggere un avanzo di articolo su cosa cazzo ne sia delle truppe italiane in Libano. Per la cronaca, giusto nel caso qualcuno pensi che Iraq e Afghanistan avessero l’esclusiva e mentre ai nostri si chiede di sorvegliare pacificamente che avvenga il disarmo di Hezbollah (ma è all’ordine del giorno ONU l’uso, anche massiccio e a bruciapelo, del turpiloquio a scopo dissuasivo), a Tripoli - ebbene sì, quella libica non bastava - è in corso una manifestazione in sostegno del s’ignora fino a quando premier Siniora, e si staglia all’orizzonte un colpo di stato con violenta "deposizione" della classe dirigente sunnita restia a piegarsi a un nuovo corso di tragica e sanguinosa colonizzazione siriana, con annessa guerra civile. L’ho sempre pensato, che i libanesi fossero precoci.

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