Con la realizzazione del nuovo, immenso polo fieristico di Rho-Pero e le vicende seguite alla vendita del vecchio insediamento espositivo caro alla memoria di generazioni di milanesi, il destino degli edifici della sede storica della Fiera Campionaria di Milano è segnato, e sta per partire il cantiere per la ‘riqualificazione’ di una delle zone del centro urbano più appetibili dal punto di vista del valore economico associato alla rendita di posizione, quindi di quello commerciale finale di ognuno dei singoli metri quadrati su cui alla fine si edificherà su quell’area. Per il progetto si sono mobilitate alcune tra le più grandi firme dell’architettura contemporanea, e questo è sempre un bene una volta che si ritenga inevitabile il ricorso al progetto del nuovo. Lo è molto meno in quanto il piano in questione, a sua volta suddiviso in singoli progetti di studi internazionali coordinati dalla nuova proprietà, prevederà una trasformazione radicale dell’area, priva come al solito, come avviene in questi casi, di qualsiasi rispetto per decenni di segni di cultura sociale, industriale e tecnologica della vita non solo cittadina variamente depositati sulla materia costruita stratificata del contesto già esistente. Che, solo perché consistente in edifici con funzione prevalentemente espositiva, è ritenuto non meritevole di alcuna pratica conservativa, privo di storia, indegno di memoria, estraneo alla qualità. Un cumulo di padiglioni ridotti a capannoni, da sgomberare in fretta per liberare suolo di cui "riappropriarsi" per la solita, ineffabile riqualificazione. [ Una prospettiva inedita sul nuovo progetto per l’area Fiera ] [ Documenti ]
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Quello che mi preoccupa di più di un simile progetto faraonico è: ma hanno pensato alla viabilità e ai parcheggi?Due torri del genere dovrebbero ospitare un bel numero di pendolari: non so se avete presente com’è andare al lavoro a Milano oggi (io vado con i mezzi pubblici, ma anche in macchina sembra un bel delirio)Mha…
Immagino che realizzeranno enormi parcheggi sotterranei. Quello che invece infastidisce me, oltre alla cancellazione disinvolta della vecchia fiera, a parte al massimo un padiglione, è l’impatto visivo e psicologico di edifici simili. C’è qualcuno che a Milano ha davvero voglia di abitare o lavorare in grattacieli di quelle dimensioni? E avranno pensato a cosa significherà passeggiare o guidare al loro cospetto?
"l’impatto visivo e psicologico" wow perchè la fiera oggi da sbrodolarsi per funzionalità e bellezza
"c’è qualcuno a milano che voglia lavorare in grattacieli dalle dimensioni simili?" ma saranno fatti tuoi?
"avranno pensato cosa significherà passeggiare o guidare al loro contesto?", perchè Seul Hong Kong New York Londra Tokio Singapore… continuo?
"vialbilità e parcheggi?" perchè la fiera oggi?
Questo è il dibattito architettonico? tutto qua? Ricordate Gregotti ed i sottotetti. Se per voi è un complimento…
L’architettura non è funzionalità, ma disordine creato dalle sue vicende storiche, in funzione del quale è possibile e anzi fondamentale ridefinire gli ideali o meglio le teorie estetiche (comunque relative alla cultura del tempo). Cosa che avviene peraltro da tempo. Il che è tutto tranne che un buon motivo per demolirla.
>> c’è qualcuno a milano che voglia lavorare in grattacieli dalle dimensioni simili? ma saranno fatti tuoi?
Sì: vivo a Milano. E le opere colossali creano infelicità e disagio non solo per chi ci vive, ma anche per tutti gli altri. Trasferisciti in un appartamento o va’ a lavorare a duecento metri dal suolo e poi ne riparliamo.
>>"avranno pensato cosa significherà passeggiare o guidare al loro contesto?", perchè Seul Hong Kong New York Londra Tokio Singapore… continuo?
Vedi tu. Se ti è sfuggito, parliamo di Milano. L’architettura è relativa al contesto in cui sorge. Hai mai pensato che vedere una piramide su una tangenziale anziché nel deserto può fare un effetto diverso? Lo stesso vale per questo progetto, che su una cittadinanza nata e cresciuta tra i grattacieli sarebbe solo l’ennesimo esempio.
Come dibattito architettonico mi pare che gli spunti non manchino. E basta informarsi per scoprire che sono in ottima compagnia.
A me infelicità la crea la Bicocca. Il contesto cambia… tutte le citta da me citate sono cresciute, in tempi e luoghi diversi, da città prima orizzontali…. Perchè Milano non deve cambiare? quale è il motivo? per non distruggere il costruito? la memoria storica? perchè? il nuovo sarà una nuova memoria storica. E nella questione della fiera non siamo di tronte ad un monumento, ad una torre Eiffel, ad un luogo che nella memoria collettiva rappresenta la città intera. Non è il duomo, la stazione centrale, piazza vetra o le colonne, non è la darsena, non è corso di buenos aires, non è porta venezia, non è corso como non è molte altre cose, anzi è meno conosciuta di Baggio o Quarto Oggiaro… semplicemente non è ma fortunamente sarà.
Vedere una "piramide" dalla tangeziale non può fare che bene, e magari suscitare un sorriso, un senso d’orgoglio, un senso di appartenenza. Perchè una piramide, una torre, un gruppo di piramidi o un gruppo di torri sono segni di designazione forte e se sono visibili dalla tangenziale tanto meglio. Oggi cosa si vede dalla tangenziale, se non una disomogenea piatta mela grigia spiacicata sulla pianura padana? se parliamo della bella Milano, era ora, sarà una citta architettonicamente piu varia. Onestamente spero non sia l’ultimo intervento del genere. Onestamente, spero in futuro, tolgano molti dei vincoli legati alle varie sovraintendenze che soffocano questa città patria del design ma non dell’architettura.
Per il fatto che sia triste vivere a 200 metri di altezza, dillo a Donald Trump che ci ha fatto miliardi di dollari… a 200 metri di altezza da Milano puoi scorgere gli appennini e sbalordirti con il Rosa… con la nebbia sarebbe uno spettacolo assoluto oservarla dall’alto (la città). E’ come sotenere che a Bergamo sia triste abitare sulle colline di città alta… meglio la nebbiosa bassa.
ciao
Non c’è che dire: suggestiva, l’ipotesi per cui varrebbe la pena di radere al suolo allegramente il nostro patrimonio costruito stratificato con la scusa che un giorno ciò che lo sostituirà sarà a sua volta storicizzato. La qualità di un progetto non può essere valutata prescindendo dalla misura in cui si propone di stravolgere il contesto preesistente. In questo senso la Bicocca e l’opera omnia di Gregotti non si salvano di certo. Come non si salva l’immondizia che Piano ha realizzato al porto di Genova. Ma il problema non riguarda soltanto loro, quanto la maggioranza della cultura architettonica contemporanea, a partire da quella italiana.
Trascuri il semplice fatto che quella fortuna Donald Trump l’ha fatta a qualche migliaio di chilometri dall’Italia, in un paese che, guardacaso, ha proprie storie specifiche e diversissime dalle nostre, come da quelle degli altri paesei e città che citi. Il problema è appunto pensare all’architettura senza conoscere il passato di una civiltà, che è testimoniato dalla materia insostituibile. Il che significa vivere senza memoria. Una prospettiva omologante e massificata appunto tipica del marketing (fondato sull’immagine e la quantità) anziché dell’architettura (fondata sulla materia e la qualità).
Guarda che io non sono contro il cambiamento: conservazione e progetto del nuovo sono tutt’altro che incompatibili: l’importante è che il nuovo non distrugga e non simuli l’esistente. Quello della piramide era ovviamente un esempio della non casualità del sorgere di un’architettura in un luogo con la sua gente, i suoi usi, le sue risorse: la sua storia. Precisamente ciò che il punto di vista di troppi architetti contemporanei trascura.
>> E’ come sostenere…
Non mi sembra. La tua analogia tra Bergamo alta e un grattacielo la dice molto lunga.
Altro punto cruciale: la conservazione non riguarda "i monumenti" ma anche il costruito diffuso, vero tessuto connettivo del nostro patrimonio culturale. Dovuto alla sua storia. Altrove nel mondo non ne esiste traccia. Ecco cosa rende l’Italia unica al mondo, malgrado certe idee disumane in fatto di architettura. E oltre a questo tessuto connettivo c’è tutta l’archeologia industriale, quindi i padiglioni della fiera. Perché testimonianza di cultura economica, sociale, civile, del lavoro in Italia. Ragionando come te, oggi della Tour Eiffel non ci sarebbe traccia.
Ciao